NOVITA' EDITORIALE
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Il volume è stampato per la prima volta in Italia
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Il contesto di guerra raccontato in ‘‘Quattro settimane nelle trincee’’ è il fronte orientale del primo conflitto mondiale. Nonostante il fronte occidentale storicamente abbia acquisito una fama maggiore per via dei combattimenti inglesi, francesi e americani, il teatro di guerra che influenzò ed ebbe un impatto più forte sulle sorti dell’Europa fu quello orientale. Vi morirono tre milioni di uomini. All’incirca nove milioni ne uscirono feriti e mutilati. Tutti i paesi che vi furono coinvolti persero la loro forma di governo. La Russia, in particolare, crollò completamente e in modo catastrofico sull’onda della rivoluzione bolscevica del 1917. Fu in Galizia, una regione che apparteneva all’impero austroungarico, ai confini con la Russia, che Fritz Kreisler fu chiamato a combattere. La Galizia rappresentava per entrambi gli schieramenti una conquista di vitale importanza strategica. Fu oggetto di aspre contese per questo motivo, e subì attacchi e contrattacchi dei più sanguinosi. Il comando austro-ungarico reputava la regione corridoio naturale di ogni azione offensiva contro la Russia, mentre l’impero zarista vedeva in essa lo sbocco obbligato verso le regioni centrali del blocco nemico. La Galizia si trasformò in un vasto cimitero a cielo aperto. In decine di migliaia vi furono falciati: soldati tedeschi, ungheresi, polacchi, ucraini, italiani, rumeni, russi e di altre nazionalità, senza contare tutte le vittime tra la popolazione civile. Le forze in campo schierate per la sua conquista furono impressionanti. L’impero zarista impiegò 47 divisioni di fanteria, 18 di cavalleria, 3.000 cannoni. L’Austria- Ungheria contrappose 32 divisioni di fanteria, 10 di cavalleria e 2.000 cannoni. Per portare aiuto ai francesi ormai asserragliati nella difesa di Parigi contro i tedeschi, i russi attaccarono a fine agosto del 1914 lungo il confine con la Germania e l’Austria-Ungheria. L’obiettivo era occupare la Prussia orientale e le fortezze tedesche di Thorn, Posen e Breslavia, per poi avanzare su Berlino. Se i tedeschi in un primo momento furono costretti a ripiegare, dal 26 del mese riuscirono via via a fermare l’avanzata russa fino alla battaglia di Tannenberg e poi a quella dei Laghi Masuri, che si rivelarono decisive. La battaglia di Tannenberg, conclusasi il 30 agosto, costò ai russi 92.000 prigionieri e decine di migliaia di morti. La battaglia dei Laghi Masuri mietè circa 100.000 vittime russe. I russi controbilanciarono queste sconfitte con una vittoria contro gli austriaci a Lemberg, la capitale della Galizia, riequilibrando in qualche modo le sorti del conflitto. La battaglia di Lemberg è quella a cui prese parte Kreisler. Fu terribile. Produsse tra gli austriaci 130.000 morti. Gli austriaci dovettero ritirarsi e cedere al nemico diverse decine di chilometri. Si stabilizzarono lungo il corso del fiume Dunajec, che scende dai Carpazi e taglia verticalmente la Galizia per spegnersi nella Vistola. Nell’inverno del 1914-1915 gli austriaci decisero di riconquistare Lemberg e, insieme ai tedeschi, scatenarono una poderosa offensiva. La loro azione risultò una vittoria schiacciante. In due battaglie catturarono ben 17.000 prigionieri e tra i russi caddero al suolo 190.000 uomini. Furono i russi questa volta a dover ripiegare, ma, solo un mese dopo, ripresero la loro avanzata e penetrarono nell’area trincerata attorno a Cracovia. Qui si arrestarono per mancanza di coordinamento e di scarsi rifornimenti e, a dicembre, subirono un ennesimo attacco da parte dell’esercito austro-ungarico il quale, in dieci giorni di cruenti combattimenti, li costrinse a una nuova ritirata. A questo punto i due eserciti si attestarono sulle rispettive posizioni, separati da una lunga striscia di ‘‘terra di nessuno’’ che tagliava la Galizia a oriente dei fiumi Dunajec e Biala, suo affluente di destra. Alla fine del primo anno di guerra i due schieramenti avevano subito perdite raccapriccianti: quasi un milione di morti gli austriaci; più di un milione i russi. All’arrivo del nuovo anno gli austriaci sferrarono un’offensiva avente lo scopo di riconquistare la Galizia. Gli scontri ebbero inizio il 23 gennaio e durarono due mesi, senza però portare ai risultati sperati. A marzo gli austriaci attaccarono di nuovo ma, a causa di mancanza di viveri, furono costretti ad arrendersi. Nella primavera del 1915 entrò in guerra anche l’Italia, a fianco dell’Intesa. Gli austriaci dovettero distrarre una considerevole parte di loro soldati dal fronte orientale per trasferirli su quello meridionale. I tedeschi, per portare soccorso all’esercito austriaco, a loro volta spostarono soldati dal fronte occidentale. Rafforzati contro i russi, gli Imperi Centrali sfondarono il fronte e l’esercito zarista abbandonò Lemberg. Gli austriaci e i tedeschi avanzarono riconquistando la Galizia e si spinsero fino alla Polonia russa e alla Lituania. La linea del fronte si spostò. Nel corso dell’estate del 1916 la Russia volle nuovamente riprendersi la Galizia. L’azione ebbe in un primo momento successo, gli austriaci ripiegarono di un centinaio di chilometri, tuttavia, verso settembre, l’avanzata dei russi si spense e cominciò un altro periodo di trincee e guerra di posizione. L’estate seguente, del 1917, durante il breve periodo del governo provvisorio di Kerenskij, la Russia cercò di attaccare e avanzare ma venne sconfitta. I rivolgimenti politici, la rivoluzione e la dissoluzione dell’esercito russo consentirono all’Austria di rioccupare la Galizia. Qualche settimana dopo Lenin firmò l’armistizio con gli Imperi Centrali e il 3 marzo del 1917 fu firmata la pace di Brest-Litovsk. La guerra sul fronte orientale aveva provocato non solo enormi perdite materiali, devastazioni e miseria, ma anche indicibili sofferenze per milioni di uomini. Le parti in guerra si erano macchiate di crimini esecrabili, esecuzioni sommarie, violenze e stragi di civili. Gli austriaci avevano creato dei campi di concentramento dove avevano raccolto innocenti giudicati spie o filorussi. I russi avevano deportato nelle regioni interne del loro territorio migliaia di intellettuali, politici e semplici civili sospettati di infedeltà. La Galizia ne era uscita annientata. Aveva subito, a causa del ripetuto passaggio degli eserciti, profonde distruzioni. Le città erano state bombardate, i villaggi bruciati. Quasi trecentomila case ed edifici pubblici erano stati rasi al suolo. Le campagne erano inutilizzabili per le voragini delle bombe e lo scavo di chilometri di trincee, decine di centinaia di ettari di bosco erano andate in fumo. L’industria era ridotta al tracollo. Lo sviluppo produttivo ne era uscito seriamente compromesso. Strade, ferrovie, vie di comunicazione e snodi commerciali non esistevano più. Musei, biblioteche, opere d’arte erano stati saccheggiati, incendiati, bombardati.
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