La Premessa al mio libro su Leonardo Da Vinci, definito ‘psicotico e figlio di una schiava’

La storia non può essere interpretata esclusivamente analizzando fatti e documenti. Gli storici devono seguire indizi, ricordi e impressioni, poiché talora le prove non esistono, oppure, se esistono, sono distorte e confuse. Quando si studiano la vita e le opere di Leonardo Da Vinci questo problema si fa particolarmente acuto, giacché, nonostante tutti gli sforzi compiuti da grandi storici, la sua vita resta un enigma. Forse, nuovi documenti emergeranno in futuro, mettendo alla prova ipotesi oggi ritenute credibili e sicure, ma allo stato attuale delle cose si può affermare che conosciamo più dettagli biografici di tanti artisti rinascimentali, tutto sommato minori, che non del grande Leonardo. Sappiamo che Leonardo Da Vinci nacque il 15 aprile 1452, a Vinci, in Toscana, da genitori non legati da vincolo matrimoniale: la sua fu dunque una nascita accidentale, il risultato d’un furtivo amplesso fra ser Piero d’Antonio Da Vinci (1426- 1504) — un rampante notaio della Repubblica Fiorentina — e una misteriosa Caterina (1427/34-1494). Questa ragazza non poteva sperare di diventare la sua legittima sposa, poiché ser Piero fu un professionista ambizioso, con forti aspirazioni al successo materiale e all’acquisizione di clienti nel competitivo mondo finanziario e mercantile fiorentino. Uno dei requisiti indispensabili per salire la scala sociale era lo sposarsi bene e, per rimediare al faux pas compiuto con una ragazza priva di mezzi, ser Piero agì da sensale nei confronti della sua vittima, dopo il parto, offrendola in sposa a uno dei suoi aiutanti: Antonio di Piero del Vaccha d’Andrea Buti, soprannominato l’Accattabriga: un nomignolo che, ieri come oggi, indica una persona facilmente irritabile e prepotente. Caterina continuò a vivere a Vinci, dopo che vi era stata portata da Firenze per darvi alla luce Leonardo, badando al suo nuovo marito e ai cinque figli che successivamente la coppia mise al mondo. Non si ha ragione di dubitare che Leonardo fu in quotidiano contatto con sua madre, benché alcuni biografi, senza averne le prove, accettano l’immagine romantica di un bambino strappato al seno materno subito dopo lo svezzamento e affidato da ser Piero alla sua legittima moglie, Albiera, impalmata a Firenze. Nulla sappiamo della gioventù di Leonardo: dove la trascorse e con chi, e nulla conosciamo della sua educazione e dei suoi maestri, se mai ne ebbe, poiché egli si definì un omo sanza lettere. Sappiamo soltanto che fu impiegato nella bottega di Andrea di Michele di Francesco Cione, detto il Verrocchio (1435-1488) a Firenze, ma ciò accadde quando Leonardo aveva già diciotto anni — infatti, a diciassette anni, appare ancora in una dichiarazione dei redditi3 presentata da suo padre — e quando il suo enorme talento artistico s’era già manifestato. È dunque ragionevole ipotizzare che Leonardo trascorse la propria gioventù a Vinci, vicino alla madre e al padre adottivo, non distante dalla chiesa di San Pantaleo, alla periferia del paese, a Campo Zeppi, anziché a Firenze, dove suo padre perseguiva la propria carriera legale.

Leonardo, figlio illegittimo di ser Piero e di Caterina, deve aver cercato disperatamente quell’accettazione sociale che gli mancava, dopo aver realizzato che la sua posizione non sarebbe mai stata legalizzata. Il motivo per cui non sarebbe mai stato pienamente integrato nella famiglia dei Da Vinci, a differenza di molti altri illegittimi, deve essere dipeso dallo stato sociale di sua madre, una schiava straniera. Anche fra le classi dominanti l’essere nati illegittimi, in quei tempi, non era un fatto raro o straordinario. Tuttavia, nel caso di Leonardo, si avverte la presenza di qualcosa di peggiore, che può solo essere messo in relazione con lo stato sociale di sua madre. Forse, fu proprio questo che gettò un’ombra oscura su tutta la sua esistenza anche se, sfortunatamente, ne sappiamo assai poco, visto che egli fu un uomo assai riservato, che mai abbassò la guardia nei suoi scritti per rivelare questo suo peccato originale. Meditando sulla figura di Caterina, lo storico Edmondo Solmi (1874-1912) scrisse: “Sembra quasi che la natura, dopo aver prodotto il miracolo, abbia voluto coprire d’un velo impenetrabile il luogo e l’essere umano, che sono stati strumento al miracoloso effetto.” Sigmund Freud fu il primo a proporre un’interpretazione del carattere di Leonardo Da Vinci basata sull’influenza emotiva esercitata da sua madre, presentando la sua intuizione in un libro intitolato Un ricordo d’infanzia di Leonardo Da Vinci. Sin dalla sua pubblicazione, avvenuta nel 1910, il libro di Freud si è dimostrato sorprendentemente corretto su molti punti, una volta che i diversi tasselli dell’enigma leonardesco, come in un puzzle, vanno trovando il proprio posto. Questa geniale operetta di Freud verrà spesso citata nelle pagine seguenti. Dunque, cosa si nasconde dietro la riluttanza di Leonardo nel rivelarci il proprio retaggio familiare? Si ha motivo di pensare che la sua reticenza e la sua cautela siano dovute all’esotica etnia della madre. Questo sarà il leitmotiv del nostro libro, in contrasto con le tante biografie già pubblicate, le quali, pur essendo continuamente riscritte, non tentano affatto di far luce su di lei. La conclusione che si raggiunge è che Caterina, la madre di Leonardo, fu una schiava domestica cinese o tartara: ovvero una donna che, quasi per osmosi, fu in grado di trasmettere al sensibilissimo figlio una piccola parte della propria cultura etnica. Questo, tutto sommato, può essere stato il segreto più oscuro di Leonardo: egli non fu solo il figlio illegittimo di ser Piero, ma fu anche il figlio di una schiava domestica con radici orientali. Per suffragare la nostra ipotesi, taglieremo con il rasoio di Occam il corpus delle opere di Leonardo, compiendo controlli incrociati sugli scarsi riferimenti biografici a nostra disposizione e utilizzando i documenti emersi nel corso degli anni dagli archivi. Caterina dev’essere stata solo una bambina quando fu catturata da cavalieri mongoli e gettata in schiavitù, ma, ciò nonostante, è possibile che alcune ombre del suo paese perduto siano rimaste impresse nella sua mente. I tratti orientali del volto di Caterina non furono ricordati a Vinci perché — contrariamente a quanto si pensa oggi — in quell’epoca in Toscana gli schiavi orientali erano assai comuni, come scrissero gli storici Zanelli, Livi e Cibrario.
Gran parte di essi venivano chiamati tartari un termine generico usato per indicare varie tribù estremo-orientali poste sotto al dominio mongolo, cinesi compresi. George H. Edgell scrisse: “Poiché entrarono a migliaia, essi furono rapidamente assorbiti nella popolazione indigena, ma il ceppo mongolo potrebbe non essere stato raro nelle case e per le strade della Toscana”. Ginevra Datini, l’amatissima figlia del mercante tardomedievale Francesco Datini (1335-1410), nacque da una schiava domestica tartara, chiamata Lucia, che serviva in casa sua. Questa straordinaria scoperta non sarebbe mai avvenuta senza il ritrovamento fortuito, avvenuto nel diciannovesimo secolo, di un vero e proprio tesoro di lettere e di documenti che erano stati nascosti all’interno di una nicchia in un muro di Palazzo Datini, a Prato. 150.000 lettere, 500 registri dei conti, 300 contratti societari, 400 contratti di assicurazione, migliaia di polizze di cambio e di assegni. Tale ritrovamento ha mutato la nostra visione del tardo Medioevo europeo ma, sfortunatamente, non abbiamo ritrovato nulla di lontanamente paragonabile per Leonardo Da Vinci e la sua famiglia. Questo libro presenta una serie di documenti sulle origini di Caterina e sulla possibile influenza emotiva da lei esercitata sul proprio primogenito, offrendo sia prove concrete che deduzioni logiche che spiegano perché Leonardo Da Vinci ci appare più come un letterato cinese della dinastia cinese dei Ming che uno dei vanagloriosi caratteri del nostro Rinascimento, come Michelangelo Buonarroti, Benvenuto Cellini e Pietro Aretino. Verrà esaminato il Leonardo Da Vinci uomo, presentando ciò che potrebbe essere il suo più intimo segreto, ovvero — come Sigmund Freud distintamente sospettò — l’enigma di sua madre, Caterina, e l’influenza pressoché inesistente di un padre come ser Piero, con il quale Leonardo ebbe scarsi contatti e che, alla fine, disprezzò. Leonardo soffriva di disortografia — un disturbo neurologico comune in bambini in età scolare, caratterizzato dall’incapacità di apprendere l’ortografia e che è associabile alla dislessia, spesso causata da problemi emotivi e affettivi. Come ebbe a scrivere un grande pensatore come Lauro Galzigna (1933-2014): Nella comunità umana sono considerati geni gli individui di ingegno superiore, capaci di grandi scoperte ricordate dalla posterità…Vedere ciò che è nascosto ai comuni mortali può essere infatti un premio o una punizione riservata a chi è uscito dalla normalità per addentrarsi, più o meno profondamente, nei sentieri della follia…La pittura in generale è una pratica a cui concorrono perizia artigianale, attività percettiva e capacità di elaborarne i risultati con i contributi della memoria e dell’inconscio. Essa si basa sulla manipolazione di immagini contenenti significati e valori occulti esplicitati secondo un simbolismo e con colori simili o diversi dai colori della natura… In fondo, l’opera di un genio si può considerare speculare al delirio di un folle, in quanto entrambe esprimono una sorta di acting out che origina dal rapporto dei due individui in questione con il mondo. Dunque, il grande Leonardo fu certamente uno psicotico, forse a causa di forti traumi subiti in gioventù e la sua vita fu una costante lotta per trascendere il proprio passato, fu un narcisista dalla personalità divisa che si poneva degli obiettivi intrinsecamente irraggiungibili che alimentarono la sua inestinguibile insoddisfazione. Fu questo che gli consentì di salire sopra a vette mai prima esplorate, ma, una volta giunto alla loro sommità, non vi trova alcun appagamento alle proprie turbe interiori, perché dietro a ogni vetta ne sorge una più alta, che lo costringe a riprendere l’ascesa.

Angelo Paratico

What a ride! Posts about China & Leonardo cause a storm.

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It all started with an innocent post on B39 about the similarities between the church of Saint Paul of Macau with a mysterious sketch by Leonardo Da Vinci kept at Venice’s Gallerie dell’Accademia – please, search my blog and your will find 4 articles worth reading on Leonardo Da Vinci.
That article caught the attention of Ricardo Pinto, the maverick owner of the Portuguese newspaper Ponto Final, which is published in Macau.
In the interview, which was run three weeks ago, I had mentioned a book on Leonardo which I have nearly completed. That article was read by Raquel Carvalho, a Portuguese speaking reporter with the South China Morning Post in Hong Kong and she did an interview with me which was printed on November 23rd on the South China Morning Post. Then an Italian article on the blog of Dino Messina ‘La Nostra Storia’ on Corriere della Sera added fuel to the fire.
From there it was picked up by the Daily Mail in Great Britain and soon after the floodgates were shut wide open: The Telegraph, Le Figaro, Liberation, Pravda, Die Zeit, Il Messaggero, several South American, Australian, Turkish, Indian, Pakistani and Chinese newspapers run the same story. Bloggers in China and Taiwan had field days, particularly on December 3rd, with 4.5 million openings and 180.000 comments.
Tomorrow morning 5 December I’ll be at the BBC with Rico Hizon, broadcasting from Singapore, I have received an offer for documentary from Australia.

Well, now speaking about my book I can say that is nearly ready and that I have a sort of agreement with a Chinese publisher, not yet finalized, and I’ll have to translated it from English into Chinese but I am still looking for a serious publisher in Great Britain, or the USA and Australia. If you are interested in it, please, just send me an email and I’ll consider it.

 

6 December. I have received an offer from a serious English publisher…