One the greatest book about WW1 – A Year on the High-Plateau.

Emilio_Lussu[1]

 

A Year on the High Plateau – Un Anno Sull’Altipiano –  by Emilio Lussu  (Cagliari 1890 – Rome 1975)  in my opinion is one of the greatest books which came out of WWI but it is virtually unknown in Great Britain and the USA. It is a violent and crude work showing the stupidity of fighting wars, more or less on the same tune of Remarque’s Nothing New On the Western Front.

The main reason of not being so well known is probably that – like for many people having been through that traumatic event that had been the Great War – Lussu was not willing to write about it. Finally he was convinced, while in exile in Paris, by Gaetano Salvemini to put down his story. The book was published in 1938 in Paris, in a limited edition which is virtually non existent anymore (I saw a copy of it in ebay a couple of years ago being offered at 10.000 euro).

Lussu was an officer of the Sassari Brigade and was decorated several times for bravery. He had been one of those Italian intellectuals clamouring for entering the war against Germany and Austria, tragically their wish was finally granted and Italy in 1915 entered the war.  The actions recalled in this book were happening on the Asiago plateau.

In 1970 an impressive movie was shot by film director Francesco Rosi Uomini Contro that is ‘Men Against’.

Uomini_contro[1]

 

 

 

 

 

Two days ago was the anniversary of Sarajevo’s shooting of the Archduke Franz Ferdinand and his wife, the fuse which ignited WW1 and several novels and movie were presented but Un anno sull’Altipiano was sorely missing.

 

Here you may watch a part of the movie:

 

 

 

3 commenti su “One the greatest book about WW1 – A Year on the High-Plateau.

  1. Gentile dottor Paratico, la ringrazio molto per aver ricordato Un Anno sull’Altipiano, un libro che dovrebbe essere studiato nelle scuole italiane al posto delle sciocche antologie che propinano uno stereotipo della prima guerra mondiale pari solo a quello del nostro risorgimento. La ragione per cui Lussu è stato dimenticato è semplice: lui era fuori dal coro e scriveva non solo contro la follia della guerra in genere, ma soprattutto di quella guerra e di com’era condotta. Il suo è un pesante atto di accusa contro i generali italiani, impreparati e presuntuosi, futili e ottocenteschi, pronti a far ammazzare migliaia d’incolpevoli giovani solo per la propria personale gloria e carriera, per un metro di terra di cui vantarsi. D’altronde come potevano comportarsi diversamente se guidati dal più criminale e stupido comandante che la storia italiana ricordi, Luigi Cadorna? Dovremmo studiare la vita e le disgraziate opere di questo personaggio malefico, un vero e proprio decimatore, peggiore persino di Baratieri che tanto brillò ad Adua per la sua inconsistenza e dabbenaggine, per comprendere in fondo la storia italiana, le logiche di potere e di casta, il rifiuto del merito e della preparazione, il totale asservimento al potere di turno, una monarchia corrotta e di basso livello morale e intellettuale, e viceversa la totale indifferenza verso la povera gente. Così come il nostro risorgimento è stato, secondo la storiografia ufficiale, un movimento di popolo (dimenticando che nel 1861 solo 600mila italiani sapevano a mala pena leggere e scrivere, e quindi forse, forse 200mila persone si occupavano di politica ed esprimevano un’opinione, meno dell’1% della popolazione ‘italiana’), così la prima guerra mondiale è stata un’epopea di sacrificio, concordemente affrontata dal popolo italiano per Trento e Trieste – forse, ma non è chiaro neanche l’obiettivo. Lussu ha sollevato il velo su questa ipocrisia storica mostrando un esercito di poveri cristi al limite della sopportazione, impediti dalla propria ignoranza dal ribellarsi e rivolgere le baionette verso Roma, il vero nemico. Ricordo che nell’esercito italiano, durante la prima guerra mondiale, sono state inflitte 4.000 condanne a morte dalla corte marziale, più del triplo di qualsiasi altro esercito combattente, mentre migliaia di esecuzioni, di cui si è persa traccia, sono state eseguite ‘al volo’ dai carabinieri dopo la disfatta di Caporetto, uccidendo i poveri sbandati rei di avere comandanti imbelli e codardi. Ricordo che dopo Caporetto l’impareggiabile Luigi Cadorna (che si trovava al cinema a Udine, per inciso, durante quelle ore cruciali) aveva infatti incolpato i soldati di codardia, e questa voce ha attraversato l’Italia e l’Europa, marchiando un esercito incolpevole se non di non aver avuto gli strumenti culturali per ammutinarsi ai propri aguzzini. Sempre per inciso, le 17 pagine della Storia Ufficiale Italiana riguardanti Caporetto sono scomparse e mai più ritrovate! Ricordo ancora, tra le tante cose che potrebbero essere dette leggendo e commentando il libro di Lussu, che la Brigata Sassari, di cui faceva parte, ha avuto sul Carso più del triplo dei caduti, percentualmente, di qualsiasi altra brigata e alla fine della guerra complessivamente più del doppio della media dei caduti dell’esercito italiano nel suo complesso, sempre percentualmente. Questo non è da ascriversi al caso o a una smania di prodezza dei sardi, ma a una precisa scelta di Cadorna che aveva bisogno di carne da cannone, tanta, ogni giorno, e la trovava meglio nella Brigata Sassari, più abituata a sopportare in silenzio. Una vera opera di decimazione mirata. Un anno sull’Altipiano è un libro educativo e nobile. Come tale, dottor Paratico, non può trovare spazio e luce in una libreria costruita in decenni per dimostrare una storia non vera, la nostra.
    La ringrazio molto della segnalazione e della pazienza che mi ha dedicato.

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