Gianni Criveller, su Dietrich Bonhoeffer.

Dietrich_BonhoefferDietrich Bonhoeffer Teologo protestante, martire del nazismo Breslau, Germania (oggi Wroclaw, Polonia), 4 febbraio 1906 – Flossenburg, 9 aprile 1945

Non tutti i tedeschi condividevano le politiche naziste, alcuni furono in aperta contrapposizione pagando con il carcere, le torture, i lavori forzati, la vita stessa. Alcuni presero parte ad un tentativo di uccidere Hitler per salvare la nazione tedesca dalla catastrofe e l’Europa dalla tirannia nazista. Fra loro il teologo e pastore protestante Dietrich Bonhoeffer, uno dei maggiori e più aperti oppositori dell’ideologia nazista. Bonhoeffer maturò la sua forte opposizione al nazismo a contatto con Gerhard Leibholz di origine ebrea e marito della sua gemella Sabine. Si schierò con la “Chiesa confessante”, una minoranza della chiesa evangelica che resisteva al regime nazista. Impossibilitato a insegnare in patria, lavorò lunghi anni all’estero. Ma allo scoppio della guerra decise di tornare in patria, per condividere il destino del suo popolo e unirsi alla resistenza tedesca. Arrestato dalla Gestapo, dal carcere scrisse le celebri lettere e appunti, raccolte in “Resistenza e Resa”. Fu condannato a morte e impiccato il 9 aprile 1945, a 49 anni, per espresso ordine di Hitler. Dietrich Bonhoeffer, viene considerato uno dei dieci “testimoni” delle cristianità del secolo scorso. La sua statua nella facciata dell’abbazia di Westminster (Inghilterra) è in compagnia, fra gli altri, di Martin Luther King, di Oscar Romero e di san Massimiliano Kolbe. La sua teologia in brevi pensieri “La religiosità umana rinvia l’uomo nella sua tribolazione alla potenza di Dio nel mondo: Dio è il deus ex machina, che risponde ai nostri bisogni. La Bibbia invece rinvia l’uomo all’impotenza e alla sofferenza di Dio; solo il Dio sofferente può aiutare. Non è l’atto religioso a fare il cristiano, ma il prender parte alla sofferenza di Dio nella vita del mondo. Non dobbiamo attribuire a Dio il ruolo di tappabuchi nei confronti dell’incompletezza delle nostre conoscenze. Dio vuole esser colto da noi non nelle questioni irrisolte, ma in quelle risolte. Dio non deve essere riconosciuto dove finiscono le nostre capacità, ma esattamente al centro della nostra vita. Dio vuole essere riconosciuto nella vita, e non solamente nel morire; nella salute e nella forza, e non solamente nella sofferenza; nell’agire, e non solamente nel peccato. È così che Dio si rivela in Gesù Cristo. Egli è il centro della vita, e non è affatto “venuto apposta” per rispondere alle nostre questioni irrisolte.”

Una poesia scritta in carcere (da Resistenza e Resa). Uomini vanno a Dio nella loro tribolazione piangono per aiuto, chiedono felicità e pane, salvezza dalla malattia, dalla colpa, dalla morte. Così fanno tutti, tutti, cristiani e pagani. Uomini vanno a Dio nella sua tribolazione, lo trovano povero, oltraggiato, senza tetto né pane, lo vedono consunto da peccati, debolezza e morte. I cristiani stanno vicino a Dio nella sua sofferenza. A tutti gli uomini va Dio nella loro tribolazione sazia il corpo e l’anima con il suo pane muore di morte in croce per cristiani e pagani e ad ambedue perdona. Pensieri dal carcere “Quando si è rinunciato del tutto a fare qualcosa di se stessi: un santo, un peccatore convertito o un uomo di Chiesa, un giusto o un ingiusto, un malato o un sano, allora ci si getta interamente nelle braccia di Dio, allora si prendono finalmente sul serio non le proprie, ma le sofferenze di Dio nel mondo, allora si veglia con Cristo nei Getsemani e, io penso, questa è fede; e così diventiamo uomini, diventiamo cristiani”. “È buio dentro di me, ma presso di te c’è luce; sono solo, ma tu non mi abbandoni, sono impaurito, ma presso di te c’è aiuto; sono inquieto, ma presso di te c’è pace; in me c’è amarezza, ma presso di te c’è pazienza, non comprendo le tue vie, ma tu conosci la mia vita” (Natale 1943).

Gianni Criveller

 

 

 

 

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