Una straordinaria opera d’arte di Leonardo da Vinci, ritrovata e presentata

Sulla copertina del libro di Angelo Paratico “Leonardo Da Vinci. Lo psicotico figlio di una schiava” edito da Gingko Edizioni, Verona, euro 16,  appare una quadrella rappresentante l’Arcangelo Gabriele, ma che potrebbe essere in realtà un autoritratto del giovane Leonardo Da Vinci. L’introduzione  è di Salvatore Giannella, un grande giornalista e scrittore, nonché acutissimo indagatore di misteri e bellezze italiane.

Questo libro di Paratico è una riedizione di un suo testo precedente, uscito prima in inglese, ma con sostanziali aggiunte e correzioni. Tale quadrella (o mattonella che dir si voglia) lascia a bocca aperta tutti coloro che l’ammirano, per via della fortissima carica magnetica che sprigiona, un po’ come con la Gioconda al Louvre o la Ginevra de’ Benci, alla National Gallery di Washington.

Siamo certi che nel 2019, cadendo il cinquecentesimo anniversario della morte del Maestro fiorentino, sentiremo parlare molto di questa magnifica opera – che attualmente si trova nel caveau d’una banca fiorentina – essendo previste mostre ed esibizioni un po’ in tutta Italia, dove verrà mostrata al pubblico.

Ciò che ci pare particolarmente impressionante di quest’opera ritrovata è che ha risposto positivamente a tutti i test scientifici ai quali è stata sottoposta e, inoltre, è addirittura firmata. Un fatto assai raro quando si parla di Leonardo Da Vinci.
Nel libro di Paratico troviamo un capitolo (il Settimo) dedicato interamente alla storia di questo ritrovamento e della sua convalida, effettuata non solo con mezzi scientifici da tre laboratori indipendenti ma anche da un’espertissima grafologa, Ivana Bonfantino, che ha confermato che i minuscoli scarabocchi visibili con una lente d’ingrandimento sulla mattonella sono davvero di Leonardo e che solo un falsario davvero straordinario avrebbe potuto imitarli e, si badi bene, di questa quadrella esiste traccia documentaria già nell’ottocento.

Bonfantino e Solari a Roma

Leonardo produsse molto nella sua breve vita (67 anni), anche se mai completò ciò che doveva finire e questo fatto va messo in relazione con la sua forma mentis: voleva stabilire la propria originalità su tutti gli altri e una volta che questo scopo era stato raggiunto, la sua personalità divisa lo spingeva a dedicarsi ad altro.
Certi aspetti psicotici di Leonardo, erano stati evidenziati in un precedente articolo di Ambrogio Bianchi sul blog di Dino Messina del Corriere della Sera ( http://lanostrastoria.corriere.it/2018/12/04/il-male-oscuro-di-leonardo-da-vnci/ ). Crediamo dunque che Leonardo vi abbia ritratto sé stesso, per via del proprio prorompente narcisismo e anche per comodità, mettendosi uno o due specchi davanti.

Tale quadrella di 20×20 cm, fatta di terracotta, è stata prodotta con un’invetriatura a simil-lustro ed è databile al 1471. Risulta di proprietà della famiglia Fanice da Ravello. Vi troviamo rappresentata la testa dell’Arcangelo Gabriele, con dei tratti decisamente orientali, per via del taglio degli occhi e della posizione degli zigomi, un fatto comune nel primo Leonardo e che si può notare nelle sue prime Madonne e anche nella sua Ginevra de’ Benci (Dama del Lichtenstein).
La quadrella possiede anche un “da Vinci Lionardo 1471”, dipinto mediante un’evidente addizione cromatica, eseguita con un pennello. Leonardo nel 1471 aveva 18/19 anni.
Nel capitolo relativo alle influenze orientali di Leonardo vien presentato un disegno del giovane Leonardo che risulta datato 5 agosto 1473, dunque Leonardo Da Vinci firmava maggiormente le proprie opere rispetto a quanto farà in età matura e questo può forse essere spiegato con un suo forte desiderio d’affermazione della propria personalità, un suo voler mettere nero su bianco che lui era un Da Vinci, anche se il padre non aveva mai legalizzato la sua posizione.

Il test di termoluminescenza condotto sulla quadrella dalla società Arcadia di Milano, ha confermato la datazione. Ulteriori test sono stati condotti dal Centro diagnostico C.S.G. Palladio di Vicenza con un’indagine micro-stratigrafica e un’analisi XRF dei pigmenti, di tipo non invasivo. La Emmebi Diagnosi Artistica di Roma ha condotto esami riflettografici che hanno rivelato certi elementi preparatorii che confermano il fatto che non si tratta d’una volgare imitazione.

È stata inoltre effettuata un’indagine di tipo micro-distruttivo, mediante prelievo di un campione analizzato in sezione micro-stratigrafica per caratterizzare i materiali, in particolare quelli dello strato lucido in superficie, al fine di stabilire se il manufatto rientrasse nella categoria delle maioliche invetriate o se, diversamente, la decorazione fosse il prodotto di stesure pittoriche antiche e di eventuali ridipinture successivamente ricoperte da strati di vernice lucida.
Non sono mancate le polemiche dopo la presentazione del Prof. Solari e della grafologa, Ivana R. Bonfantino, tenutasi a Roma il 21 giugno 2018. Eppure, nessuno ha mai usato dei seri argomenti che possano scientificamente disapprovare quanto è stato proposto.

La quadrella non è in lustro, bensì in una maiolica invetriata dipinta a simil-lustro, una tecnica sviluppata dai maestri toscani per resistere alla concorrenza dei più economici spagnoli. Nel suo trattato della pittura, Leonardo sembra far riferimento a questo procedimento di smaltatura a simil-lustro che serve, secondo lui, a far una pittura “d’eterna vernice…”

La struttura del retro della piastrella è molto simile a quella di una piastrella facente parte di un pannello murale del 1500, esposto nella Pinacoteca civica di Savona, con un motivo geometrico costituito da un riquadro con venticinque tasselli allineati in file di cinque; sul retro di una piastrella del ceramista Antonio Fedeli, eseguita nel 1493 per Isabella d’Este, sono presenti tre cerchi concentrici che non sono stati ottenuti mediante un calco o uno stampo: molto probabilmente un sistema simile fu utilizzato per imprimere i trentasei cerchi cavi sul retro dell’Arcangelo Gabriele e si sono trovati degli schizzi di Leonardo per produrre questo tipo di macchina, capace d’imprimere tali segni sul retro delle piastrelle. Un modellino funzionante di tale macchina è visibile presso il “Museo Leonardo Da Vinci” in Via della Conciliazione 19, a Roma.

Schizzo di Leonardo che rappresenta la macchina per imprimere il retro delle mattonelle.

 

Another fake Leonardo da Vinci? Possibly not…

A small tile bearing the image of the Archangel Gabriel is, according to some art experts in Rome, the oldest surviving work made by Leonardo da Vinci. He did it when he was 17 and it is the only one bearing his signature. Except for a sketch with a view of the Valdinievole on paper, kept at the Uffizi Museum in Florence and drawn when he was 20, there is nothing else signed.

Prof. Ernesto Solari thinks that it a self-portrait of Leonardo and, we have to admit that, its likeliness with the David by Verrocchio are indeed impressive. Leonardo shows here a strong oriental look, with thin eyebrows, low cheeks. These are traits which not necessarily derives from his mother being an Oriental slave – as we have argued – but that was a typical mark of the old Sienese school of painting, which was often used for the representation of  sacred images. This is clearly visible in Giotto and Simone Martini

Solari’s claim was dismissed out of hand by Leonardo’s expert Martin Kemp, who told to the Guardian newspaper: “The chance of its being by Leonardo is less than zero. The silly season for Leonardo never closes.” But Kempt, like the late Carlo Pedretti, is very strong on documents but has little eyes for art. Both of them did several mistakes authenticating works which were then proven false.

The tile was presented encased in a glass at a press conference in Rome by Prof Ernesto Solari, who has written extensively on the Renaissance genius, there was also Ivana Bonfantin, a handwriting expert, who is sure that the small handwriting scratched under the glaze were drawn by Leonardo’s heavenly hand.

There are signatures et inscriptions all over it including a sequence of numbers and Leonardo’s signature back to front in his mirror-writing with a coded message translated as: “I, Leonardo da Vinci, born in 1452, represented myself as the Archangel Gabriel in 1471.”

According to Prof. Solari extensive scientific dating tests, including thermoluminescence (TL), bear out the 15th century date of the tile, which is owned by an aristocratic family in Ravello.

He further adds that the tile was fired in the pottery kiln of Leonardo’s paternal grandparents. This we think unlikely considering that they could not fire pieces of such beauty, but only very basic ones.

Should we conclude that it is a XIX copy? I am afraid we cannot do it. How to explain the positive TL test? Since it shows a firing around the date indicated, then, it should really be a Leonardo da Vinci work. Being a glazed tile it is not possible to use an old tile, then glaze it and have it refired, otherwise the TL test will not respond.

Our conclusioni is that if the TL test is really positive then it can only be a Leonardo Da Vinci.

 

Morto Carlo Pedretti, uno dei massimi esperti di Leonardo Da Vinci

Il 5 gennaio 2018 nella sua casa di Lamporecchio, in provincia di Pistoia, è morto Carlo Pedretti, considerato in tutto il mondo uno dei massimi esperti su Leonardo Da Vinci, al quale ha dedicato la propria esistenza. Avrebbe compiuto 90 anni proprio il 6 gennaio. Pedretti era originario di Bologna e dall’età di 13 anni fu in grado di scrivere a lettere rovesciate, usando la mano sinistra, a imitazione del grande genio toscano. A 16 anni pubblicò il suo primo articolo dedicato a Leonardo e nel 1944, all’età di 23 anni, veniva giudicato un grande esperto.  Non l’ho mai incontrato di persona, ma ho comunicato con lui solo via email, grazie all’amico scrittore Salvatore Giannella, al quale era molto legato.

Lo storico dell’arte inglese, Kenneth Clark, con il quale Pedretti curò l’edizione del fondo di scritti e disegni conservati a Windsor, di proprietà della corona britannica, scrisse di lui: “Pedretti è senza ombra di dubbio il più grande esperto di Leonardo dei nostri tempi”.
Carlo Pedretti fu nominato professore emerito di Storia dell’Arte in studi leonardiani alla University of California, Los Angeles e anche supervisore del fondo Armand Hammer (allora detentore del Codice Hammer, ora Codice Bill Gates). Fu anche un prolifico autore di articoli e di più di 50 libri pubblicati in varie lingue e ha ricevuto svariati riconoscimenti, medaglie, lauree honoris causa, in Italia e all’estero. La lista è troppo lunga per essere riportata qui.

Come ebbe a dire Adolfo Venturi, negli anni ’30: “Autenticare un Leonardo da Vinci è come prendere in mano un ferro rovente” e, come molti altri esperti, pure Pedretti aveva alcune profonde piaghe sulle mani, anche perché quando gli veniva chiesto d’autenticare un dipinto o un disegno di Leonardo si muoveva sempre con baldanzoso entusiasmo ed eccessiva generosità , spesso usando il proprio istinto, invece che la ragione. Quando invece si muoveva fra i documenti antichi era quasi infallibile e possiamo dire che molte delle intuizioni riguardanti Leonardo, oggi comunemente accettate, originano proprio da lui. Il modo stesso in cui vediamo questo grande artista del Rinascimento è stato fortemente influenzato dai suoi studi e dalle sue ricerche.
“La morte di ogni vecchio è come una biblioteca che brucia” dice un vecchio proverbio, ma nel caso di Pedretti questa immaginaria biblioteca è enorme nella sua estensione. Unica nostra consolazione è il pensare che una delle prime persone che ha incontrato quando  è morto – alla termine del cono di luce – è stato proprio Leonardo Da Vinci, che gli avrà svelato gli ultimi suoi segreti.

Walter Isaacson’s Leonardo da Vinci. The Biography.

Walter Isaacson is the CEO of the Aspen Institute. He has been the chairman of the CNN and managing editor of Time Magazine. Furthermore, he has written quite a number of large books, including a biography of Steve Jobs, Einstein, Benjamin Franklin and Kissinger. Mind you, we are dealing here with a man of great importance!

His latest book is a biography of Leonardo da Vinci, aptly titled “The Biography” as to say that is the definitive one? Or the latest one? OK, never mind. I bought it because when dealing with Leonardo’s Salvator Mundi recently sold at Christie’s at a record price, Isaacson had created waves around the world somewhat describing the crystal orb in the hand of the Christ-like figure represented there as being “not-leonardian” since there were no distortions created by the light passing through the perfectly painted ball.  It was a timely observation, which put this book into the spotlight in all magazines and newspapers, at the right time.  Out of curiosity, I ordered his book, which arrived two days ago. On dealing with Caterina, Leonardo’s mother, the author mentioned, in a note, my book – he even seems to have read it or at least having flipped through it – and because of this I am grateful.

Isaacson mentions the finding, published recently by Martin Kemp and Giuseppe Pallanti, about the theory of Caterina being an orphaned girl of Vinci, a theory already discarded in the 70s by Renzo Cianchi. It is unsupported by documents, as historian Elisabetta Ulivi has demonstrated during a presentation she gave in Florence last week (https://beyondthirtynine.com/caterina-di-cambio-was-she-the-mysterious-mother-of-leonardo-da-vinci-elisabetta-ulivis-latest-discovery/).

After going through it I found several wrong details and fantasy creations, which one would expect by a busy man like Isaacson. An example. There is a picture of the town of Vinci, facing the first chapter, in Tuscany, showing the Church of Santa Croce, where the author says Leonardo was baptized. Well it may have been but there is no record of it. Then, he ignores the fact that his mother and stepfather lived near the San Pantaleo Church, about two kilometers from the center of Vinci, which now lays in ruins.

Ruins of the Church of San Pantaleo

I thought: just wrong beginning, but on the facing page there is Chapter I about Leonardo’s childhood in Vinci and Isaacson says that: “Leonardo da Vinci is sometimes incorrectly called ‘da Vinci.’ as if that were his last name rather than a descriptor meaning ‘from Vinci.” That’s wrong. The Da Vinci’s family went back to the XIII century, if he would have seen the light in London, would we be dealing today with Leonardo da Londra?

Finally, getting over small imprecisions, I must admit that this is a well written and well researched book, containing all the recent findings about Leonardo, all included and discussed. It is worth buying and reading it.

 

 

 

 

 

 

 

Leonardo’s Salvator Mundi. Is it a genuine prank?

The painting on the left is going to be sold at Christie’s New York on 15 November. It underwent  a very strong cleaning, to remove all the additions made throughout the centuries  and, after restoration,  it appears to be a genuine work by Leonardo Da Vinci.  This is proven also by several others clues: the pentimenti seen using X-rays, the brush strokes and the preparatory sketches found in his notebooks. This picture was possibly painted in Milan during his second stay and, perhaps for Charles D’Amboise, the French governor or even for his master, King Louis XII. Notwithstanding its grace, there is curious detail in this masterpiece which has been overlooked by historians and art critics: the cross on the orb is missing!

The representation of Christ’s as Salvator Mundi (Latin for saviour of the world) is not rare, starting with the end of the XV century: with Carlo Crivelli (1472); Cima da Conegliano (1497) and then several Northern painters, such as Jan van Eyck, Hans Memling. Afterward also Leonardo Da Vinci, Durer, Antonello da Messina, Previtali, Titian and several others tried their hand at it, producing slightly different versions.

With such representation, Christ is always shown with the right hand raised in a blessing and his left hand is holding a crystal orb, surmounted by a cross, the ensemble is known as globus cruciger. Only in Leonardo Da Vinci’s representation of the Salvator Mundi there is no cross over the orb, which seems rather odd. Given the fact that the orb put in the hand of Christ, not only represented the Earth but also the coming of the Apocalypse, it goes without saying that it is charged with deep eschatological meanings.

Carlo Crivelli (1472)

 

The use of crystal balls seems to have begun in Medieval times and some were found in the royal burials of the Merovingian.
The first documented use of a crystal ball to divine the future appears with the British mathematician and occultist, John Dee – an adviser of Queen Elisabeth I – who had claimed to have received it from an angel, on 21 November 1582 and then used it with fellow occultist Edward Kelley. Kept with its mounting at the British Museum in London, it is made of beryl with a diameter of 6 cm.
Though its path is murky, the crystal ball was used throughout the medieval period by Anglo–Saxons as both a mean of magic and a flashy fashion accessory. It was suggested that Merlin chose to carry one, also made of beryl, in case King Arthur needed a quick prediction.

 

 

http://hk.apple.nextmedia.com/realtime/supplement/20171020/57352532Albrecht Durer (1505)

Since the cross over the ball is missing, is it a way for Leonardo to say that Christ was a fake savior and a wizard, just capable of playing tricks?It is well documented that Leonardo was an atheist throughout the course of his life, even if he did appear to have repented on his death bed, in Amboise, while giving up his soul in the arms of King Francis I of France.

It has been said that the orb do not show any distortion of light, but this may be due to the fact that Leonardo did not care much about it (perhaps made by one of his pupils) or that it is not glass by beryl. In a close up – visible in the film linked below – impurities are highly visible inside the base of the ball.

http://hk.apple.nextmedia.com/realtime/supplement/20171020/57352532

 

Like Water in the Bucket by Paolo De Falco

I met Paolo di Falco during an international congress held at the Toronto University, Canada, in April 2016.
The theme of the congress was “Italy and China, Europe and East Asia: Centuries of Dialogue” and prominent in it were the works by Giuseppe Castiglione, the XVIII century Milanese Jesuit painter working in Beijing at the court of emperor Qianlong.

Paolo was presenting a documentary film entitled “Leonardo” based on certain aspects of a immigrant Chinese community in Apulia, while I was presenting my non-fiction book on Leonardo Da Vinci, an investigation into the possibility that Caterina, his mother, may have been a Chinese slave taken into Italy by Venetian merchants.
Our friendship was cemented by that serendipity.
My hypothesis drew ironic smiles from some academics present there but I did repay them saying that if Leonardo Da Vinci had been an academic, we would be not talking about him today.

Paolo and I, for several hours, strolled aimlessly around Toronto’s busy and cold streets, while he was filming the city and the people. We then discussed at length about our hopes and our aims. There I learned that my fellow traveler has an impeccable career record in Theatre, having worked and studied with the likes of L. de Berardinis, P. Stein, C. Bene, C. Quartucci, P. Brook, J. Grotowsky, T. Kantor. Then, after Theatre, he had crossed into the magic world of cinema, collaborating with A. Grimaldi, P. Squitieri, C. Quartucci, P. Avati. B. Corbucci. R. Mazzotta, A.P. Bacalov, Scavetta. Indeed, all big names in their own fields. Then he switched from actor to film director.

In Albania, he had realized “Il Ponte” from a story written by Kafka, then “Stella Loca” in Argentina. Between 2006 e il 2011 he had shot several documentary films in Argentina, Chile e Brazil, some dedicated to Italian emigration. Then “Leonardo”; The Rooster always crow; “Anatomy Lessons”; “Oedipus and Teseus” “Casello 83” the “Appian Way” plus several others.

However, I remember that during our peripatetic tour of Toronto he kept on going back to music, not filming. He said that he had been the band leader of the “Fools” and that, furthermore, he had played with great musicians. Yes, I remember clearly that back then he was very much taken by his upcoming CD, which he told me he had already set in his mind and as soon as back in Italy he would concentrate on finishing and perfecting all his songs and lyrics. He then added that he was going to use English as a mean of expression, the universal language, as Latin had been until the XVII century all over the world.

“Like water in the bucket” is the wonderful result of his inspiration, a title that reminds me the famous verses dedicated to soldiers: “We are, like leaves on the trees, in Autumn” by the poet Giuseppe Ungaretti.
All the musicians playing with him in this CD are well known but, perhaps the saxophonist, Michele Polga, stands out, deserving a special mention, because of the quality of his performance. Listening, as I did several times, to the “Like Water in the Bucket” I had at first the impression that the mainstream flow of his music was to be found in Jazz, but it was just a superficial impression – several hidden streams run below it – and in fact there are also rock and blues intimations but above else there is a classic flavor, perhaps unconscious, which reminds me of Vincenzo Bellini, the Catanese genius…
I can see readers jump in the chair…but I confess that, I myself, found my impression quite puzzling but then, going back to check Paolo’s biography, I found, lo and behold! that Paolo had studied classic music in his youth.

His CD is a great work of art and I do hope that his music will be performed also on National TV, because Paolo deserves more success and more attention. Finally, let me conclude with a slightly hermetic definition. Which kind of emotions and sensations are we getting, while listening to Paolo’s music? You will feel like moving on a long road towards the end of the night.

Angelo Paratico

 

The CD is available here:

http://www.paolodefalco.it/musica/

 

 

Semplici disegni cinesi e l’arte di Leonardo


I disegni di Leonardo Da Vinci, sparsi nei suoi codici, hanno un qualche cosa di esotico e di magico. Il motivo di ciò sta forse nella precisione e nella fermezza del suo tratto, ma non solo – come spiego nel mio libro a lui dedicato – anche il fatto che vengono gettati sulla pagina bianca in maniera non casuale, spesso combinati a sue parole e descrizioni.
Questo è certamente un fatto atipico nell’arte europea del tempo, mentre era cosa comunissima nell’arte estremo-orientale, soprattutto i quella cinese.

L’uso sapiente degli spazi vuoti crea una impressione di leggerezza, di sospensione, di purezza.

Ecco la foto di un semplice oggetto cinese di epoca Ming (1368-1640) che acquistai nelle Filippine molti anni fa pagandolo forse un dollaro americano. Una scatola circolare di porcellana di 3 cm di diametro, prodotta in serie a Jingdezheng e poi esportata.


La barca sulla quale stava, assieme a centinaia d’altri pezzi, dev’essere affondata presso Puerto Galera nell’arcipelago filippino e poi riportata a galla da pescatori. Con pochi tratti di pennello l’anonimo artista cinese disegna i tre arbusti che segnano la vita d’un intellettuale confuciano: il pino, il pruno e il bambù, mentre a sinistra si scorge la semplice capanna dove meditare.

 

Francesco Cianchi. La Madre di Leonardo era una Schiava?

Il libro di Francesco Cianchi La Madre di Leonardo era una schiava? venne pubblicato dal Museo Ideale Leonardo Da Vinci nel 2008, con una introduzione di Carlo Pedretti. Questa è stata un’opera fondamentale per scrivere il mio libro dedicato alla madre di Leonardo, pubblicato da Gingko Editore nel 2017, con una presentazione di Salvatore Giannella.Si tratta di un’opera molto rigorosa, scarna, basata su documenti d’archivio ma che un amante di Leonardo legge come se fosse un thriller. In Italia ha avuto una diffusione quasi nulla e non è mai stata tradotta in inglese, francese o tedesco, come avrebbe meritato. Nel 2013, avendo scorto questo titolo in una bibliografia, dovetti penare non poco per acquistarne una copia. Da Hong Kong telefonai a Vinci, parlando con una gentilissima signora, responsabile del Museo Ideale Leonardo Da Vinci, che me la spedì.

Renzo Cianchi (1901-1985) è stato un grande studioso di Leonardo Da Vinci, della sua vita, della sua opera e del suo pensiero. Fondò a Vinci il Museo Ideale Leonardo Da Vinci, che è cresciuto negli anni, sino a diventare quella importante istituzione che è oggi.

Cianchi pubblicò un gran numero di saggi e di libri dedicati all’arte rinascimentale e fu lui il primo a proporre l’ipotesi che Caterina, la madre di Leonardo, fosse stata una schiava, dopo che trovò dei documenti nel Catasto di Firenze relativi a un testamento di un ricco cliente di Ser Piero Da Vinci, morto nel 1451, un usuraio di nome Ser Vanni.
Parlò di questa sua scoperta a Neera Fallaci, la sorella della scrittrice Oriana Fallaci, la quale nel 1975 pubblicò su Oggi un articolo su tale argomento.

In seguito, Renzo Cianchi lasciò queste sue ricerche sulla schiava Caterina nel cassetto della propria scrivania ma ne parlò al figlio, Francesco, dopo che scoprì d’essere gravemente ammalato. Dopo la morte del genitore, Francesco Cianchi riordinò le carte del padre e completò le sue ricerche, pubblicando questo libro di 60 pagine, contenente le sue sorprendenti scoperte.

Giacché la data di nascita di Leonardo è incontestabile, 15 aprile 1452, Renzo Cianchi tornò indietro nove mesi prima della sua nascita, al luglio del 1451 e trovò varie tracce lasciate da Ser Piero a Firenze: un documento datato 7 luglio 1451 e poi un altro datato il 15 luglio 1451, entrambi redatti a Firenze, e altri ancora immediatamente prima e dopo queste date. Il documento legale più avanti nel tempo scritto da Ser Piero, risulta del il 4 settembre, 1451, sempre a Firenze. Tali documenti dimostrarono che Ser Piero risiedeva a Firenze in quel tempo e fu a Firenze che ingravidò la madre di Leonardo, dunque nessuna contadinella di Vinci…

Non è pertanto azzardato pensare che Ser Piero fosse di casa da Ser Vanni, a Firenze, in Via Ghibellina e, mentre lui agonizzava nel letto, falsificò certe clausole nel testamento, che lui stesso aveva redatto, volgendolo a proprio favore e profittò sessualmente della sua schiava, Caterina.

Una intervista su Leonardo da Vinci e Caterina, sua madre.

Certificato di morte di Caterina
Certificato di morte di Caterina

Incontriamo Angelo Paratico al FCC di Hong Kong, il leggendario club dei corrispondenti esteri e ci sediamo nella Quiet Room dove sedeva Tiziano Terzani, proprio sotto alla targa della Reuters di Saigon, strappata dal muro nei giorni dell’invasione nordvietnamita. Vicino all’entrata sta il busto bronzeo di Richard Hughes, il brillante giornalista australiano che appare nei romanzi di John Le Carrè e di Ian Fleming. Egli par quasi fissarci con severità, mentre parliamo all’autore e prendiamo nota.
Allora, Angelo, il tuo libro su Leonardo Da Vinci sta finalmente per uscire in Italia?

Credo sia già uscito, in versione cartacea ed ebook, presso Gingko editore di Bologna e fra tre mesi uscirà in Corea.

E in Cina?

Il mercato dei libri in Cina è complicato, ma sono in contatto con un agente per una possibile riduzione cinematografica, pur trattandosi di un libro storico e non di un romanzo.
OK, non-fiction, ma è tutto storico e provato? Sei davvero convinto che sua madre, Caterina, fu una schiava cinese?
Non esiste mai una storia provata, anche per i casi storici più semplici, figuriamoci per quelli complessi, quel è appunto quello di Leonardo Da Vinci. In uno dei capitoli del mio libro riporto una frase di uno studioso di storia classica, Eric H. Cline, il quale cita l’immortale Sherlock Holmes, nel suo “Il Mastino dei Baskerville”. Holmes dice a Watson che è spesso necessario far un uso scientifico della propria immaginazione per trovare la quadra fra varie probabilità, e poi optare per quella che ci pare più plausibile. Uno storico che voglia scrivere di Leonardo è spesso costretto a seguire l’esempio indicato da Sherlock Holmes…

Ho letto l’edizione italiana in PDF del tuo Leonardo, che mi avevi cortesemente girato, e devo dire che mi è piaciuta più di quella inglese; vi ho trovato alcune notizie che in quella mancavano. Inoltre, la presentazione di Salvatore Giannella, con il cameo di Carlo Pedretti, è un piccolo capolavoro.
Sì, Salvatore Giannella è un abilissimo scrittore e Carlo Pedretti è il numero uno al mondo per quanto riguarda Leonardo Da Vinci. Sono stati entrambi molto gentili e, tutto sommato, coraggiosi, a voler intervenire nella discussione d’una tesi così azzardata qual è quella che propongo nel mio libro.

Dunque ammetti di giocare d’azzardo?

Certo, tengo ben presente il celebre detto di Carl Sagan, che tesi estreme necessitano di prove estreme. Eppure credo che il mio libro andava scritto, perché, pur nella sua bizzarria, può provocare un dibattito su certi argomenti poco conosciuti e poco studiati in Italia. Inoltre, il fatto che da 35 anni vivo fra Hong Kong e la Cina, lavorando, studiando e collezionando arte orientale, mi pone in una posizione privilegiata rispetto a certi storici nostrani che non sono in grado di valutare questi due mondi paralleli, eppure così simili.

Quali sarebbero questi argomenti poco conosciuti?

Sono molti. Per esempio il fenomeno della tratta di schiave orientali dalla Crimea all’Italia, un fenomeno assai diffuso sino al 1453, anno della caduta di Costantinopoli. Oppure, certe caratteristiche orientali di Leonardo, nel suo stile e nel suo modo di vivere, come il vegetarianismo, lo scrivere con la mano sinistra, la sua passione per l’Oriente, il disprezzo che doveva nutrire nei confronti del padre, Ser Piero Da Vinci e l’amore per la madre, Caterina, amore così forte che lo portò, una volta vedova e malata, a chiederle di seguirlo a Milano, ove poi lei morì.
Davvero Caterina morì a Milano?

Certo, pochi sanno che è stato trovato ciò che può essere definito il suo certificato di morte, nel Archivio di Stato di Milano. Questo conferma che la lunga nota di spese per il funerale di Caterina, che troviamo nel Codice Forster II di Leonardo, si riferisce davvero a sua madre, come Sigmund Freud, in un suo celebre saggio, aveva intuito.

E i nostri critici militanti come prenderanno queste tue eccentriche tesi?

Eccentriche forse lo sono, ma non campate in aria. E, credimi, dire qualcosa di originale su Leonardo, con più di 100 nuovi libri su di lui pubblicati ogni giorno nel mondo, non è facile impresa. Ebbene, credo che i nostri critici aperti al nuovo, come Vittorio Sgarbi, per intenderci, lo valuteranno per i suoi meriti e per i suoi demeriti, tenendo ben presente che lo studio di Leonardo è una sorta di “lavoro in corso” per via dei nuovi documenti e dei nuovi dati che affiorano ogni anno. I cattedratici, invece, neppure lo prenderanno in considerazione, ma, tutto sommato questo mi consola, perché anche Leonardo – che non conosceva il latino e il greco – sopportò in silenzio il disprezzo dei dottori del suo tempo, troppo occupati a chiosare Aristotele e Cicerone per dar retta a lui, che, come scrisse il visionario scritto russo Dmitrij Merezkovskij fu uno ‘che si svegliò quando tutti gli altri dormivano’.

Ci regali ora una delle tue battute che racchiuda in una riga questo libro?

Fammici pensare…allora, giocare  è più importante che l’aver ragione. Va bene?

 

 

Intervista condotta da Andrea Bettinelli Dal Cin e uscita sul giornale dei veneti nel mondo.

Intervista ad Angelo Paratico autore di ” Un intellettuale cinese nel Rinascimento italiano”

 

Le Schiave Orientali a Firenze nei Secoli XIV e XV di Agostino Zanelli

Uno dei libri che più mi hanno aiutano nelle mie ricerche sulle presunte origini orientali della madre-schiava di Leonardo Da Vinci è stato un testo pubblicato a Firenze nel 1885 e frutto delle ricerche d’archivio di Agostino Zanelli. Mi fu difficilissimo rintracciarne una copia cartacea ma ho recentemente scoperto che il testo è stato messo in rete da una Università statunitense.

 

 

 

 

Il link si trova qui sotto, basta copiarlo e metterlo sopra alla pagina del proprio computer per vedere aprirsi questo vecchio libro dimenticato…

https://archive.org/stream/leschiaveorienta00zane#page/n3/mode/2up