copertina tolstoj  

Diario e al tempo stesso saggio, Confessione è il libro che segna il punto di svolta nella carriera del grande scrittore russo, con cui egli chiude i conti con la sua lunga crisi intellettuale ed esistenziale, e che lo porta a mutare radicalmente la conduzione della sua vita. Dopo aver scritto “Guerra e Pace” e “Anna Karenina”, a 51 anni, Tolstoj cominciò a credere che la sua vita non avesse alcun senso e, in questo resoconto delle sue ossessive interrogazioni, giunse a riconoscere, con sincerità commovente, la limitata soddisfazione che gli derivava dalla sua estetica esistenziale e dai suoi stessi trionfi letterari. Confessione non solo registrò questo stimolante percorso di autoconsapevolezza - imperdibile per tutti coloro che sono interessati alla questione del senso della vita - ma rese immortale l’invettiva di ogni uomo di ogni tempo nei confronti della falsa coscienza della vita, ponendosi come uno dei capolavori assoluti della letteratura mondiale.

Questo mi accadeva in un momento in cui, da tutti i punti di vista, avevo ciò che viene ritenuto la felicità completa: accadeva quando non avevo ancora cinquant’anni. Avevo una moglie buona, che mi amava e che io amavo, dei bravi figlioli, una grande proprietà che, senza fatica da parte mia, cresceva e si ingrandiva. Ero rispettato dagli amici intimi e dai conoscenti, dagli estranei ero lodato più di quanto non fossi mai stato, e potevo ritenere, senza particolare vanteria, di avere raggiunto la celebrità.