Oswald Mosley, primo editore delle memorie di Ulrich Rudel ‘Pilota di Stuka’

Riportiamo qui un passaggio preso da La Mia Vita di Oswald Mosley, di prossima pubblicazione dalla Gingko Editore.

Mosley accenna al trattamento vendicativo operato dalla Gran Bretagna contro a militari tedeschi che non si erano macchinati di crimini, ma avevano solo fatto il proprio dovere. Il libro Pilota di Stuka di Ulrich Rudel fu pubblicato per la prima volta dalla casa editrice Euphorion  basata a Dublino e diretta da Diana Mitford Mosley, sua moglie.

Tale trattamento può essere illustrato dal cospicuo caso di un mio amico del dopoguerra che era un soldato e un aviatore completamente libero da ogni sospetto circa qualsiasi crimine. Hans Ulrich Rudel era l’eroe tedesco supremo dell’ultima guerra. Ha vinto ogni medaglia che l’aviazione poteva dargli e alla fine dovettero inventare per lui una decorazione speciale. Ha distrutto cinquecento carri armati russi con il suo aereo, e anche una corazzata sovietica. Dopo aver perso una gamba, ha volato di nuovo, è stato abbattuto dietro alle linee russe e riuscì a scappare.

Rudel

Era un’epopea dell’eroismo, ma a causa del boicottaggio del dopoguerra anche la sua autobiografia non poteva essere legalmente diffusa nel suo Paese per ottenere la grande vendita che normalmente avrebbe ottenuto. Deve essere sicuramente un caso unico nella storia: un eroe nazionale di questo tipo che si ritrovò poi senza onore nel suo Paese, immediatamente dopo la guerra. Di conseguenza, la storia delle sue imprese aeree poteva essere pubblicata efficacemente solo in Gran Bretagna e in Francia. La mia piccola casa editrice fece uscire il libro in Gran Bretagna e ha venduto un numero sorprendente di copie cartonate prima che diventasse un’edizione economica. Group Captain Bader, D.S.O., D.F.C., l’asso dell’aria inglese – che non conoscevo – scrisse la prefazione in omaggio a Rudel; anche Bader, nella migliore tradizione dell’aria, si adoperò per ottenere cure mediche e una gamba di legno per Rudel, quando era prigioniero di guerra. Clostermann, l’asso dell’aria francese e poi deputato gollista, scrisse la prefazione all’edizione francese.

Era davvero questo il mondo che le autorità britanniche volevano creare in Germania dopo la guerra? Una società in cui degli uomini coraggiosi potevano essere trattati così male perché non volevano ritrattare un’opinione o piegarsi al vincitore? Le autorità britanniche e americane di allora avevano una notevole responsabilità per la creazione di questo clima generale, e nel corso del tempo la perseveranza nella vendetta ha prodotto una reazione forte e inevitabile. Era contrario a tutta la tradizione britannica della magnanimità nella vittoria, come l’ho sempre intesa, ed è stato un atto di follia e di meschinità che ora porta con sé una nemesi che ci vorrà tempo e fatica per esorcizzare. Personalmente ero contro l’intero affare, vile e squallido, come allora lo consideravo, e dopo matura riflessione ancora lo credo tale. Rudel, per esempio, era stato del tutto innocente da qualsiasi offesa, tranne un eroico record di guerra in difesa del suo Paese, e il rifiuto di ritrattare le opinioni precedenti che divennero irrilevanti nella sua adesione all’idea europea del dopoguerra. Se un tale uomo può essere trattato così, non è difficile concepire il trattamento e il conseguente sentimento degli uomini meno conosciuti e protetti dalla propria reputazione. Dopo la guerra abbiamo avuto l’occasione unica di riunire uomini coraggiosi che avevano combattuto per i loro paesi nell’unione dell’Europa e in un patriottismo più ampio.

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