Eugenio Zanoni Volpicelli, un grande napoletano in Cina.

Ecco un libro che ogni italiano diretto in Cina per lavoro o per diporto dovrebbe portare in valigia!

Eric Salerno, scrittore, giornalista ha finalmente svelato al pubblico il genio di Eugenio Zanoni Volpicelli. Infatti, con la casa editrice il Saggiatore ha pubblicato: “Dante in Cina. La rocambolesca storia della Commedia nell’Estremo Oriente”.

Eugenio Felice Maria Zanoni Hind Volpicelli (Napoli, 1853 – Nagasaki, 1936) fu console di Hong Kong e Macao dal 1899 al 1919, oltre che brillante saggista e linguista di fama internazionale. Parlava correttamente una quindicina di lingue: arabo, persiano, mandarino, cantonese, sciangaiese, russo, coreano, giapponese, tedesco, inglese (la sua lingua materna) e francese. Scrisse pochissimo in italiano e forse per questa ragione in Italia non lo conosce nessuno. Fu un carattere misterioso e proteiforme, vegetariano e salutista, un po’ spia, un po’ spirito libero, ma soprattutto amante di Dante Alighieri – ecco spiegato il titolo del libro! – che promosse la conoscenza della Commedia in Oriente.
Fu per molti anni un indispensabile punto di riferimento per tutti quegli italiani che viaggiavano in estremo Oriente.
Partì per la Cina nel 1881 come interprete, lavorando a contatto con il leggendario Sir Robert Hart, il responsabile dei porti e delle dogane cinesi e poi partecipò alle discussioni fra la Cina e la Francia, stando dalla parte dei cinesi, per risolvere con un trattato la guerra per il controllo del Tonchino e di Formosa. S’aspettava la Legione d’Onore dai francesi, ma questi gli diedero solo una pacca sulle spalle, mentre dai grati cinesi ebbe la medaglia del “Doppio Drago” che la pronipote ancora conserva. Riuscì poi a entrare nel servizio diplomatico italiano e andò a fare il console a Hong Kong e Macao con la moglie Iside Minetti, una bellissima donna, figlia della scultrice milanese Adelaide Pandiani. La signora Volpicelli ebbe certamente di che annoiarsi a Hong Kong, dove oltretutto non riuscì a portare a termine varie gravidanze. La colonia inglese non era certo quel posto brillante e ricco che è oggi, scrisse il Volpicelli: “La colonia italiana di Hong Kong è assai ristretta, non contando che 63 persone, delle quali 30 maschi e 33 femmine. Fra i primi sono da notare 2 professori di musica, 5 impiegati di Case Commerciali (di cui 2 italiane), 2 ufficiali di marina mercantile, e i rimanenti piccoli commercianti e figli di famiglia. Le donne sono, per la maggior parte, religiose appartenenti all’Ordine delle Suore Canossiane”. Unica coppia che frequentavano era quella del palermitano Giuseppe Domenico Musso, fornitore di attrezzature marine e che era stato in precedenza console onorario d’Italia.

Morì a Nagasaki nel 1936 dopo un breve malattia, vi fu cremato e sepolto in una semplice tomba, con scritto sulla lapide il nome, il titolo di Commendatore. Nove anni dopo la sua morte, a cinquecento metri di distanza, il 9 agosto 1945 esplose la seconda bomba atomica americana, che la danneggiò gravemente, ma un anonimo benefattore la fece restaurare. Purtroppo tutte le sue carte andarono misteriosamente perdute e non ritornarono in Italia, e anche alla Farnesina il suo fascicolo è sparito. Ci restano i suoi libri, stampati a Londra e a Shanghai, usando spesso il nom de plume di Vladimir, che mantengono una loro validità storica, a dimostrazione del fatto che le sue ricerche furono sempre ben documentate e originali.

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