È ancora possibile un’evoluzione sostenibile per il nostro pianeta? 
È sulle prime pagine di tutti i quotidiani nazionali, occupa il palinsesto delle reti televisive, alimenta il fuoco del dibattito nei salotti e nei talk show: l’emergenza rifiuti è sicuramente un tema cruciale che spinge a interrogarsi sulle ricadute che le scelte di oggi, in termini di politica ambientale, possono avere sulla vivibilità del territorio di domani. Da Napoli a Roma, da Marigliano – dove una pacifica manifestazione con donne e bambini contro l’apertura di un sito di stoccaggio è stata caricata dalla Polizia – a Malagrotta – la cui discarica segue processi ormai obsoleti per lo smaltimento dei rifiuti, ed è ormai prossima alla saturazione – la situazione è tale da sollecitare ad un salto: dalla protesta all’azione.  
Una giovane riflessione sulle conseguenze di un rapporto malato con la natura e con l’ambiente arriva dal romanzo “Il ventre della terra” dell’autrice esordiente Valentina Francolino, pubblicato dalle Edizioni Gingko. Uno sguardo sull'immediato futuro al quale stiamo alacremente lavorando. Una pausa per comprendere il nostro presente in virtù di un lungo viaggio di apprendistato attraverso il tempo e i continenti. Un racconto che vola e attanaglia nel farci vedere tutto ciò che ci accadrà se non mutiamo rotta. La Terra dell'inquinamento, dei continenti svuotati, dell'assenza di animali e di piante, dei cibi artificiali, dell'uomo dalla vita media di 40 anni. Il mondo dove ci si affretta coperti da mantelline anti-UV, cosparsi di creme barriera, dove non esistono più cibi solidi, verdure, né carne, e nel quale ci cibiamo come gli astronauti, attraverso nutrimenti liofilizzati in busta. Il mondo delle foreste uccise, dell'ossigeno prodotto artificialmente da colossi dell'industria che regnano incontrastati sui governi e decidono le sorti dell'umanità. “Il cervello umano è qualcosa di meraviglioso. Potevamo certo trovare una via d’uscita a tutto questo. Potevamo evitarlo ed evolverci in un modo sostenibile, rispettando l’ambiente in cui siamo nati. Abbiamo tutte queste capacità ma non siamo stati capaci di sfruttarle. E continuiamo a non farlo anche ora, vivendo le nostre vite inutili esattamente come prima della Grande Crisi. Ebbene, se neanche questa lezione ci è servita, allora, meritiamo di certo l’estinzione, la meritiamo noi come non la meritavano la vegetazione e gli animali.” Così scrive l’autrice. Un’autrice giovane – 25 anni appena – che si interroga, come molti suoi coetanei, sull’opportunità di cambiamento perché questo scenario apocalittico resti la fantasia di una scrittrice e non si traduca in un avvenire concreto e inevitabile per le future generazioni. 
Delt@ Anno VI°, N. 21 del 30 Gennaio 2008