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La Grande Paura

10,20

di Ermanno Bencivenga

136 pagine

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Descrizione

Non stiamo giocando a briscola, dove anche il due del seme privilegiato l’ha vinta sull’asso di un altro seme. (Mi ha sempre divertito il fatto che in inglese «briscola» si dica «trump».) Stiamo «giocando» a costruire una casa comune, in cui tutti devono sentirsi rappresentati: qualcuno dovrà stringersi un poco per fare posto ai compagni, o dovrà trovare un compromesso con le proprie preferenze alimentari perché siano rispettate le loro, allo scopo che tutti si sentano bene accolti. Chi fa la voce grossa e crede così di averla vinta lo metteremo in castigo; ma saremo lieti di liberarlo appena smetta di fare il prepotente. Se così staranno le cose, la nostra casa sarà salda e stabile come la repubblica romana; in caso contrario, arroganza e sicumera non potranno impedire che il vento se la porti via.

La pandemia da Covid-19 ha avuto un impatto paragonabile a una guerra mondiale. Oltre che dal virus, però, l’umanità è stata contagiata da un’emozione più letale di ogni morbo: un terrore generalizzato, diffuso con insistenza dai media e strumentalizzato dai governi per adottare misure liberticide e tiranniche. Incalzati da un’irresistibile urgenza, i cittadini hanno perso l’occasione, e a lungo andare l’abitudine, di ragionare, discutere, soppesare responsabilmente le varie priorità che organizzano la nostra convivenza. Hanno sospeso e così annullato la politica, intesa come confronto tra diversi (gruppi, interessi, valori, progetti), e hanno acconsentito, spesso di buon grado, che l’unico fine della sopravvivenza prevalesse in modo assoluto su ogni altro. Rinunciando così a tutto ciò che definisce una vita umana: la socialità, la morale, l’educazione. Arrivando a vivere paradossalmente (ma neanche tanto) una vita che è una forma di morte.

Pur avendo le sue personali opinioni sui fatti di questa vicenda, Bencivenga, che non è né un medico né un esperto di statistica, non entra nel loro merito. Disegna invece, da filosofico amante della saggezza, la fisionomia e il significato dell’esperienza deviante in cui siamo immersi, guidando il lettore in un percorso di quieta riflessione su temi regolarmente abusati da fretta e tracotanza e collocandosi sullo sfondo di quanti, vincendo la paura, investendo il proprio ingegno e sacrificando la propria vita, avevano scommesso, anche per noi, su un destino più degno.

Ermanno Bencivenga è Distinguished Professor of Philosophy and the Humanities all’Università di California. È autore di oltre sessanta libri in tre lingue. In Oltre la tolleranza (Feltrinelli 1992), Manifesto per un mondo senza lavoro (Feltrinelli 1999) e Parole che contano (Mondadori 2004) ha elaborato un’utopia politica. Per il grande pubblico ha scritto, fra l’altro, La filosofia in ottantadue favole (Mondadori 2017), La stupidità del male (Feltrinelli 2019), 100 idee di cui non sapevi di aver bisogno (Rizzoli 2020), Nel nome del padre e del figlio (Hoepli 2020) e Critica della ragione digitale (Feltrinelli 2020). La sua tragedia Abramo è stata rappresentata dal Teatro Kismet di Bari e dal Teatro delle Ali di Breno (Brescia). Ha contribuito circa cinquecento articoli a testate nazionali; attualmente, collabora a Il Sole-24 Ore.

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