La Cina Compie 60 Anni

La repubblica popolare cinese venne fondata il 1 ottobre 1949. Dunque, la cosiddetta liberazione cinese sta per compiere sessant’anni. Stanno preparando grandi festeggiamenti, parate militari, marce e canzoni. A Pechino hanno proibito ai negozi di vendere coltelli e chiuso il Tibet ai turisti. Lunedi un autobus vuoto s’era incendiato nella capitale cinese, per cause naturali, ma questo e bastato per provocare un caos fra le forze dell’ordine. La somma di tutte le loro paure e riassunta in un libro, scritto da Lung Ying-tai, una docente di giornalismo presso l’universita di Hong Kong. E’ uscito a Taiwan due settimana fa e sta avendo un successo strepitoso: ha gia venduto centomila copie ed e possibile che arrivi a venderne piu di un milione nel giro di qualche mese. S’intitola: Grande fiume, Grande mare. Storie mai raccontate del 1949. L’idea di scriverlo venne all’autrice nel 1989 mentre stava a Berlino, dove poté assistere alla caduta del Muro. Venne colpita dall’idea che i suoi concittadini passati attraverso il trauma del 1949 erano gia vecchi e non sarebbero vissuti ancora a lungo. Per questo motivo avverti l’urgenza di raccogliere le loro parole. Tornata a Taiwan comincio a registrare testimonianze orali, a raccogliere vecchi giornali, libri dimenticati e poi catalogare tutto con cura. Solo l’anno scorso si mise all’opera: si rinchiuse in casa per 400 giorni e poi smise di leggere i quotidiani e di ascoltare i telegiornali, per poter entrare in una macchina del tempo mentale e rivivere quei drammi, udire le grida di tutte quelle vittime innocenti, i loro pianti e i loro lamenti. In questa opera ha raccolto tante storie di persone minute e di persone famose, che furono inghiottite in quel maelström. Fra i famosi vi troviamo l’attuale presidente di Taiwan, Ma Ying-jeou e lo studioso di fisica Paul Chu. C’e anche la storia della sua famiglia, che e commovente. Sua madre, fuggendo con il marito a Taiwan, lascio il suo primogenito alla suocera in una stazione ferroviaria, perché il loro treno era pieno all’inverosimile di rifugiati. L’autrice del libro, nata a Taiwan nel 1952, rivide questo suo fratello solo nel 1985, a Canton. Questa sua opera e stata presentata presso il suo ateneo qualche giorno fa. Ascoltiamo cio che dice, dalla sua viva voce: “Nella tradizione cinese 60 anni e una data importante. Pechino dovrebbe marcare quel giorno, ma non festeggiarlo. Si dice che dietro a ogni valoroso generale stiano diecimila cadaveri e una delle parti non dovrebbe infierire sull’altra, caratterizzandola come perdente. Circa un milione e mezzo di persone fuggirono a Taiwan e molti si lasciarono dietro figli, genitori, mariti. Mio padre era un ufficiale nell’esercito di Chang Kaishek e non vide piu sua madre, che era corsa alla stazione ferroviaria per dare un ultimo bacio al figlio. Fece in tempo a dargli un paio di pezze da piedi, che aveva fatto con le sue mani, all’uncinetto. Mi e capitato spesso di vedere mio padre piangere, quando si toglieva le scarpe. I miei genitori persero tutto: casa, terreni, parenti, amici e mio padre s’adatto a fare il poliziotto in un villaggio.”
Anche sua madre non rivide piu i genitori e, inoltre, il suo paese nativo, ricco in monumenti e con una storia di mille anni, venne sommerso da una diga nel 1958 e i suoi trecentomila abitanti vennero spostati in un’altra zona, senza concedere loro nessuna compensazione.
Lung dice che anche a Taiwan esiste una notevole ignoranza su quegli avvenimenti, perché i perdenti non amano rivangare il proprio passato e ammettere i propri errori, soprattutto se e un passato orrendo, nella sua magnitudine. Aggiunge: “Per esempio nessuno ha mai sentito nominare l’assedio di Changchun, la capitale della provincia del Jilin. Dal marzo fino all’ottobre del 1948 Lin Biao il comandante della PLA taglio tutti i rifornimenti di cibo alla popolazione chiusa in quella citta. Dentro c’erano centomila soldati del Kmt e un milione di civili. Si registrarono numerosi casi di cannibalismo e alla fine i morti furono da un minimo di centomila a un massimo di seicentocinquantamila. Sono stata in quella citta recentemente, ma nessuno ne sa nulla. Tutti conoscono il massacro di Nanchino perpetrato dai Giapponesi, ma nessuno parla di questo massacro e di tanti altri. Molte furono le ingiustizie commesse durante questi sessant’anni, ma nessuno si e mai scusato. Tanti debiti non son stati ripagati. Tanti atti di generosita non son stati riconosciuti e tante ferite non si sono rimarginate.”
L’autrice conclude dicendo che lo scrivere questo libro e stato un po’ come aprire la scatola nera d’un aereo caduto, ma si affretta ad aggiunge: “In Cina c’e bisogno di scrivere centomila libri simili. Vi sono troppe scatole nere in giro. Se la pace ci sta davvero a cuore, allora dobbiamo capire il dolore che le nostre celebrazioni provocano alla parte avversa. Se il popolo sulle due rive dello stretto di Taiwan non si conoscono, allora non c’e nessuna base di fratellanza. Non puo bastare la pace solo fra i leader politici.”
Bella una frase che mette nella introduzione: “Guerra?  C’e un vincitore? Io sono fiera di far parte della prossima generazione dei perdenti.” Da questa vicenda, anche noi Italiani, figli del 25 Aprile, avremmo molto da imparare.

La repubblica popolare cinese venne fondata il 1 ottobre 1949. Dunque, la cosiddetta liberazione cinese sta per compiere sessant’anni. Stanno preparando grandi festeggiamenti, parate militari, marce e canzoni. A Pechino hanno proibito ai negozi di vendere coltelli e chiuso il Tibet ai turisti. Lunedi un autobus vuoto s’era incendiato nella capitale cinese, per cause naturali, ma questo e bastato per provocare un caos fra le forze dell’ordine. La somma di tutte le loro paure e riassunta in un libro, scritto da Lung Ying-tai, una docente di giornalismo presso l’universita di Hong Kong. E’ uscito a Taiwan due settimana fa e sta avendo un successo strepitoso: ha gia venduto centomila copie ed e possibile che arrivi a venderne piu di un milione nel giro di qualche mese. S’intitola: Grande fiume, Grande mare. Storie mai raccontate del 1949. L’idea di scriverlo venne all’autrice nel 1989 mentre stava a Berlino, dove poté assistere alla caduta del Muro. Venne colpita dall’idea che i suoi concittadini passati attraverso il trauma del 1949 erano gia vecchi e non sarebbero vissuti ancora a lungo. Per questo motivo avverti l’urgenza di raccogliere le loro parole. Tornata a Taiwan comincio a registrare testimonianze orali, a raccogliere vecchi giornali, libri dimenticati e poi catalogare tutto con cura. Solo l’anno scorso si mise all’opera: si rinchiuse in casa per 400 giorni e poi smise di leggere i quotidiani e di ascoltare i telegiornali, per poter entrare in una macchina del tempo mentale e rivivere quei drammi, udire le grida di tutte quelle vittime innocenti, i loro pianti e i loro lamenti. In questa opera ha raccolto tante storie di persone minute e di persone famose, che furono inghiottite in quel maelström. Fra i famosi vi troviamo l’attuale presidente di Taiwan, Ma Ying-jeou e lo studioso di fisica Paul Chu. C’e anche la storia della sua famiglia, che e commovente. Sua madre, fuggendo con il marito a Taiwan, lascio il suo primogenito alla suocera in una stazione ferroviaria, perché il loro treno era pieno all’inverosimile di rifugiati. L’autrice del libro, nata a Taiwan nel 1952, rivide questo suo fratello solo nel 1985, a Canton. Questa sua opera e stata presentata presso il suo ateneo qualche giorno fa. Ascoltiamo cio che dice, dalla sua viva voce: “Nella tradizione cinese 60 anni e una data importante. Pechino dovrebbe marcare quel giorno, ma non festeggiarlo. Si dice che dietro a ogni valoroso generale stiano diecimila cadaveri e una delle parti non dovrebbe infierire sull’altra, caratterizzandola come perdente. Circa un milione e mezzo di persone fuggirono a Taiwan e molti si lasciarono dietro figli, genitori, mariti. Mio padre era un ufficiale nell’esercito di Chang Kaishek e non vide piu sua madre, che era corsa alla stazione ferroviaria per dare un ultimo bacio al figlio. Fece in tempo a dargli un paio di pezze da piedi, che aveva fatto con le sue mani, all’uncinetto. Mi e capitato spesso di vedere mio padre piangere, quando si toglieva le scarpe. I miei genitori persero tutto: casa, terreni, parenti, amici e mio padre s’adatto a fare il poliziotto in un villaggio.”
Anche sua madre non rivide piu i genitori e, inoltre, il suo paese nativo, ricco in monumenti e con una storia di mille anni, venne sommerso da una diga nel 1958 e i suoi trecentomila abitanti vennero spostati in un’altra zona, senza concedere loro nessuna compensazione.
Lung dice che anche a Taiwan esiste una notevole ignoranza su quegli avvenimenti, perché i perdenti non amano rivangare il proprio passato e ammettere i propri errori, soprattutto se e un passato orrendo, nella sua magnitudine. Aggiunge: “Per esempio nessuno ha mai sentito nominare l’assedio di Changchun, la capitale della provincia del Jilin. Dal marzo fino all’ottobre del 1948 Lin Biao il comandante della PLA taglio tutti i rifornimenti di cibo alla popolazione chiusa in quella citta. Dentro c’erano centomila soldati del Kmt e un milione di civili. Si registrarono numerosi casi di cannibalismo e alla fine i morti furono da un minimo di centomila a un massimo di seicentocinquantamila. Sono stata in quella citta recentemente, ma nessuno ne sa nulla. Tutti conoscono il massacro di Nanchino perpetrato dai Giapponesi, ma nessuno parla di questo massacro e di tanti altri. Molte furono le ingiustizie commesse durante questi sessant’anni, ma nessuno si e mai scusato. Tanti debiti non son stati ripagati. Tanti atti di generosita non son stati riconosciuti e tante ferite non si sono rimarginate.”
L’autrice conclude dicendo che lo scrivere questo libro e stato un po’ come aprire la scatola nera d’un aereo caduto, ma si affretta ad aggiunge: “In Cina c’e bisogno di scrivere centomila libri simili. Vi sono troppe scatole nere in giro. Se la pace ci sta davvero a cuore, allora dobbiamo capire il dolore che le nostre celebrazioni provocano alla parte avversa. Se il popolo sulle due rive dello stretto di Taiwan non si conoscono, allora non c’e nessuna base di fratellanza. Non puo bastare la pace solo fra i leader politici.”
Bella una frase che mette nella introduzione: “Guerra? C’e un vincitore? Io sono fiera di far parte della prossima generazione dei perdenti.” Da questa vicenda, anche noi Italiani, figli del 25 Aprile, avremmo molto da imparare.

Angelo Paratico

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