Una via di Turbigo dedicata a Ezio Maria Gray.

Grayph1

 

L’Italia era e resta quella descritta da Guareschi nel suo ciclo dedicato a Don Camillo e Peppone, non tutti hanno letto i suoi libri ma quasi tutti hanno visto i suoi film interpretati magistralmente da Fernandel e da Gino Cervi. La dimostrazione che poco è cambiato dal dopoguerra a oggi è  evidente da quanto sta accedendo nel mio paese natale, Turbigo, settemila anime, posto a 35 chilometri da Milano.

La giunta di centrodestra ha intitolato una via a Ezio Maria Gray. Questo ha provocato una levata di scudi da parte dell’opposizione di sinistra che ha fatto intervenire fior d’intellettuali e varie associazioni di reduci della guerra partigiana (ANPI).

Ezio Maria Gray nacque a Novara nel 1885 e per chi ancora non lo sapesse è stato molte cose. Capitano di fanteria nella prima guerra mondiale; inviato speciale; direttore di riviste e giornali; commentatore radiofonico e prolifico autore di libri che ai suoi tempi raccontavano l’attualità. Oggi sono difficilmente leggibili, pieni come sono d’una retorica che odora di stantio.

Il Gray conobbe il giovane Mussolini poiché dal 1910 al 1912 fu il direttore della rivista La Difesa basata proprio a Forlì, anche se va detto che a quel tempo il futuro Duce gravitava su posizioni anarco-socialiste che il Gray contrastava.

Ezio Maria Gray – il cui cognome tradisce lontane origini anglosassoni – dopo aver abbandonato le sue iniziali posizioni Nazional-Monarchiche passò al regime fascista. Fu deputato, vicepresidente della Associazione Dante Alighieri, Membro del Gran Consiglio del fascismo, ma solo nelle sedute iniziali, e dopo l’8 di settembre aderì alla RSI dove si occupò di propaganda e diresse il Quotidiano del Popolo di Torino. Consegnatosi a Como, nel maggio del 1945, alle locali autorità fu portato al campo di Coltano, ricevendovi una scarica di legnate come benvenuto. Fu poi processato e condannato a 20 anni di reclusione per aver sostenuto il regime fascista con la sua penna, mai con il moschetto.

Palmiro Togliatti, come Ministro di Grazia e Giustizia, nel 1946 promulgò un’amnistia per tutti coloro che stavano in carcere per crimini che oggi chiameremmo ideologici e anche per concorso in omicidio. Il Gray, assieme ad altri fascisti e a vari comunisti, fu rilasciato con la restituzione dei suoi pieni diritti civili entro la neonata Repubblica Italiana. Fu in seguito eletto alla Camera dei Deputi e al Senato e fu fra i fondatori del MSI. Morì a Roma nel 1969.

Il suo nome resta legato a Turbigo per via della villa in cui abitò, Villa Gray appunto, dove oggi ha sede il comune. Ora che ci penso, mi par strano che l’opposizione comunale contesti l’intitolazione di una via mentre accetta di riunirsi settimanalmente proprio nella villa a lui intitolata. Sua moglie fu la poetessa Corinna Teresa Ubertis, nota come Teresah (Frassineto Po, 1874 – Roma, 1964) che pubblicò anche libri per bambini che furono poi tradotti negli Stati Uniti. Una via per lei davvero ci vorrebbe!

Teresah pic4

 

 

 

 

 

 La poetessa Teresah.

Ora vorrei far pacatamente alcune osservazioni, ben conscio del fatto che gli animi sono già riscaldati da entrambe le parti della barricata, con scambi di accuse e d’insulti.

Prima considerazione. Come si può giudicare così male un uomo che è stato amnistiato e assolto da un tribunale – fu accusato dopo la Guerra di aver partecipato all’uccisione di partigiani, lui sporse querela e vinse l’azione legale – e che per tre legislature è stato un parlamentare della Repubblica Italiana, sia alla Camera dei Deputati che al Senato, accanto ai padri costituenti e ad ex partigiani? Se questi lo avessero giudicato come viene oggi giudicato a Turbigo lo avrebbero certamente fatto espellere e condannare, cosa che non fecero. L’opposizione turbighese ha nuove prove da addurre contro di lui? Credo di no, dunque, potranno semmai parlare – dal loro punto di vista – di cattivo gusto e di inopportunità, non di altro. Potranno, poi, se lo vorranno, vendicarsi democraticamente una volta conquistata la maggioranza nelle urne, intitolando una via a Luigi Longo o a Walter Audisio.

Seconda considerazione. Mi stupisco che si spenda così tanto tempo e così tante energie su questioni secondarie come questa, con la guerra in Siria e in Libano, con la disoccupazione galoppante, con una tassazione che strozza i commerci, con migliaia di immigranti clandestini che sbarcano in Sicilia ogni giorno. Noi dunque, dimenticando tutti questi problemi, ci dovremmo mettere a litigare su di un fantasma del passato chiamato Ezio Maria Gray? Conosco l’obiezione che mi verrà fatta: la dittatura e il fascismo potrebbero ritornare se non vigileremo. Capisco questo punto di vista ma credo – come dicono gli inglesi – che stiamo abbaiando all’albero sbagliato. Il gatto se n’è già andato altrove. Se il “Fascismo malefico” di cui loro parlano tornerà non sarà più quel “Fascismo malefico” folkloristico con i labari,  le camicie nere, i balilla e i figli della Lupa. Sarà un qualche cosa di completamente diverso, magari di sinistra. Mi sono spesso chiesto se Mussolini dovesse rinascere che farebbe, dove sarebbe? La risposta che mi do è che sarebbe sicuramente a sinistra, come in effetti fu il giovane Mussolini e assomiglierebbe a un Matteo Renzi.

bambini_img_0-2

Termino qui con un piccolo fatto storico relativo a quello che forse fu il libro più famoso del Gray, Il Belgio sotto la spada tedesca che raccoglie i suoi reportage da inviato speciale della Gazzetta del Popolo dal Belgio invaso dai tedeschi. I suoi articoli risalgono esattamente a cento anni fa, all’agosto del 1914 e furono poi raccolti e pubblicati in un libro nel 1915. Questo genere di notizie sulla atrocità germaniche furono sempre considerate come una sfacciata opera di propaganda anti-germanica e il negazionismo su quei fatti è ancora in atto ai nostri giorni.

La notizia è che la Cornell University Press Americana ha ripubblicato pochi giorni fa il libro di Jeff Lipkes intitolato Rehersals; The German Army in Belgium, August 1914 uscito per la prima volta nel 2007. Sono 800 pagine dense di fatti e di testimonianze. Pare che le atrocità descritte da Ezio Maria Gray accaddero veramente. Senza alcuna provocazione i soldati tedeschi uccisero 6.000 civili, anche donne e bambini e bruciarono 25.000 case. La cosa fu decisa a freddo, come esperimento – Rehersals significa appunto prove, allenamenti – di una paranoia gestita dall’alto per studiare gli effetti di quel genere di atti terroristici sulle popolazioni civili. Una lezione della quale la Germania fece tesoro e poi applicò negli anni successivi.

 

4 commenti su “Una via di Turbigo dedicata a Ezio Maria Gray.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.