Hong Kong, due decenni dopo il passaggio alla Cina

L’ex colonia britannica di Hong Kong si sta preparando a festeggiare i primi vent’anni dal suo ritorno alla madrepatria cinese. A sottolineare l’importanza dell’evento, alla cerimonia del 1^ luglio, parteciperà anche il presidente cinese Xi Jinping.

La polizia è in allerta massima e vigilerà per evitare situazioni imbarazzanti nei confronti del presidente cinese e del primo capo donna dell’esecutivo di Hong Kong, Carrie Lam, che giurerà fedeltà alla mini costituzione di Hong Kong. Questa fu scritta seguendo il principio enunciato da Deng Xiaping “un Paese, due sistemi” che tutto sommato sembra reggere bene.

Il secondo governatore cinese di Hong Kong, Donald Tsang – che nel 1997 era ministro delle finanze – seguirà le cerimonie da una televisione del carcere nel quale si trova confinato. Il 20 febbraio 2017 è stato condannato a 20 mesi per corruzione. Le sue, dunque, non saranno solo lacrime di nostalgia.

 

Pare ieri ma sono già passati due decenni da quella lunghissima notte fra il 30 giugno e il 1^ luglio del 1997 che chiuse una storia iniziata nel gennaio del 1841. Quando il primo ministro britannico Lord Palmerston seppe che il capitano Charles Elliot, dopo aver sconfitto una piccola flotta cinese, l’aveva dichiarata parte dell’impero, s’infuriò e la descrisse con disgusto come una “terra sterile con a malapena qualche casa sopra”. Ma negli anni successivi ebbe uno sviluppo prodigioso e questo arcipelago di 276 isole e scogli, per la gran parte senza acqua potabile e con una superfice totale di 1.176 chilometri quadri, è oggi uno dei centri mondiali della finanza e del commercio.

 

Ricorderò sempre quella notte memorabile, con la cerimonia ufficiale dell’ammainabandiera, alla presenza del presidente cinese Jiang Zemin e del principe Carlo, con Tony Blair che era stato eletto primo ministro il 2 maggio precedente, assieme al governatore Chris Patten, molto emozionato, che stringeva al petto la bandiera britannica. La bandiera di Hong Kong cambiò quella notte e ne fu adottata una rossa con sopra il fiore di Bahunia (Bahuhinia blakeana) una pianta ubiqua a Hong Kong, accidentalmente scoperta nel 1880 da un monaco francese. Tutte le piante esistenti discendono da quella, essendo un ibrido sterile e asessuato, un po’ come Hong Kong.

Quella notte, fra il 30 giugno e il 1^ luglio, sotto una pioggia battente, centinaia di migliaia di spettatori diedero l’addio al panfilo reale Britannia, sul quale erano salite le autorità britanniche, cantando le vecchie canzoni dell’Impero, come Rule Britannia e Jerusalem, mentre il veliero si muoveva, ondulando lentamente, nella baia per uscire dalle acque territoriali cinesi. In quel momento dal confine cinese entravano le prime camionette con i soldati, per una occupazione più simbolica che effettiva del territorio, dopo la promessa di Deng Xiao Ping di rispettare per cinquant’anni la sua autonomia.

 

Avevo incontrato Tiziano Terzani al circolo dei corrispondenti esteri e avevamo scambiato delle battute. Mi disse che sarebbe partito prima del passaggio alla Cina, perché diceva che non voleva rivivere lo shock della caduta di Saigon del 1975, anche se quella fu ben altra cosa!

Ricordo che la Rai mandò Carmen Lasorella, che fu alloggiata con la sua troupe, fra cui un interprete d’inglese, presso al lussuoso Peninsula Hotel.

Hong Kong, nei giorni immediatamente precedenti, era stata invasa da troupe televisive e da giornalisti provenienti di tutto il mondo e, dato che ai locali non garbava molto di finire in televisione, finirono per intervistarsi fra di loro. Fu in quell’occasione che s’inventò il termine di “giornalismo paracadutistico” che sta a indicare l’invio di reporters che non conoscono granché dei fatti antecedenti a quella notte fatale, però si trovavano costretti a dover raccontare qualcosa e a interpretare ciò che vedevano o credevano di vedere. Un caso celebre fu la leggenda che il governatore Patten, lasciando sulla sua Rolls-Royce per un’ultima volta la propria residenza coloniale, avrebbe fatto tre giri attorno alla fontana del suo giardino, in segno di buon augurio. Questa storia fu inventata da qualcuno a corto di argomenti e si diffuse in tutto il mondo, accettata come cosa certa e quando effettivamente Patten lasciò la propria abitazione, non facendo alcun giro attorno alla fontana, tutte le televisioni del mondo che mandavano quelle immagini parlarono comunque di quei suoi tre, fantomatici, giri.

 

Gli ultimi anni che precedettero il passaggio di Hong Kong alla Cina furono pieni di tensione e di colpi di scena. Prima le figuracce della signora Thatcher e la guerra nelle Falklands, che le impedì di giocare duro con la Cina e poi, soprattutto, a causa di Chris Patten, l’ultimo governatore.

Patten fu un uomo politico britannico trombato alle elezioni nel proprio collegio e premiato con quel posto esotico. Prima di lui i governatori erano stati tutti parte del corpo diplomatico, spesso sinologi di valore e maestri di diplomazia, certamente ben a conoscenza delle sottigliezze cinesi. Ebbene, Chris Patten, giunto nel 1992, dopo la tragedia di Piazza Tienanmen del 1989, volle affrontare la Cina a testa bassa, quando già i trattati erano stati firmati e approvati dai rispettivi governi, e questo portò molta irritazione. Si formò un muro fra la Cina e il Regno Unito che durò sino all’ultima notte generando illusioni nel popolo di Hong Kong e diffidenza nei mandarini di Pechino. Chris Patten ha mantenuto una certa immagine di “homo democraticus” a Hong Kong, anche se ha deluso le frange più estremiste, che fanno capo al movimento di “Occupy Central” e della “rivoluzione degli ombrelli” dicendo che chi lotta per l’indipendenza di Hong Kong è un illuso e che non è ciò per cui lui s’era battuto.

Dopo la sua esperienza a Hong Kong ha pubblicato vari libri di memorie, libri inutili e confusi e fu poi ministro degli esteri presso la Comunità Europea, lavorando nella squadra di Romano Prodi.

Nei dieci anni precedenti il passaggio alla Cina s’ebbe una vera e propria fuga di cervelli verso il Canada, gli USA e l’Australia, ma da allora in molti son ritornati, dato che la Cina ha rispettato i patti e da allora non solo il mondo intero è cambiato ma anche la Cina non è più quella di vent’anni fa.

Pubblicato su La nostra storia, 29 GIUGNO 2017  | di Dino Messina

 

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