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Motocordialmente

Motor Show: avamprima con sorpresa. Ricompare il fondatore della rassegna bolognese

02 dicembre 2008

Motor Show: avamprima con sorpresa. Ricompare il fondatore della rassegna bolognese


Correva l'anno 1976. Motociclisticamente, stava tramontando la stella di Giacomo Agostini e all'orizzonte si profilava l'ormai imminente ritiro della Mv ("Ago" era già passato alla Yamaha). Niki Lauda, durante un bagnatissimo GP al Fuji, aveva perduto l'ultima chance di vincere il Mondiale F1 con la Ferrari dopo il drammatico incidente sull'Eifel ed un recupero fisico record che stupì più i medici che gli addetti ai lavori. Quell'anno nacque a Bologna il Motor Show, primo tentativo di coniugare la staticità di una teoria di stand di case automobilistiche, motociclistiche e di accessori alla plasticità delle esibizioni sul "mitico" piazzale M (oggi si chiama Motor Sport Stadium). Una formula di successo da molti imitata ma mai esattamente eguagliata. Su quel piazzale si esibirono l'acrobata Yamaha Dave Taylor, i fratelli Briccoli con le loro Fantic più o meno truccate (si facevano chiamare Yellow Flash), Holer Togni, un dragster guidato dalla donna più veloce del mondo (Rosalind Dawner: pochi sanno che era sordomuta), Fulvio Adamoli ed una teoria di trialisti altrettanto famosi, il cascadeur francese Remy Julienne. Ad organizzare il tutto era un dinamico geometra bolognese, Mario Zodiaco, che fu il motore di tale manifestazione per cinque anni. Nel 1981 vendette lo show ad Alfredo Cazzola. La formula non cambiò, anche se le esibizioni sul piazzale divennero vere e proprie gare (Supercross, Supermotard, Memorial Bettega Rally, nonché Turismo e GT) e le moto furono di fatto estromesse dalla rassegna statica. Cazzola fece indubbiamente un buon lavoro, per non dire ottimo, ma il vero padre del Motor Show si chiama Mario Zodiaco (tra i suoi meriti prettamente motociclistici c'è la Motozodiaco, costruita svariati anni prima di un analogo modello Honda, l’Act 90). Tutti, però, nell'ambiente indicano in Cazzola il fondatore del Motor Show. Poiché è da escludere un collettivo attacco di amnesia, diciamo che in molti fingono che per il Motor Show non siano esistiti gli anni che vanno dal 1976 al 1980.

Zodiaco, un po’ stanco di far la parte del “Cavaliere Inesistente”, è apparso a sorpresa durante la conferenza stampa di apertura del Motor Show 2008 ribadendo (in maniera educata) le sue ragioni e chiedendo il perché di tanta algida indifferenza nei suoi confronti. Evidentemente, però, i giornalisti del 2008 vivono in maniera quantomeno stravagante il loro percorso professionale. La sortita di Zodiaco non ha suscitato l’interesse di nessuno dei giornalisti presenti. E’ vero che l’ex organizzatore del Motor Show parlava di argomenti fuori tema, ma il giornalismo è fatto anche di ricerca della notizia e di cose curiose che devono, in primis, interessare il lettore. Inoltre, dobbiamo ahinoi scrivere una nota ancora più dolente. Alcuni colleghi molto più blasonati di chi scrive si sono persino sdegnosamente rifiutati di parlare con Mario Zodiaco asserendo che “quell’uomo porta sfortuna”. Di questa leggenda avevo già sentito parlare, ma non gli avevo mai dato peso. Solo quando ne ho toccato con mano le basi ho capito nel profondo cosa significhi la parola ostracismo.

A parte la sortita al Motor Show, Zodiaco - che da anni vive a Panama - è venuto in Italia anche per un altro motivo. In questi giorni è impegnato in un breve tour di promozione del suo libro “Sotto il segno dello Zodiaco” (Gingko Edizioni) del quale parliamo più diffusamente in altra parte del sito.

(g.p.)

 

 

 

Nella Foto1 (di Antonio Ripa): Mario Zodiaco esce allo scoperto durante la conferenza del 2 dicembre 2008. Nella Foto2: presentazione del Motor Show 1980; con l’organizzatore in compagnia della madrina Carmen Russo. Nella Foto3: la copertina del libro “Sotto il segno dello Zodiaco”.

 

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