Parlano gli Editori: Intervista alla Gingko Edizioni


Eccoci al terzo appuntamento con le nostre chiacchierate con i giovani editori italiani. Stavolta tocca alla Gingko Edizioni, di cui abbiamo parlato qualche giorno fa per la loro bella iniziativa Qui tutto va a puttane!.
Lasciamo quindi a loro la parola, per conoscerli meglio.


[OperaNarrativa]: Buongiorno, prima di spingerci a fondo con le domande specifiche, parlateci della vostra casa editrice: chi siete, quando avete fondato l’etichetta, in che città è la vostra sede…


[Gingko Edizioni]: Gingko edizioni è nata nell’estate del 2006, la sede della redazione si trova alle porte di Bologna, a San Lazzaro di Savena che è un’ottima postazione per fare libri, ai margini di una città fervente e ribelle come Bologna e nello stesso tempo una postazione immersa nella pace e nella tranquillità della provincia italiana, in più a metà strada tra Roma e Milano, centri dell’editoria nazionale. La nostra attività è piuttosto recente, ma più o meno tutti proveniamo, a vario livello, da esperienze e frequentazioni nel mondo editoriale. Fino ad ora abbiamo pubblicato due libri, una raccolta di poesie, e una raccolta di racconti e nel mese di novembre usciremo con la terza pubblicazione, dal titolo “Il ventre della Terra”, scritto da un’esordiente piuttosto interessante di Bergamo che, a nostro parere, ha composto non il solito libro di intrattenimento ma un romanzo bello tosto che potrà far riflettere sulle scelte scellerate di cui ci stiamo rendendo colpevoli tutti a danno del clima e della salute del nostro pianeta. Abbiamo, inoltre, di recente, indetto un concorso letterario dal titolo provocatorio: “Qui tutto va a puttane!” che vuole essere un tentativo di raccontare un microcosmo (non tanto micro, per la verità!) all’interno del microcosmo Italia. Siamo un gruppo di giovani trentenni, amici di vecchia data, intorno ai quali poi ruota un nutrito e alquanto composito gruppo di professionisti in ogni campo il quale ci aiuta a valutare i testi e valutare le scelte editoriali. Facciamo letteratura per passione e con due intenti fondamentali: raccontare l’Italia attraverso i nostri libri e forgiarci come una casa editrice che si dà da fare concretamente nel sociale. Ci interessa raccontare l’Italia ma anche dare un contributo alla risoluzione di alcune piaghe sociali e umane.


[ON]: Un editore, soprattutto se ha pochi mesi di vita alle spalle, deve senz’altro fare delle scelte mirate e molto probabilmente il catalogo sarà costruito in modo da coniugare spese ed esigenze di vendita. A cosa puntate? Quali generi letterari proporrete ai vostri lettori e che tipo di autori?


[GE]: I tempi sono duri per tutti, in ogni settore. Di come vadano le cose nell’editoria (quella piccola, soprattutto) è meglio non parlarne perché rischieremmo di deprimerci e scoraggiarci e poi chiunque frequenti anche solo collateralmente questo strano mondo ha sentito considerazioni di tal genere decine di volte. Diciamo che nel momento in cui abbiamo deciso di fondare una casa editrice abbiamo messo il guadagno e le prospettive di guadagno, cioè l’ipotesi di poter vivere con i proventi derivanti dai libri come ultimo obiettivo. Abbiamo fondato una casa editrice, spero ci crediate, per ideali e passione. Ciò a cui puntiamo è fare libri incisivi nel senso che valgano i soldi che l’acquirente spende e cioè libri che ci dicano chi siamo, dove stiamo andando, cosa dovremmo fare e non facciamo, in altri termini libri che aprano gli occhi. Ci pare che negli altri Paesi, si pensi per esempio al Medio Oriente, ma anche all’America stessa, la Russia, l’Albania (in particolare, di recente) in questo momento stiano esprimendo delle ottime letterature (l’America per la verità l’ha sempre quasi fatto), letterature che più che divertire stiano dicendo al mondo da dove provengano e quali sono i problemi, letterature che non dormono, che non sognano, che raccontano, che non indugiano, e registrano i cambiamenti in atto, illuminano, mentre in Italia, diciamo negli ultimi trenta-quaranta anni (con le dovute eccezioni ovviamente), siamo fermi ad una letteratura contemplativa, di quartiere, piuttosto scarna, sterile, che punta più sull’effetto o sul melodramma. Scriviamo senza dire un granchè al mondo di chi siamo oggi e di quali problemi abbiamo. Basta vedere gli ultimi due premiati Strega, il nuovo Campiello, che cosa raccontano, bè, per capire quanto manchi in Italia una letteratura forte.


[ON]: Lo sappiamo, non è facile entrare nella grande distribuzione, anche perché uno dei requisiti fondamentali è un catalogo ricco (con molte uscite programmate nel corso dell’anno) accompagnato da una tiratura piuttosto elevata. Quali saranno i vostri obiettivi? Quanti titoli, quale tiratura e quali obiettivi di distribuzione?


[GE]: La tiratura non è un problema, il problema è vendere e far conoscere i libri. Nemmeno la distribuzione è un problema in se stessa, nel senso che se un editore lavora bene, si fa le ossa per qualche anno, prima o dopo, presto o tardi, arriva alla distribuzione. Ci sarebbe da dire poi decine e decine di cose sui difetti e sui limiti della distribuzione ma preferiamo dire semplicemente che se un editore è distribuito ma non vende questo è inutile, e dunque il nocciolo della questione è: non è stipulare un contratto di distribuzione che fa la differenza! La differenza piuttosto la fa chi è l’editore, qual’è il suo piano editoriale, che libri pubblica, cosa vuole dire con questi libri, di cosa vuole parlare e perchè. Prima della distribuzione (che di solito è la prima cosa che preoccupa l’editore) l’editore deve concentrarsi nel capire chi è e cosa vuole fare. Il problema di molti nostri colleghi è che non sanno chi sono e cosa vogliono fare. I loro libri magari sono nelle librerie di mezza Italia però nessuno li compra perché questi editori oltre che alla distribuzione non si sono preoccupati di nient’altro, dunque non hanno fissato la loro immagine, che è rimasta generalista a parte il layout del loro sito e delle loro copertine, e non hanno detto al pubblico: ecco io sono questo, voglio fare questo. Di romanzini e romanzetti in giro ce ne sono tanti.


[ON]: Dovendo prendere a modello un altro editore, o una collana particolare (o un autore, perché no?) che nomi fareste?


[GE]: Non abbiamo grossi modelli in particolare, diciamo che tutte le case editrici che hanno un’identità ben definita ci piacciono e le stiamo a guardare. Cerchiamo di tenerle d’occhio nelle loro iniziative. Il problema è che in Italia ci sono molte buone case editrici, soprattutto tra le piccole, ma altrettante che fanno acqua da tutte le parti. La sovrappopolazione crea in questo omologazione. Cerchiamo di guardare agli altri cercando di carpirgli originalità, creatività. Ci ritroviamo dopo aver sondato il panorama editoriale ad accorgerci, però, che anche quelli migliori fanno tutto e tutti fanno le stesse cose: pubblicare libri, indire concorsi, pubblicare riviste, organizzare presentazioni, partecipare ad eventi e fiere, ma al fondo questo lo fanno tutti e la nostra ambizione è fare qualcosa di diverso.


[ON]: Un libro non è fatto solo di storie raccontate, ma anche di cura dei dettagli. Che rapporto avete con la fase di editing, con la cura della veste grafica… avete una linea guida da seguire rigidamente quando preparate un libro (grafica dei dialoghi, “d” eufoniche, impaginazione…) oppure come fanno molti piccoli editori preferite pubblicare un numero maggiore di titoli (si spera sempre di buona qualità narrativa) a discapito della coerenza grafica degli stessi?


[GE]: Non abbiamo rigide regole da seguire nella composizione del libro. Ecco in questo abbiamo dei modelli: gli editori americani! Gli editori americani pensano e costruiscono ogni singolo libro in maniera diversa, non si attengono a rigide censure e impostazioni di collana, dal punto di vista grafico. La sequenzialità grafica è una tradizione più europea che americana. Ogni libro è un figlio diverso per un editore. Immaginiamo se ogni figlio dovesse essere vestito in maniera analoga solo perché appartiene alla stessa famiglia! Sarebbe un po’ perverso e di una noia mortale. Forse solo con la poesia potremmo adoperare una veste grafica e copertine identiche ma questa è un’idea romantica che abbiamo, perché crediamo che la buona, l’ottima, poesia sia un po’ come un gioiello e vorremmo dare un’impronta univoca come potenziali gioiellieri, dunque dare un’immagine riconoscibilissima per i nostri libri di poesia.


[ON]: Qual è un libro che avreste voluto pubblicare voi, e perché?


[GE]: Si potrebbero fare grandi nomi, certo! Diciamo, per rimanere in Italia: Mastracola con “Una barca nel bosco”, un libro davvero nuovo, intelligentissimo. L’ha pubblicato Guanda, peccato! Oppure “Gomorra” di Saviano. Mastracola: perché ha raccontato L’Italia e il mondo degli adulti in maniera acuminata come un rompighiaccio. Saviano: perché ha avuto fegato di dire ciò che tutti vedono.


[ON]: E il libro che non vorreste mai nel vostro catalogo, e perché?


[GE]: Anche qui si potrebbero fare grandi nomi. Parecchi libri! Potremmo risultare preziosi e farci dei nemici se parlassimo troppo. Diciamo che non avremmo voluto pubblicare nemmeno per un trimilione di euro tutti quei libri che oggi fanno incassi da record: solo per fare un esempio: best seller gialli di ex comici, scandalosi volumetti di adolescenti che non aggiungono niente se non lo scandalo in se stesso…ma ce ne sarebbero decine e decine…davvero, molti libri frivoli sulle donne, sul rapporto amoroso, raccontini di critici letterari (sedicenti tali) che lavorano in quotidiani romani… etc etc


[ON]: In che modo promuoverete i vostri titoli?


[GE]: Per il momento stiamo costruendo una rete di librerie in giro per l’Italia, fiduciarie; questa è la migliore promozione, ovvero conoscere e farci conoscere dai librai, instaurare con il libraio un rapporto di fiducia, poi internet, fiere, giornali, eventi…


[ON]: Punterete ad autori emergenti oppure avete in progetto di presentare ai vostri lettori anche autori già conosciuti? Quali sono le regole che un autore deve rispettare per proporvi le sue opere?


[GE]: Deve mandarci il suo testo, punto! Se il testo ha qualcosa da dire, in base a ciò che vogliamo dire, lo pubblicheremo. Siamo orientati ad autori esordienti con i quali crescere insieme. E’ dubbio che un autore conosciuto e affermato voglia affidarsi a una casa editrice piccola e neonata. Che cosa potrebbe offrigli?


[ON]: Ora una domanda scomoda, ma che non possiamo non porvi. Ci piace essere sempre onesti con i nostri lettori. Un autore che volesse pubblicare presso le vostre edizioni in che termini verrà coinvolto nell’operazione (qualora la qualità della sua opera vi soddisfi, ovvio)? Più chiaramente: chiedete contributi di spesa o richiedete l’acquisto di un numero minimo di copie per dare a un autore la possibilità di pubblicare con voi? E in tal caso, potreste darci un’idea del “quanto” un autore debba esporsi?


[GE]: Saremo onesti fino in fondo! In alcuni casi abbiamo chiesto la compartecipazione economica agli autori. Per fare un esempio: 500 euro, con contratti di cinque anni con tutte le successive edizioni a carico della casa editrice, una prima tiratura di 900 copie e nessunissima clausola onerosa in più. Potete chiederlo ai nostri autori.


[ON]: Purtroppo non tutti i libri hanno il successo che si meritano. Per quanto tempo continuate a mantenere in catalogo un libro, anche se le vendite sono inferiori alle aspettative? Cosa succede alle copie in magazzino e ai diritti sull’opera alla scadenza di questo infausto termine?


[GE]: Teniamo con noi un libro per cinque anni, comunque vadano le vendite. Non è necessario che un libro abbia un exploit di vendite, ci interessa che il libro sia buono e lo teniamo con noi. Non conosciamo il macero! Per i libri che pubblichiamo, vorremmo portarli sempre con noi, esibirli in più occasioni e luoghi possibili. Se l’autore dopo i cinque anni del contratto ci riconoscerà nuova fiducia, per quel che ci riguarda, potremmo firmare un nuovo contratto di cinque anni!


[ON]: Partecipate a fiere oppure organizzate eventi per promuovere i titoli del vostro catalogo?


[GE]: Dall’anno prossimo, non appena il catalogo crescerà un pochino in più, abbiamo intenzione di partecipare ad alcune fiere. Poi approfittare di eventi per incontrare il pubblico, organizzare progetti, far incontrare i nostri autori al pubblico, associarci con qualcuno per vendite di beneficenza e tutto quello che ci verrà in mente.


[ON]: Credete nella promozione in rete? Oltre a OperaNarrativa naturalmente, ritenete che ci siano valide vetrine per editori e autori emergenti?


[GE]: Certo che ci crediamo! Quale migliore vettore della Rete per far conoscere i libri! Internet è una vetrina straordinaria. C’è da dire però che non basta. Il libro deve essere portato sotto al naso del lettore, dunque il lettore deve poterlo sfogliare e toccare nel suo luogo deputato, ovvero la libreria. Per quanto riguarda le possibilità date oggi agli autori esordienti di far conoscere le proprie opere, bè, le miriadi di blog e occasioni che uno ha a disposizione per poter condividere il suo lavoro è pressoché infinito.


[ON]: Pensate di promuovere anche qualche premio letterario con in palio la pubblicazione? O di associarvi a un’organizzazione e pubblicarne le opere migliori?


[GE]: Il progetto “Qui tutto va a puttane!” si svolge in collaborazione con un’associazione 0nlus di Bologna che opera per liberare dalla strada le prostitute (spesso giovanissime). L’elemento innovativo di questa iniziativa è che pubblicheremo un libro a totale nostro carico e daremo ciò che guadagneremo, non un euro in meno, a questa associazione. Non conosciamo altre iniziative simili, magari altre case editrici lo hanno fatto, ma non sappiamo niente a riguardo.


[ON]: Dovete invitare un lettore a “provare” la qualità del vostro lavoro. Consigliateci un titolo che ci possa lasciare con un senso di soddisfazione appagante.


[GE]: Come detto, i libri sono due, e in arrivo ce n’è un terzo. Diciamo sinceramente che se un lettore voglia conoscerci e uno scrittore voglia conoscerci, dovrebbe acquistarli tutti e tre. Questo perché ciascuno di essi dice chi siamo, quali sono i temi che affrontiamo, quali riflessioni ci interessano. “Il ventre della Terra”…l’inquinamento e le sorti del nostro pianeta, la pazzia umana, la brama di profitto, l’incoscienza nel non ribellarci davanti a una distruzione così impietosa e cieca operata da pochi su qualcosa che è di tutti.
“Una stagione Inattesa”…la riflessione sulla vita, sul tempo, sui pregiudizi, sulla morte, sui rapporti sociali.
“Le ceneri di Candore”…che è così ricco e pieno di spunti che può essere considerato il manifesto della nostra mentalità.


[ON]: C’è una domanda che non abbiamo fatto, ma alla quale avreste voluto rispondere? Be’, come direbbe un noto presentatore, fatela e rispondevi, siamo curiosi.


[GE]: La domanda è: perché a trent’anni volete pubblicare libri? La risposta è: perché a trent’anni ancora siamo dei sognatori!


[ON]: Un obiettivo futuro?


[GE]: Pubblicare entro il 2008 almeno cinque titoli che facciano dire al pubblico di lettori: bè allora questi della Gingko fanno sul serio, pubblicano roba tosta. Riscontrare un successo con l’antologia di racconti derivante dal concorso per poter dare più soldi possibili all’associazione e quindi puntare l’attenzione della gente sul tema della prostituzione straniera nel nostro Paese e sullo sfruttamento che queste povere donne subiscono. Non dimentichiamo che in Italia, oltre ai tanti record negativi di cui sentiamo parlare ogni giorno, se ne aggiunge anche un altro: l’Italia detiene il record di prostituzione straniera di tutta la Comunità europea.


[ON]: Bene, non ci resta che salutarvi… grazie per la disponibilità.


[GE]: Grazie a voi e buon lavoro!



Opera Narrativa
© 2006 Andrea Franco e Luca Di Gialleonardo