L’altra battaglia di Turbigo

Lannes
Lannes

Ricordo un viaggio al museo della battaglia di Spinetta di Marengo, vicino Alessandria, tanti anni fa, in compagnia dell’amico Alfonso Bianchini.

Era un posto mal tenuto e impolverato, pur essendo molto visitato dai turisti francesi, essendo quello il luogo d’una delle più fortunate vittorie di Napoleone Bonaparte, avvenuta il 14 giugno 1800. Non per nulla egli chiederà di venir seppellito a Sant’Elena con indosso il mantello turchino che portava a Marengo.
In quel museo scorsi una grande mappa appesa al muro che indicava gli scontri fra l’esercito francese e quello austriaco durante la II campagna d’Italia di Napoleone. Vi stava indicato anche Turbigo, con il nome del maresciallo Jean Lannes. Da allora mi è sempre rimasta la curiosità di approfondire quella vaga indicazione e, pur essendo pochi i documenti disponibili, dapprima pensai che fosse stata una scaramuccia, quattro schioppettate giusto per guadare il Ticino. In realtà fu uno scontro ancora più sanguinoso di quello del 4 giugno 1859, con assalti notturni, casa per casa e via per via, proprio nel centro di Turbigo.
Jean Lannes (1769-1809), Duca di Montebello e Principe di Siewirtz, fu un valoroso generale francese. Di lui Napoleone disse che lo aveva ‘trovato pigmeo e lasciato gigante’. Fu un suo amico personale e uno dei pochi ai quali concedeva di dargli del ‘tu’. E quando durante la battaglia di Essling una palla di cannone gli fracassò le gambe, che gli furono poi amputate, Napoleone gli parlò a lungo e poi pianse, abbracciandolo per un’ultima volta, prima che la gangrena se lo portasse via.
Il Primo Console Napoleone Bonaparte, dopo il colpo di Stato del 18 brumaio, mise Lannes a capo dell’armata destinata a riprendere l’Italia settentrionale, occupata dagli austriaci. Il 14 Aprile 1800 Lannes andò a Digione per preparare la spedizione e poi, dal 17 al 20 maggio, passò il Gran San Bernardo ancora innevato. Una rapidità prodigiosa, se pensiamo che si doveva trascinare dietro le artiglierie e le carrette con i viveri e le munizioni. Occupò Aosta e poi, ricevuto il via libera, scesero in Italia anche Napoleone, Murat e Berthier, con il resto dell’esercito. Mentre il generale Massena assediava Genova, il 27 maggio, Murat entrava a Vercelli e poi, il 30 maggio, occupava Novara.
Il generale Duhesme prese posizione sul Ticino con I suoi uomini appartenenti al ’72e régiment d’infanterie de ligne’ che a Marengo era stato guidato dallo stesso Napoleone. Gli austriaci nel ritirarsi avevano distrutto tutte le barche disponibili, ma alcuni cittadini galliatesi ne avevano nascoste 5 o 6 e le offrirono ai francesi. All’alba del 31 maggio alcune compagnie di granatieri le utilizzarono per traversare il fiume e occuparvi un’isola fluviale, dalla quale fecero sgombrare gli austriaci e poi, nel giro di 6 ore, riuscirono a far sbarcare sull’altra sponda 1500 soldati e due pezzi d’artiglieria.

Monnier
Monnier

Anche il generale Jean Charles Monnier salì su una delle barche e mise piede in Lombardia, nel territorio di Turbigo. Gli austriaci, sorpresi dall’attacco, ripiegarono verso il paese, dove verso sera giunsero alcuni generali austriaci per valutare la situazione, Ordinarono un attacco con la cavalleria che però non riuscì a far sloggiare i francesi, ben trincerati e ben condotti dall’aiutante di campo di Monnier, il generale Gizard.
Arrivò Napoleone che, dalla riva piemontese osservò l’attacco in corso e i movimenti di truppe nemiche e poi ordinò a Murat di bombardare con le artiglierie, per offrire supporto all’azione di Monnier.
Alle otto di sera, quando era già buio, Monnier ordinò ai propri uomini di contrattaccare, entrando nel centro abitato di Turbigo. Lo occuparono, piegando la ostinata resistenza austriaca e vi fecero 200 prigionieri.
Nel frattempo i francesi, muovendosi sul Naviglio Grande fecero arrivare dei soldati a Boffalora e, anche Gioacchino Murat, il futuro Re di Napoli, con il grosso dell’esercito passò il Ticino a Turbigo, dopo che i genieri ebbero teso un ponte, marciando poi su Milano, dove entrò il 2 giugno.
Il generale Monnier partecipò poi alla battaglia di Marengo, giocandovi un ruolo fondamentale agli ordini del generale Desaix, che invece vi trovò la morte.

Jean Charles Monnier (1758-1816), il vincitore di Turbigo, fu una figura controversa. Messo a riposo nel 1802 per contrasti con Napoleone fu poi ripescato dai Borboni nel 1814 e nell’agosto del 1815 macchiò il proprio onore, votando a favore della fucilazione del suo vecchio compagno d’armi, il Maresciallo Michel Ney e questo i francesi non glielo hanno mai perdonato.

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