Darsi fuoco…per essere ascoltati!
2 Febbraio 2010 – 07:02 | Nessun commento

di Rita Occidente Lupo
Il dramma della disperazione, quando la vita flagella con la sofferenza. E la penuria di mezzi economici, rincara il fardello. Così un sessantenne, in una provincia campana, esasperato dalla condizione fisica della …

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“Il mestiere dell’umanità” autobiografia della scomparsa collega Bottone

27 Gennaio 2010 – 06:00Nessun commento

Quando la varicella ti deturpa, una storia vera e sconvolgente di una donna vittima degli errori medici  e della malasanità italiana: la collega Chiara Bottone.

Questo libro è una testimonianza autentica e straziante di un’assurda odissea clinica vissuta sulla propria pelle nonché un atto d’accusa alla malasanità italiana. Chiara, una giornalista napoletana di trentasei anni, entra in ospedale per una banale varicella e ne esce, dopo dieci, profondamente deturpata. Ci sono voluti undici interventi chirurgici, sette primari e un numero imprecisato di medici per ridurla in quelle condizioni. Le rimangono, infatti, una gamba, l’occhio sinistro e parte di quello destro, una mano, le dita del piede destro e il cuore (cioè la vita). «Sono certa che il mio cuore ce la farà anche senza un trapianto» continuava a sostenere la più che speranzosa Bottone, lungi dal compatirsi e lasciarsi andare in sterili piagnistei. «Vorrei che questo libro (…) metta in piazza e renda pubblica la mia vita che non è stata e non è facile, né piacevole. Spero che questo racconto possa servire a tutte le persone che come me hanno subito un danno per colpa d’altri e che se ne sono rimaste rintanate a leccarsi le ferite quasi si sentano colpevoli per essersi ammalate. A tutti loro voglio dire: NO! Non accettate passivamente, il vostro dolore gridatelo.» Nonostante il profondo ottimismo e la voglia di vivere, si spegne improvvisamente nell’agosto del 2009, vittima dell’indifferenza e del pressappochismo medico, proprio pochi giorni prima dell’uscita del suo primo libro. Il mestiere dell’umanità è una denuncia che tutti dovrebbero leggere. Non perché questa sia l’unica dichiarazione di malasanità in Italia, ma perché l’autrice ha avuto il coraggio di scriverla. Nonostante le peripezie e gli avvenimenti drammatici che sanno dell’incredibile, quasi da film horror, la Bottone non si scoraggia e ricorda con distacco e ironia quei dieci anni d’inferno per lei e la sua famiglia. «Chiara, naturalmente, ha un linguaggio svelto ed essenziale che punta al sodo, con il giusto preambolo e arzigogolo, frutto di quella passione per la vita tipica del Meridione», si legge nella prefazione di Emilio Ammaturo. Se Chiara Bottone voleva rendere noto il suo caso, affinché cose del genere non possano più succedere ad altri, ce l’ha fatta. «Un giorno un chirurgo mi disse: “Sono un chirurgo, io taglio, non curo le malattie”»

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