I libri ci danno un diletto che va in profondità, discorrono con noi, ci consigliano e si legano a noi con una sorta di familiarità attiva e penetrante. Fernando Pessoa
Parlano gli Editori: Intervista alla Gingko Edizioni
Eccoci al terzo appuntamento con le
nostre chiacchierate con i giovani editori italiani. Stavolta tocca
alla Gingko
Edizioni, di cui abbiamo parlato qualche giorno fa per la loro
bella iniziativa Qui tutto va a puttane!.
Lasciamo quindi a loro
la parola, per conoscerli meglio.
[OperaNarrativa]: Buongiorno, prima di spingerci a fondo con le domande specifiche, parlateci della vostra casa editrice: chi siete, quando avete fondato l’etichetta, in che città è la vostra sede…
[Gingko Edizioni]: Gingko edizioni è nata nell’estate del
2006, la sede della redazione si trova alle porte di Bologna, a San
Lazzaro di Savena che è un’ottima postazione per fare libri, ai
margini di una città fervente e ribelle come Bologna e nello stesso
tempo una postazione immersa nella pace e nella tranquillità della
provincia italiana, in più a metà strada tra Roma e Milano, centri
dell’editoria nazionale. La nostra attività è piuttosto recente, ma
più o meno tutti proveniamo, a vario livello, da esperienze e
frequentazioni nel mondo editoriale. Fino ad ora abbiamo pubblicato
due libri, una raccolta di poesie, e una raccolta di racconti e nel
mese di novembre usciremo con la terza pubblicazione, dal titolo “Il
ventre della Terra”, scritto da un’esordiente piuttosto interessante
di Bergamo che, a nostro parere, ha composto non il solito libro di
intrattenimento ma un romanzo bello tosto che potrà far riflettere
sulle scelte scellerate di cui ci stiamo rendendo colpevoli tutti a
danno del clima e della salute del nostro pianeta. Abbiamo, inoltre,
di recente, indetto un concorso letterario dal titolo provocatorio:
“Qui tutto va a puttane!” che vuole essere un tentativo di
raccontare un microcosmo (non tanto micro, per la verità!)
all’interno del microcosmo Italia. Siamo un gruppo di giovani
trentenni, amici di vecchia data, intorno ai quali poi ruota un
nutrito e alquanto composito gruppo di professionisti in ogni campo
il quale ci aiuta a valutare i testi e valutare le scelte
editoriali. Facciamo letteratura per passione e con due intenti
fondamentali: raccontare l’Italia attraverso i nostri libri e
forgiarci come una casa editrice che si dà da fare concretamente nel
sociale. Ci interessa raccontare l’Italia ma anche dare un
contributo alla risoluzione di alcune piaghe sociali e umane.
[ON]: Un editore, soprattutto se ha pochi mesi di vita
alle spalle, deve senz’altro fare delle scelte mirate e molto
probabilmente il catalogo sarà costruito in modo da coniugare spese
ed esigenze di vendita. A cosa puntate? Quali generi letterari
proporrete ai vostri lettori e che tipo di autori?
[GE]: I tempi sono duri per tutti, in ogni settore. Di come
vadano le cose nell’editoria (quella piccola, soprattutto) è meglio
non parlarne perché rischieremmo di deprimerci e scoraggiarci e poi
chiunque frequenti anche solo collateralmente questo strano mondo ha
sentito considerazioni di tal genere decine di volte. Diciamo che
nel momento in cui abbiamo deciso di fondare una casa editrice
abbiamo messo il guadagno e le prospettive di guadagno, cioè
l’ipotesi di poter vivere con i proventi derivanti dai libri come
ultimo obiettivo. Abbiamo fondato una casa editrice, spero ci
crediate, per ideali e passione. Ciò a cui puntiamo è fare libri
incisivi nel senso che valgano i soldi che l’acquirente spende e
cioè libri che ci dicano chi siamo, dove stiamo andando, cosa
dovremmo fare e non facciamo, in altri termini libri che aprano gli
occhi. Ci pare che negli altri Paesi, si pensi per esempio al Medio
Oriente, ma anche all’America stessa, la Russia, l’Albania (in
particolare, di recente) in questo momento stiano esprimendo delle
ottime letterature (l’America per la verità l’ha sempre quasi
fatto), letterature che più che divertire stiano dicendo al mondo da
dove provengano e quali sono i problemi, letterature che non
dormono, che non sognano, che raccontano, che non indugiano, e
registrano i cambiamenti in atto, illuminano, mentre in Italia,
diciamo negli ultimi trenta-quaranta anni (con le dovute eccezioni
ovviamente), siamo fermi ad una letteratura contemplativa, di
quartiere, piuttosto scarna, sterile, che punta più sull’effetto o
sul melodramma. Scriviamo senza dire un granchè al mondo di chi
siamo oggi e di quali problemi abbiamo. Basta vedere gli ultimi due
premiati Strega, il nuovo Campiello, che cosa raccontano, bè, per
capire quanto manchi in Italia una letteratura forte.
[ON]: Lo sappiamo, non è facile entrare nella grande
distribuzione, anche perché uno dei requisiti fondamentali è un
catalogo ricco (con molte uscite programmate nel corso dell’anno)
accompagnato da una tiratura piuttosto elevata. Quali saranno i
vostri obiettivi? Quanti titoli, quale tiratura e quali obiettivi di
distribuzione?
[GE]: La tiratura non è un problema, il problema è vendere e
far conoscere i libri. Nemmeno la distribuzione è un problema in se
stessa, nel senso che se un editore lavora bene, si fa le ossa per
qualche anno, prima o dopo, presto o tardi, arriva alla
distribuzione. Ci sarebbe da dire poi decine e decine di cose sui
difetti e sui limiti della distribuzione ma preferiamo dire
semplicemente che se un editore è distribuito ma non vende questo è
inutile, e dunque il nocciolo della questione è: non è stipulare un
contratto di distribuzione che fa la differenza! La differenza
piuttosto la fa chi è l’editore, qual’è il suo piano editoriale, che
libri pubblica, cosa vuole dire con questi libri, di cosa vuole
parlare e perchè. Prima della distribuzione (che di solito è la
prima cosa che preoccupa l’editore) l’editore deve concentrarsi nel
capire chi è e cosa vuole fare. Il problema di molti nostri colleghi
è che non sanno chi sono e cosa vogliono fare. I loro libri magari
sono nelle librerie di mezza Italia però nessuno li compra perché
questi editori oltre che alla distribuzione non si sono preoccupati
di nient’altro, dunque non hanno fissato la loro immagine, che è
rimasta generalista a parte il layout del loro sito e delle loro
copertine, e non hanno detto al pubblico: ecco io sono questo,
voglio fare questo. Di romanzini e romanzetti in giro ce ne sono
tanti.
[ON]: Dovendo prendere a modello un altro editore, o una
collana particolare (o un autore, perché no?) che nomi
fareste?
[GE]: Non abbiamo grossi modelli in particolare, diciamo che
tutte le case editrici che hanno un’identità ben definita ci
piacciono e le stiamo a guardare. Cerchiamo di tenerle d’occhio
nelle loro iniziative. Il problema è che in Italia ci sono molte
buone case editrici, soprattutto tra le piccole, ma altrettante che
fanno acqua da tutte le parti. La sovrappopolazione crea in questo
omologazione. Cerchiamo di guardare agli altri cercando di carpirgli
originalità, creatività. Ci ritroviamo dopo aver sondato il panorama
editoriale ad accorgerci, però, che anche quelli migliori fanno
tutto e tutti fanno le stesse cose: pubblicare libri, indire
concorsi, pubblicare riviste, organizzare presentazioni, partecipare
ad eventi e fiere, ma al fondo questo lo fanno tutti e la nostra
ambizione è fare qualcosa di diverso.
[ON]: Un libro non è fatto solo di storie raccontate, ma
anche di cura dei dettagli. Che rapporto avete con la fase di
editing, con la cura della veste grafica… avete una linea guida da
seguire rigidamente quando preparate un libro (grafica dei dialoghi,
“d” eufoniche, impaginazione…) oppure come fanno molti piccoli
editori preferite pubblicare un numero maggiore di titoli (si spera
sempre di buona qualità narrativa) a discapito della coerenza
grafica degli stessi?
[GE]: Non abbiamo rigide regole da seguire nella composizione
del libro. Ecco in questo abbiamo dei modelli: gli editori
americani! Gli editori americani pensano e costruiscono ogni singolo
libro in maniera diversa, non si attengono a rigide censure e
impostazioni di collana, dal punto di vista grafico. La
sequenzialità grafica è una tradizione più europea che americana.
Ogni libro è un figlio diverso per un editore. Immaginiamo se ogni
figlio dovesse essere vestito in maniera analoga solo perché
appartiene alla stessa famiglia! Sarebbe un po’ perverso e di una
noia mortale. Forse solo con la poesia potremmo adoperare una veste
grafica e copertine identiche ma questa è un’idea romantica che
abbiamo, perché crediamo che la buona, l’ottima, poesia sia un po’
come un gioiello e vorremmo dare un’impronta univoca come potenziali
gioiellieri, dunque dare un’immagine riconoscibilissima per i nostri
libri di poesia.
[ON]: Qual è un libro che avreste voluto pubblicare voi, e
perché?
[GE]: Si potrebbero fare grandi nomi, certo! Diciamo, per
rimanere in Italia: Mastracola con “Una barca nel bosco”, un libro
davvero nuovo, intelligentissimo. L’ha pubblicato Guanda, peccato!
Oppure “Gomorra” di Saviano. Mastracola: perché ha raccontato
L’Italia e il mondo degli adulti in maniera acuminata come un
rompighiaccio. Saviano: perché ha avuto fegato di dire ciò che tutti
vedono.
[ON]: E il libro che non vorreste mai nel vostro catalogo,
e perché?
[GE]: Anche qui si potrebbero fare grandi nomi. Parecchi
libri! Potremmo risultare preziosi e farci dei nemici se parlassimo
troppo. Diciamo che non avremmo voluto pubblicare nemmeno per un
trimilione di euro tutti quei libri che oggi fanno incassi da
record: solo per fare un esempio: best seller gialli di ex comici,
scandalosi volumetti di adolescenti che non aggiungono niente se non
lo scandalo in se stesso…ma ce ne sarebbero decine e decine…davvero,
molti libri frivoli sulle donne, sul rapporto amoroso, raccontini di
critici letterari (sedicenti tali) che lavorano in quotidiani
romani… etc etc
[ON]: In che modo promuoverete i vostri titoli?
[GE]: Per il momento stiamo costruendo una rete di librerie
in giro per l’Italia, fiduciarie; questa è la migliore promozione,
ovvero conoscere e farci conoscere dai librai, instaurare con il
libraio un rapporto di fiducia, poi internet, fiere, giornali,
eventi…
[ON]: Punterete ad autori emergenti oppure avete in
progetto di presentare ai vostri lettori anche autori già
conosciuti? Quali sono le regole che un autore deve rispettare per
proporvi le sue opere?
[GE]: Deve mandarci il suo testo, punto! Se il testo ha
qualcosa da dire, in base a ciò che vogliamo dire, lo pubblicheremo.
Siamo orientati ad autori esordienti con i quali crescere insieme.
E’ dubbio che un autore conosciuto e affermato voglia affidarsi a
una casa editrice piccola e neonata. Che cosa potrebbe offrigli?
[ON]: Ora una domanda scomoda, ma che non possiamo non
porvi. Ci piace essere sempre onesti con i nostri lettori. Un autore
che volesse pubblicare presso le vostre edizioni in che termini
verrà coinvolto nell’operazione (qualora la qualità della sua opera
vi soddisfi, ovvio)? Più chiaramente: chiedete contributi di spesa o
richiedete l’acquisto di un numero minimo di copie per dare a un
autore la possibilità di pubblicare con voi? E in tal caso, potreste
darci un’idea del “quanto” un autore debba esporsi?
[GE]: Saremo onesti fino in fondo! In alcuni casi abbiamo
chiesto la compartecipazione economica agli autori. Per fare un
esempio: 500 euro, con contratti di cinque anni con tutte le
successive edizioni a carico della casa editrice, una prima tiratura
di 900 copie e nessunissima clausola onerosa in più. Potete
chiederlo ai nostri autori.
[ON]: Purtroppo non tutti i libri hanno il successo che si
meritano. Per quanto tempo continuate a mantenere in catalogo un
libro, anche se le vendite sono inferiori alle aspettative? Cosa
succede alle copie in magazzino e ai diritti sull’opera alla
scadenza di questo infausto termine?
[GE]: Teniamo con noi un libro per cinque anni, comunque
vadano le vendite. Non è necessario che un libro abbia un exploit di
vendite, ci interessa che il libro sia buono e lo teniamo con noi.
Non conosciamo il macero! Per i libri che pubblichiamo, vorremmo
portarli sempre con noi, esibirli in più occasioni e luoghi
possibili. Se l’autore dopo i cinque anni del contratto ci
riconoscerà nuova fiducia, per quel che ci riguarda, potremmo
firmare un nuovo contratto di cinque anni!
[ON]: Partecipate a fiere oppure organizzate eventi per
promuovere i titoli del vostro catalogo?
[GE]: Dall’anno prossimo, non appena il catalogo crescerà un
pochino in più, abbiamo intenzione di partecipare ad alcune fiere.
Poi approfittare di eventi per incontrare il pubblico, organizzare
progetti, far incontrare i nostri autori al pubblico, associarci con
qualcuno per vendite di beneficenza e tutto quello che ci verrà in
mente.
[ON]: Credete nella promozione in rete? Oltre a
OperaNarrativa naturalmente, ritenete che ci siano valide vetrine
per editori e autori emergenti?
[GE]: Certo che ci crediamo! Quale migliore vettore della
Rete per far conoscere i libri! Internet è una vetrina
straordinaria. C’è da dire però che non basta. Il libro deve essere
portato sotto al naso del lettore, dunque il lettore deve poterlo
sfogliare e toccare nel suo luogo deputato, ovvero la libreria. Per
quanto riguarda le possibilità date oggi agli autori esordienti di
far conoscere le proprie opere, bè, le miriadi di blog e occasioni
che uno ha a disposizione per poter condividere il suo lavoro è
pressoché infinito.
[ON]: Pensate di promuovere anche qualche premio
letterario con in palio la pubblicazione? O di associarvi a
un’organizzazione e pubblicarne le opere migliori?
[GE]: Il progetto “Qui tutto va a puttane!” si svolge in
collaborazione con un’associazione 0nlus di Bologna che opera per
liberare dalla strada le prostitute (spesso giovanissime).
L’elemento innovativo di questa iniziativa è che pubblicheremo un
libro a totale nostro carico e daremo ciò che guadagneremo, non un
euro in meno, a questa associazione. Non conosciamo altre iniziative
simili, magari altre case editrici lo hanno fatto, ma non sappiamo
niente a riguardo.
[ON]: Dovete invitare un lettore a “provare” la qualità
del vostro lavoro. Consigliateci un titolo che ci possa lasciare con
un senso di soddisfazione appagante.
[GE]: Come detto, i libri sono due, e in arrivo ce n’è un
terzo. Diciamo sinceramente che se un lettore voglia conoscerci e
uno scrittore voglia conoscerci, dovrebbe acquistarli tutti e tre.
Questo perché ciascuno di essi dice chi siamo, quali sono i temi che
affrontiamo, quali riflessioni ci interessano. “Il ventre della
Terra”…l’inquinamento e le sorti del nostro pianeta, la pazzia
umana, la brama di profitto, l’incoscienza nel non ribellarci
davanti a una distruzione così impietosa e cieca operata da pochi su
qualcosa che è di tutti.
“Una stagione Inattesa”…la riflessione
sulla vita, sul tempo, sui pregiudizi, sulla morte, sui rapporti
sociali.
“Le ceneri di Candore”…che è così ricco e pieno di
spunti che può essere considerato il manifesto della nostra
mentalità.
[ON]: C’è una domanda che non abbiamo fatto, ma alla quale
avreste voluto rispondere? Be’, come direbbe un noto presentatore,
fatela e rispondevi, siamo curiosi.
[GE]: La domanda è: perché a trent’anni volete pubblicare
libri? La risposta è: perché a trent’anni ancora siamo dei
sognatori!
[ON]: Un obiettivo futuro?
[GE]: Pubblicare entro il 2008 almeno cinque titoli che
facciano dire al pubblico di lettori: bè allora questi della Gingko
fanno sul serio, pubblicano roba tosta. Riscontrare un successo con
l’antologia di racconti derivante dal concorso per poter dare più
soldi possibili all’associazione e quindi puntare l’attenzione della
gente sul tema della prostituzione straniera nel nostro Paese e
sullo sfruttamento che queste povere donne subiscono. Non
dimentichiamo che in Italia, oltre ai tanti record negativi di cui
sentiamo parlare ogni giorno, se ne aggiunge anche un altro:
l’Italia detiene il record di prostituzione straniera di tutta la
Comunità europea.
[ON]: Bene, non ci resta che salutarvi… grazie per la
disponibilità.
[GE]: Grazie a voi e buon lavoro!