Paolo Mieli a Passato e Presente massacra Confucio

Il pur bravo Paolo Mieli non conosce bene l’Oriente. Questo lo abbiamo capito guardando la sua ultima trasmissione dedicata al “Saggio delle Diecimila Generazioni”, Confucio.

Eccola:

Pur avendo in sala l’ottimo Giovanni Andornino, storico torinese, il livello della trasmissione è rimasto basso, anche perché il professore non ha saputo contrastare certe affermazioni del Mieli, che ha attinto a piene mani da fake news riportate in internet.  Ha paragonato Mao a Confucio, nel suo voler fare tabula rasa della Cina e poi tratto di tasca un libretto rosso, dicendo che veniva regalato ai cinesi. In realtà Mao era ricco grazie ai proventi derivanti dalla vendita di quella incomprensibile polpetta rossa, che, come gli ha ricordato Andornino, fu opera di Lin Biao e non di Mao.

Eppure Andornino si è dimostrato molto preparato sull’argomento, anche se, un po’ pavidamente, non ha voluto spiegare al Mieli che i vecchi (e meno vecchi) proverbi che citava erano solo vaghe attribuzioni a Confucio, non erano di Confucio. I contadini cinesi, da tempo immemorabile, quando ripetono una delle loro massime tendono a puntellarla aggiungendo che lo ha detto Confucio. Abbiamo colto lo sguardo scettico di Andornino, mentre Mieli snocciolava parole leggendole da un foglio, eppure se ne è stato zitto. Inoltre, ha avuto una caduta di stile, rispondendo alla solita richiesta di Mieli di suggerire un testo, non facendo nulla di meglio che promuovere un libro scritto da un suo collega di Venezia, commentato da un’altra sua collega di Bologna. Tralasciando così tutti i testi seri e importanti disponibili sull’argomento.  Anche i tre storici in erba presenti in studio. oggi, non hanno volato in alto, ma hanno ripetuto solo certi lisi e consumati luoghi comuni.

Una puntata da dimenticare.

 

 

 

Confucio sulle Ferrovie Italiane

Confucio (551 – 479 a.C.) soleva ripetere che quando le parole perdono il proprio significato, una società decade. Per questo uno dei suoi temi centrali d’insegnamento fu detto della “rettificazione dei nomi”.

Vi sono vari passaggi nel suo Libro dei Detti Lun Yu nel quale questo suo concetto viene presentato e discusso, basti qui la sua celebre esclamazione: “Ah, un recipiente angolare senza angoli!”
Questo passo viene interpretato con il fatto che quel tal recipiente aveva perso la sua forma originaria ma aveva mantenuto il suo nome, che lo definiva appunto…angolare.

Pensavo a Confucio durante un recente viaggio in treno, su di una Freccia Rossa, fra Verona e Milano e ritorno. Dopo ogni stazione la voce registrata di una donna ripeteva: “Preghiamo i signori viaggiatori di abbassare il volume dei propri cellulari e moderare il tono della voce”.
Moderare il tono? E che vuol dire? Intende dire il volume della propria voce e non il tono?
Il termine tono deriva dal greco antico τόνος (tonos, dal verbo τείνω ovvero teinō, allungarsi) e in linguistica il tono è un atto caratterizzato dalla variazione dell’altezza del suono di una sillaba.
In alcune lingue del mondo, come il cinese, tailandese e vietnamita, il tono è distintivo, permette di distinguere parole per il resto omofone.

In italiano l’intonazione ascendente caratterizza le frasi interrogative, quella piana caratterizza le frasi assertive, mentre una curva discendente indica un comando.

Dunque, la moderazione del tono che ci vien richiesta dalle Ferrovie Italiane vorrebbe costringerci a non usare il tono ascendente e dunque non far domande?