Domenico Labriola, o Don Mimì come lo chiamano gli
amici, è ormai sul viale del tramonto quando nell'ospedale di Buenos Aires dov'è
ricoverato comincia a ricomporre i ricordi della sua lunga vita. Originaria
della Basilicata, la famiglia di Domenico era arrivata in Argentina su una nave,
la “Principessa Mafalda” che portava con sé le speranze e le paure di migliaia
di altre famiglie italiane in cerca di un futuro migliore. Dall'altra parte
dell'oceano, Mimì riesce a trovare il benessere che in Italia aveva solo
sognato, aprendo con i fratelli la propria impresa di costruzione edile. Non c'è
spazio per la nostalgia: Domenico è giovane, ha tanti amici, un buon lavoro, non
è difficile per lui trovare belle ragazze. Compagno di feste, fatiche e
scorribande è Saverio: un giovane suo conterraneo che nasconde un oscuro
segreto. Tra i due ragazzi nasce presto una bella e duratura amicizia che
attraverserà gli anni più bui della dittatura argentina, ma che si interrompe
bruscamente quando molti anni dopo, Saverio sparisce senza lasciare alcuna
traccia, lasciando non solo Domenico, ma soprattutto un figlio, Raul a
chiedersi il perché...
Si respira odore di mate in questo romanzo, odore di dopobarba, di sudore,
di deliziosi piatti tradizionali che fanno riaffiorare i ricordi di una patria
ormai lontana. Si sente la malinconia sottile degli immigrati mischiata
all'entusiasmo per essere in un paese tutto da costruire. Ma soprattutto si
sente la musica del tango, appassionato, malinconico, quel tango che Don Mimì
amava ballare con i capelli impomatati e un sigaro nel taschino (non a caso la
“Cumparsita” è il titolo dell' “inconfondibile” tango di Gerardo Matos
Rodriguez). Un romanzo sull'immigrazione italiana in Argentina, nel quale le
vite di di Domenico e Saverio, tipico esempio della prima generazione di
immigranti con il cuore ancora in Italia, si intrecciano alla realtà di Raul,
che incarna la forza e la passione della seconda generazione, argentina al cento
per cento, ma comunque ansiosa di non perdere i contatti con la propria terra
d'origine. Nicola Viceconti tratteggia in poche pagine un affresco
elegiaco, a tratti troppo ingenuo ed idealizzato, dei primi immigrati che
“fecero” l'Argentina, e allo stesso tempo ci presenta la storia di un amore
proibito e di un'amicizia incondizionata. Una storia semplice, piena di buone
intenzioni, nella quale emerge soprattutto la grande passione dell'autore per
l'Argentina e la sua gente, gli argentini “italiani come noi”.

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