Michael Jackson e Leonardo Da Vinci

Le canzoni e i video di Michael Jackson sono statI banditi da radio e TV dopo il dirompente documentario intitolato “Leaving Neverland” nel quale si dimostra ciò che già tutti sapevamo: ovvero che Jackson fu anche un pedofilo e come la gran parte dei pedofili fu forse, a sua volta, vittima d’un pedofilo, un fatto che lo spinse a ripetere la violenza subita e a costruirsi un mondo infantile intorno. Ma risulta difficile emettere giudizi drastici su di un uomo morto che non si può più difendere. E comunque crediamo che la sua opera sia disgiunta dalle sue colpe, come dicono i buddisti: il loto più bianco e puro nasce nello stagno maggiormente putrido.

Il mio libro dedicato a Leonardo Da Vinci cerca di investigare certi tratti del genio fiorentino, che per certi versi collimano con la parabola di Michael Jackson, e il fastidio che la mia opera genera, in termini di commenti negativi, può essere accomunato ai commenti negativi che circondarono tutti coloro che denunciarono Jackson per atti osceni su dei minori.

Anche Leonardo Da Vinci  non ebbe mai interesse nelle donne da un punto di vista sessuale e tenne a bottega dei ragazzini di 8-12 anni, come garzoni, come Jackson. Ebbero rapporti impropri? Crediamo che la risposta sia positiva. Questo è esecrabile, ma non ci deve indurre a velare la Gioconda, e nemmeno a distruggere le opere dei tanti artisti che si macchiarono di crimini e di nefandezze. Le opere artistiche e scientifiche vanno disgiunte dalle colpe dei loro creatori.

Diciamo allora che è stupido non mandare in onda le bellissime canzoni di Michael Jackson. La damnatio memoriae a causa del politically correct è un’azione stupida da parte di ipocriti interessati solo a moltiplicare i propri profitti senza rischiare nulla.

Roberto Grandi, già professore ordinario di Sociologia della Comunicazione all’Università di Bologna dice: “Dietro non c’è un grande ragionamento. I manager odierni compiono azioni che gli permettono solo di subire meno rischi, e non quelle più giuste o dietro le quali c’è un pensiero critico o filosofico…Nei tempi oscuri era la Chiesa che dovendo difendersi eliminava libri contrari alla sua morale, li bruciava o faceva in modo che non venissero riprodotti dai calligrafi – spiega Grandi – a questo punto ai giorni nostri, proprio nell’era della riproducibilità avremo qualcuno che scrive o scriverà un Nome della Rosa su alcuni episodi che sono stati cancellati, ma che da qualche parte sono stati conservati. Con la storicizzazione, il recupero storico dell’artista e della sua arte avverrà in automatico – conclude Grandi – rispetto a un tempo quando erano possibili operazioni così perché i contenuti veicolati dai media erano pochi, oggi i contenuti sono in qualsiasi intercapedine ed eliminare tracce artistiche, come se il rapporto tra chi produce arte e chi la fa vedere o ascoltare, non ci fosse stato, è pura propaganda”.

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