Quando iniziai a scrivere il libro lo feci di getto, in modo istintivo, quasi a voler tirar fuori di me le sensazioni che provavo per dargli un nome, una forma. Quello che sentivo, ad ogni modo, era di difficile comprensione. Incominciavo ad entrare nell’età adulta e quello che si prospettava di fronte a me era un mondo in forte cambiamento. Iniziavo per la prima volta ad interessarmi a problemi di grossa portata, tra cui ovviamente quello ambientale, ma anche a quelli più modesti, come il trovarmi un lavoro o il confrontarmi con persone molto diverse da me. Iniziavo ad aprirmi al mondo, ad essere meno superficiale, ad avere a cuore anche situazioni che non mi riguardavano direttamente, e questo è un cambiamento che ho voluto che anche Mira, la protagonista del libro, facesse. Il suo lungo viaggio, costellato da avvenimenti e personaggi sicuramente non “ordinari”, è forse in realtà nulla in confronto al vero, e più incredibile viaggio che compie dentro di sé, che la trasforma, la rende migliore, più consapevole e attenta a ciò che la circonda. Questo ovviamente con tutta la paura e l’ansia che inevitabilmente accompagna una più ampia visione delle cose. Paura e ansia che credo siano rappresentative della mia stessa generazione. Se forse le precedenti guardavano al futuro come a un progressivo, costante miglioramento delle condizioni di vita, ora per la prima volta ci troviamo in un momento storico cruciale, in cui questa convinzione incomincia a vacillare, in cui pensando al domani ci si sente insicuri e incerti. E credo che l’ambientazione un po’ “apocalittica” del romanzo, sicuramente sia stato un modo non troppo inconscio di esprimere i miei stessi timori a riguardo. Ma al tempo stesso volevo anche lanciare un messaggio positivo e non scrivere una storia cupa, pessimista, che esprimesse solo angoscia. Così ho cercato di inventare personaggi quasi fiabeschi per fargli vivere un’avventura magica e surreale, perché il messaggio fondamentale che vorrei far passare più di ogni altro è questo: non dobbiamo mai abbandonare le speranze e lasciarci sopraffare dalle paure. Perché anche in una Terra distrutta e devastata può ancora esserci magia. Perché anche in mezzo all’asfalto può nascere un fiore. Perché l’amore può comunque sbocciare in un mondo di plastica. Perché, infine, anche nell’oscurità più nera e buia, da qualche parte potremo accendere una piccola luce e quello che vedremo sarà bello come un’enorme e incontaminata valle alberata.
Valentina Francolino

