La fine di Fini

secolo-ditalia[1]L’articolo uscito oggi sul il Giornale circa il mandato d’arresto per Tulliani, cognato di Gianfranco Fini, mi fa tornare in mente certe memorie spiacevoli.

http://www.ilgiornale.it/news/politica/fini-non-poteva-non-sapere-1377178.html

Dopo aver incontrato Bruno Zoratto a Hong Kong, nel 1993, avevo cominciato a collaborare con il quotidiano Il Secolo d’Italia come loro corrispondente dall’estremo Oriente. Un lavoro non pagato all’inizio – solo negli ultimi anni ricevevo un gettone, che non bastava assolutamente a coprire le spese minime – ma che avevo preso seriamente e, pur ricordando sempre l’aureo detto di Ben Johnson ‘Solo i fessi scrivono gratis’ ero soddisfatto e contento di ciò che facevo.

Durante le poche visite fatte alla redazione del giornale in Via della Scrofa a Roma mi ero reso conto del loro stato confusionale e che funzionava solo come megafono di certi ras del partito, non come vero quotidiano di informazione e di lotta. Infatti le perdite erano notevoli e la base dei lettori era inesistente, soprattutto a causa della disorganizzazione nella distribuzione e la mancanza di abbonamenti. Tanto poi a ogni fine anno il contribuente-bue italiano appianava tutte le perdite!
Seguì una visita di Gianfranco Fini a Hong Kong che mi fece conoscere due giornalisti e scrittori con i quali sono tuttora in amicizia, Federico Guiglia, inviato da Il Giornale, assieme a giornalisti di altre testate e Gino Agnese, editorialista del Tempo, e per questo motivo dico grazie al Secolo d’Italia.
Feci delle piccole proposte di rinnovamento, suggeritemi da Bruno Zoratto, Massimo Mariotti, Gabriele Battistello, Guariente Guarienti e da altri amici, ma neppure furono prese in considerazione.

Durante gli ultimi anni di collaborazione con il Secolo d’Italia, grazie alla gestione di Flavia Perina, tenevo una mia rubrica settimane, ogni mercoledì, intitolata Minima Orientalia.
Quando il Giornale pubblicò le prime notizie circa il vergognoso scandalo della casa di Montecarlo, fu subito chiaro che Fini c’era dentro fino al collo e scrissi a Flavia Perina una email, fra il serio e il faceto, dicendole che “Fini è finito.”
Il risultato fu che la solerte Perina, ora a capo della Adnkronos e fedelissima al suo kapo, mi depennò dalla lista e quella fu la fine della mia collaborazione.

Quanto sta uscendo oggi dimostra che Fini, pur ottimo oratore, non ha mai posseduto la dirittura morale per essere un vero leader politico, forse è stato solo un guitto e, proprio a causa di ciò, s’era circondato di persone che: o ricalcavano la sua moralità, oppure chiudevano due occhi su di tutto, pur di avere la loro fettina di prosciutto. Questa, io credo, è la radice di tutti i problemi che affliggono il nostro Paese e penso che Flavia Perina, che pensavo amica, mi debba delle scuse.

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