Pavel Florenskij visto da Gianni Criveller

6Pavel_FlorenskyPavel Florenskij

(di Gianni Criveller, gennaio 2014)

Benedetto XVI ha citato il martire, pensatore e sacerdote russo Pavel Florenskij almeno due volte. Il 13 febbraio 2013, due giorni dopo l’annuncio delle sue dimissioni, Benedetto ricorda tre figure di convertiti e testimoni del nostro tempo: Etty Hillesum, Dorothy Day e Pavel Florenskij. Dice papa Benedetto

Dopo un`educazione completamente agnostica, tanto da provare vera e propria ostilità verso gli insegnamenti religiosi impartiti a scuola, lo scienziato Florenskij si trova ad esclamare: “no, non si può vivere senza Dio!’, e a cambiare completamente la sua vita, tanto da farsi monaco“.

Pavel Florenskij (1882-1937), martire della chiesa ortodossa russa, fu un geniale matematico e scienziato; poeta di talento, musicista e storico dell’arte; linguista ed etimologo versato in molte lingue; originale pensatore, teologo e filosofo. Fu una personalità rara e ricca, su cui c’e’ ancora molto da scoprire e conoscere. Fu fucilato nel 1937, dopo anni di prigionia nei Gulag sovietici.

Papa Benedetto aveva citato Pavel Florenskij nel corso del Regina Coeli del 16 maggio 2010, solennità dell’Ascensione (le parole riportate dal papa sono in grassetto).

Figlioli miei carissimi… abituatevi, imparate a fare tutto quel che fate con passione, ad avere il gusto del bello, dell’ordine; non disperdetevi, non fate niente senza gusto, a qualche maniera. Ricordatevi che nel “pressapochismo” si può perdere tutta la vita, e al contrario, nel compiere in maniera ordinata, armoniosa, anche cose e opere di secondaria importanza si possono fare tante scoperte, che poi vi serviranno come sorgenti profondissime di nuova creatività… E non solo. Chi fa “a qualche maniera”, impara a parlare nello stesso modo, e la parola trascurata implica poi di conseguenza anche un pensiero confuso. Figlioli miei carissimi, non permettete a voi stessi di pensare in maniera trascurata. Il pensiero è un dono di Dio, richiede che ce ne prendiamo cura. Essere chiari e responsabili nel proprio pensiero è il pegno della libertà spirituale e della gioia del pensiero.

Era tanto che volevo scrivervelo: Osservate più spesso le stelle. Quando avrete un peso nell’animo, guardate le stelle o l’azzurro del cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, quando non vi riesce qualcosa oppure vi sopraffà la tempesta interiore, uscite fuori e rimanete a tu per tu con il cielo. E allora la vostra anima si placherà.

Non rattristatevi e non datevi pena per me. Se sarete lieti e coraggiosi, ne sarò confortato anch’io. Sarò sempre con voi nell’anima, e se il Signore lo permetterà verrò a voi di frequente per vegliare su di voi. La cosa più importante che vi chiedo è che facciate sempre memoria del Signore e camminiate al Suo cospetto. Con questo, vi ho detto tutto quello che ero in grado di dirvi. Il resto non sono che particolari secondari. Ma questo non dimenticatevelo mai.”

La vera bellezza

Uscendo da una profonda depressione giovanile, Pavel sviluppò una specie di rivolta interiore contro l’ipocrisia nella chiesa e nel mondo. Detestava le norme prescritte che fossero determinate dal modo in cui il mondo pensa. Attratto dal misticismo e dalla vita monastica, il suo pensiero scopre nella “bellezza spirituale” l’ideale della vita cristiana. La bellezza abbagliante di una personalità radiosa e luminosa, che gli uomini carnali, appesantiti dal mondo non riescono a ottenere. Il suo modello erano gli Anziani monaci, marginalizzati dal mondo in quanto rozzi ed ignoranti, ma che vivevano l’ideale cristiano meglio di chiunque altro. Il cristianesimo vissuto produce “non tanto una personalità buona, quanto una personalità bella. La caratteristica particolare dei grandi santi non è tanto la bontà di cuore, che hanno anche gli uomini carnali e persino i grandi peccatori, ma la bellezza dello spirito”.

Florenskij detestava dunque tutte le forme di simulazione, soprattutto quella degli uomini di chiesa. Se ne ha riprova nel seguente episodio, riportato Alexander Elchaninov (più tardi anche lui si fece sacerdote) nel suo diario. I due giovani amici stavano discutendo circa un certo vescovo Gabriel.

Il giorno prima, scrive Elchaninov, il vescovo Gabriel aveva celebrato da noi, e io rimasi affascinato dalla solennità e dalla particolarità con cui celebrava. Ne parlai con Pavel.

Conosci la mia opinione di lui, iniziò a dirmi con irritazione. Tutto suona falso e teatrale. Egli pronuncia le parole, e si sente che il tono e la dizione sono preparati in partenza, e che si guarda intorno per vedere che tipo di impressione quelle parole creano negli altri. Io lo conosco, e non posso liberarmi da questa sensazione. Per me, al contrario, il servizio della chiesa è amato proprio quando viene condotto come in ogni parte della Russia, dove è goffo, caotico, e via dicendo. Amo l’aspetto degli schiavi, mentre tu vorresti che perfino gli stracci sembrino irreali e abbiano i bordi di seta. Ciò che sto dicendo è evangelico, non solo ortodosso. Perché Cristo amava tanto la compagnia delle prostitute e dei pubblicani? Immaginale: erano vere puttane che litigavano, parlavano in modo indecente, imprecavano… e Cristo preferiva la loro compagnia a quella dei farisei. Pensaci, perché si dice, ‘Il potere di Dio si vede nella povertà’? La povertà non è solo debolezza, non è qualche malattia poetica come la tubercolosi, ma peccaminosità, corruzione. Cristo stava con i peccatori non solo perché ne avevano più bisogno, ma perché per Lui era più piacevole stare con loro; li amava per la loro semplicità e umiltà.

Gianni Criveller

 

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.