Biaz M., Fuga dal monsone, 2008 - Alla ricerca di noi stessi

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      Marco Biaz, Fuga dal monsone, Bologna, Gingko, 2008, pp. 294, € 9,80
       In questo romanzo s’intrecciano le vicende di diversi personaggi, tutti fuggiti dalla routine quotidiana che li opprimeva e li rendeva schiavi della società. Siamo in Asia, tra India, Sri Lanka e Nepal, in mezzo a territori vasti e angusti, tempo perennemente piovoso. Estenuanti spostamenti in treno, guerre civili, lunghi vagabondaggi alla ricerca di un rifugio per la notte, si alternano creando uno sfondo alle più o meno sventurate vicende di occidentali che, lasciate le loro madrepatrie, speravano di compiere un viaggio con la speranza di purificare e rinnovare le proprie vite e invece hanno dovuto abituarsi solamente a fare i conti con se stessi.
       L’opera è avvincente e incalzante fin dalle prime pagine, non vuole rappresentare un reportage di viaggio e scoperte, ma vuole tracciare sulle debolezze dei moderni viaggiatori occidentali. Vengono fuori le loro paure, insicurezze, limiti e debolezze e le loro incapacità a preservare un rapporto d’equilibrio col partner con cui avevano deciso di partire. Allora le aspettative di ritrovare una vita migliore con un rinnovato spirito vanno lentamente in frantumi, trascinando con se il sogno di ritenersi veramente liberi solo perché vagano verso luoghi nuovi e lontani, sperduti ma dotati di divine ed emozionanti bellezze e descritti nei minimi particolari.
       Fuga dal monsone è un romanzo struggente, dove gli incubi peggiori dei personaggi e le loro incapacità a liberarsi dalle abitudini consolidate da anni, vengono messi a nudo. Quest’opera non è una lineare ricomposizione di appunti, ma una sorta di album fotografico e il frutto dei ricordi dell’autore, che uscivano dal ritorno dal suo girovagare in solitaria nel sud est asiatico, che per anni lo hanno portato lontano da casa, famiglia e lavoro.
 
Last Updated ( Tuesday, 16 December 2008 20:52 )  

Pennelli, tele e colori

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Incipit...Incipit...Incipit...

Avevo sempre immaginato che la storia della mia vita, se un giorno l’avessi scritta, sarebbe cominciata con un capoverso memorabile: lirico come il “Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi” di Nabokov o di grande respiro come il tolstojano: “Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro…”
Savage S., Firmino. Avventure di un parassita metropolitano, 2008

Al cinema

 
      - Più uomini uccido e più mi sento lontano da casa.
      (Tom Hanks)
 
 
 
 
 
 
 

Parole...Parole...Parole...

Impalmare
Parole da amare: La stretta di mano che suggellava un patto davanti a testimoni aveva la stessa importanza di un giuramento. Unire la propria palma a quella di una fidanzata significò quindi sposarsi (A. Gabrielli, Nella foresta del vocabolario, Mondadori, 1978). Maria Alberta Faggioli Saletti