Peste in Cina

La morte nera, la peste polmonare è riapparsa in Cina. Ha rifatto capolino nella remota provicia dello Qinghai, dove già si lamentano tre morti. Circa dieci giorni fa le autorità cinesi, resisi della gravità della situazione, avevano messo in quarantena l’intero villaggio di Ziketan, che conta diecimila anime. Ma poi, con un tempismo che ha sorpreso e sconcertato anche gli esperti della organizzazione mondiale della sanità,  sabato notte l’hanno sollevata.  Una dozzina di persone erano state infettate, mostrando i sintomi della malattia, ma erano state curate. Il cordone sanitario, avente un diametro di venticinque chilometri, che era stato posto attorno a Ziketan e che aveva un diametro di 25 chilometri, pare che non abbia funzionato come speravano, nonostante le assicurazione contrarie delle autorità sanitarie cinesi che sostengono che nessuno sia riuscito a uscire. Risulta però che le cose non stiano proprio così. Si erano registrate fughe di contadini terrorizzati, con il pericolo di diffondere il contagio nei villaggi vicini. Ai giornalisti non vien concesso di vistare queste zone, ma un cronista di un settimane cinese era riuscito a intervistare un lavorante stagionale, che gli aveva rivelato che, non solo erano fuggite delle persone dall’interno del cordone sanitario, ma anche che i paesi vicini s’erano spopolati.  L’origine dell’infezione pare sia da ricercarsi in un cane che ha divorato un opossum trovato già morto di peste e poi il suo padrone, un allevatore di 32, lo aveva seppellito senza alcuna protezione. Era stato lui la prima vittima umana del morbo, come il suo cane nel giro di 24 ore, infettando a sua volta dei vicini di casa. Un uomo di 34 anni e uno di 73 anni, che erano poi, a loro volta deceduti.

Questa variante della peste bubbonica, nota come pestis siderans o polmonare, pare essere molto più virulenta di quella descritta nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Il batterio che la provoca è lo stesso, noto come yersinia pestis, ma il punto di attacco è nell’apparato respiratorio, invece che nei linfonodi, provocando un edema polmonare. La mortalità per questa variante è del 90 per cento degli infettati, contro il cinquanta della variante bubbonica (nota anche come peste nera, per via degli ematomi che si formano sulla pelle) se entrambe queste forme infettive non vengono rapidamente trattate. Per essere colpiti da peste polmonare basta un colpo di tosse, non è necessaria la puntura di una zecca, come nel caso della variante bubbonica.

Questa malattia che dimezzò la popolazione europea durante il medioevo, e che la colpì ancora in ondate successive nei secoli futuri, sino alla fine del ‘600, proveniva dall’Oriente e si diffondeva trasmessa da roditori. Si dice che nella sua totalità abbia ucciso duecento milioni di persone nella sola Europa, a partire dalla sua prima apparizione in epoca tardo romana. Essendo causata da un un batterio e non da un virus, questa malattia è oggi agevolmente trattabile con antibiotici, ma in località remote, come il Qinghai, che si trova sotto al Tibet, può provocare un gran numero di morti, dato che uccide nel giro di uno o due giorni tutti coloro che ne vengono infettati, se non vengono curati con prontezza.

Il timore iniziale di molti, non appena apparve questa malattia, circa due settimane or sono, era che  prima che la macchina sanitaria del governo si potesse mobilitare e cominciasse a giungere sul posto tutti i rimedi necessari, sarebbero passati troppi giorni.

Il fatto che la quarantena sia stata sollevata con tanta celerità dimostra invece che le autorità sono preoccupate dalle possibili ripercussioni economiche di questa infezione, su un territorio che è già uno dei più poveri dell’intera Cina. In ciò pare che le cose al mondo non siano mutate molto dai tempi del Manzoni: gli stessi timori e la stessa cecità da parte delle autorità. Tutti abbiamo letto nelle scuole superiori il capolavoro del Manzoni e possiamo ricordare le sue magistrali descrizioni di come avessero reagito le autorità spagnole sotto alla pressione popolare. Una piccola divagazione storica: pochi sanno che la felice intuizione manzoniana circa l’origine del contagio, egli l’abbia presa da un amico medico, al quale riservò l’onore di una citazione in nota: Enrico Acerbi “Del morbo petecchiale e degli altri contagi”. L’Acerbi, nativo di Castano Primo in provincia di Milano, morì troppo giovane per portare a piena maturazione la sua felice intuizione, frutto di una attenta ricerca, ma dobbiamo ricordare che fu uno dei primi medici al mondo a intuire che all’origine delle malattie infettive esistessero degli orginismi elemntari, non visibili a occhio nudo. Un concetto che venne poi dimostrato sperimentalmente dal tedesco Robert Koch.

Il nome dato al battere yersina pestis deriva dal nome del suo scopritore, Alexandre Yersin, un francese che lavorò a Hong Kong e dove nel 1894 riuscì a separare l’agente patogeno. La sua opera venne agevolata da un sacerdote del PIME, pontificio istituto missioni estere, un brianzolo chiamato Bernardo Viganò che, avendo intuito l’importanza delle sue ricerche, non gli fece mancare i cadaveri di peste, che a quell’epoca colpiva anche il porto di Hong Kong.

Angelo Paratico

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