Costantino d’Orazio riscopre una mia scoperta: le similitudini fra lo sfondo della GIOCONDA e un suo vecchio schizzo

Esistono varie ipotesi sulla cosiddetta Gioconda o Monna Lisa di Leonardo Da Vinci, conservata al Louvre. La mia ipotesi è che progressivamente venne a rappresentare la propria madre, Caterina. Questa è anche l’idea di Sigmund Freud, nel suo celeberrimo saggio, scritto nel 1910, dedicato a un ricordo d’infanzia del grande maestro fiorentino.

Dunque, chi può essere stata questa donna? Certamente non Monna Lisa del Giocondo, e quasi sicuramente la misteriosa Fioretta Gorini, amante di Giuliano de’ Medici, che morì dando alla luce un bimbo pochi mesi dopo la morte del padre, nel 1478, trafitto da colpi di spada durante la congiura dei Pazzi. Tale orfanello diverrà un papa, dopo essere stato accettato nella famiglia Medici. E chi dice questo? “Nientepopodimeno” che Leonardo stesso! (come direbbe Benvenuto Cellini). Lo disse Leonardo al chierico Antonio De Beatis, quando lo incontrò ad Amboise il 10 ottobre 1517.

 

Nel mio libro sul Leonardo Da Vinci descrivo in dettaglio questa mia ipotesi, che costituisce uno sviluppo di quanto già dedotto dallo storico Roberto Zapperi, e rimando alla lettura del mio libro chi è interessato ai dettagli.

Uno degli indizi che paiono suffragare la mia ipotesi è il fatto che lo sfondo della Gioconda ricorda il suo primo paesaggio, descritto come della Valdinievole (si veda qui:  https://www.gingkoedizioni.it/il-celebre-paesaggio-di-leonardo-da-vinci-del-5-agosto-1473-rappresenta-la-valdinievole/ ).

La scorsa settimana anche lo storico d’arte Costantino d’Orazio, in televisione, usando le sue frasi ben tornite e arrotate, ha sottolineato la strana similitudine esistente fra le due opere.

Per meglio provarla, nel 2015 avevo preparato un collage, che avevo fotografato. Poi, non sapendo che farne, decisi di metterlo in cornice e appenderlo nel mio studio, dove ancora serenamente riposa.

 

 

Oswald Mosley, primo editore delle memorie di Ulrich Rudel ‘Pilota di Stuka’

Riportiamo qui un passaggio preso da La Mia Vita di Oswald Mosley, di prossima pubblicazione dalla Gingko Editore.

Mosley accenna al trattamento vendicativo operato dalla Gran Bretagna contro a militari tedeschi che non si erano macchinati di crimini, ma avevano solo fatto il proprio dovere. Il libro Pilota di Stuka di Ulrich Rudel fu pubblicato per la prima volta dalla casa editrice Euphorion  basata a Dublino e diretta da Diana Mitford Mosley, sua moglie.

Tale trattamento può essere illustrato dal cospicuo caso di un mio amico del dopoguerra che era un soldato e un aviatore completamente libero da ogni sospetto circa qualsiasi crimine. Hans Ulrich Rudel era l’eroe tedesco supremo dell’ultima guerra. Ha vinto ogni medaglia che l’aviazione poteva dargli e alla fine dovettero inventare per lui una decorazione speciale. Ha distrutto cinquecento carri armati russi con il suo aereo, e anche una corazzata sovietica. Dopo aver perso una gamba, ha volato di nuovo, è stato abbattuto dietro alle linee russe e riuscì a scappare.

Rudel

Era un’epopea dell’eroismo, ma a causa del boicottaggio del dopoguerra anche la sua autobiografia non poteva essere legalmente diffusa nel suo Paese per ottenere la grande vendita che normalmente avrebbe ottenuto. Deve essere sicuramente un caso unico nella storia: un eroe nazionale di questo tipo che si ritrovò poi senza onore nel suo Paese, immediatamente dopo la guerra. Di conseguenza, la storia delle sue imprese aeree poteva essere pubblicata efficacemente solo in Gran Bretagna e in Francia. La mia piccola casa editrice fece uscire il libro in Gran Bretagna e ha venduto un numero sorprendente di copie cartonate prima che diventasse un’edizione economica. Group Captain Bader, D.S.O., D.F.C., l’asso dell’aria inglese – che non conoscevo – scrisse la prefazione in omaggio a Rudel; anche Bader, nella migliore tradizione dell’aria, si adoperò per ottenere cure mediche e una gamba di legno per Rudel, quando era prigioniero di guerra. Clostermann, l’asso dell’aria francese e poi deputato gollista, scrisse la prefazione all’edizione francese.

Era davvero questo il mondo che le autorità britanniche volevano creare in Germania dopo la guerra? Una società in cui degli uomini coraggiosi potevano essere trattati così male perché non volevano ritrattare un’opinione o piegarsi al vincitore? Le autorità britanniche e americane di allora avevano una notevole responsabilità per la creazione di questo clima generale, e nel corso del tempo la perseveranza nella vendetta ha prodotto una reazione forte e inevitabile. Era contrario a tutta la tradizione britannica della magnanimità nella vittoria, come l’ho sempre intesa, ed è stato un atto di follia e di meschinità che ora porta con sé una nemesi che ci vorrà tempo e fatica per esorcizzare. Personalmente ero contro l’intero affare, vile e squallido, come allora lo consideravo, e dopo matura riflessione ancora lo credo tale. Rudel, per esempio, era stato del tutto innocente da qualsiasi offesa, tranne un eroico record di guerra in difesa del suo Paese, e il rifiuto di ritrattare le opinioni precedenti che divennero irrilevanti nella sua adesione all’idea europea del dopoguerra. Se un tale uomo può essere trattato così, non è difficile concepire il trattamento e il conseguente sentimento degli uomini meno conosciuti e protetti dalla propria reputazione. Dopo la guerra abbiamo avuto l’occasione unica di riunire uomini coraggiosi che avevano combattuto per i loro paesi nell’unione dell’Europa e in un patriottismo più ampio.

Dove saranno finiti i nostri giovani?

Cangrande, Dante e il ruolo delle stelleLa settimana appena trascorsa, a Verona, è stata molto viva dal punto di vista culturale.

Il 20 febbraio, alla Società Letteraria, Dino Messina ha presentato il suo coraggioso libro intitolato “Italiani due volte. Dalle foibe all’esodo: una ferita aperta della storia italiana” pubblicato da Solferino.
Dino Messina, un giornalista di lungo corso al Corriere della Sera, ha voluto abbandonare i propri abiti da storico per indossare quelli che indossò in gioventù, ritornando a fare il “cronista di storie.” Il suo è un libro molto bello, ben strutturato ed equo, perché scevro da distorsioni politiche. Messina intervista i superstiti di quelle violenze e i loro discendenti, per tentare di stabilire cosa è davvero accaduto, non per tardive rivalse ma per evitare che simili tragedie si ripetano. Fra il pubblico v’era un’anziana signora che ha visto con i propri occhi, quanto accadde e tutti noi, incluso l’autore, abbiamo accolto in rispettoso silenzio la sua testimonianza. È stata una bella serata, ma con unico punto negativo: non v’erano giovani.
La sera successiva, il 21 febbraio, abbiamo seguito una nuova presentazione di un libro. Questa volta alla Biblioteca Capitolare, un monumento alla sapienza europea, essendo la più antica biblioteca del mondo, che affonda le proprie radici nei tempi foschi che annunciavano la fine dell’impero romano.
Il libro che è stato presentato è stato scritto dallo storico Maurizio Brunelli e s’intitola “Cangrande, Dante e il ruolo delle Stelle” edito da Gingko Edizioni. La sala era esaurita e in fondo alcune persone sono state costrette a restare in piedi, per mancanza di sedie. Oltre all’autore erano presenti delle illustri personalità locali, come il presidente della Serit, Massimo Mariotti; la presidente della locale sede della Dante Alighieri, Maria Maddalena Buoninconti e il vice presidente, Amedeo Portacci, che avevano organizzato quell’incontro; Mons. Bruno Fasani, Prefetto della Biblioteca Capitolare; Gianni Fontana, ex ministro; la saggista Elisabetta Zampini, che ha fatto da moderatrice. Alberto Zucchetta, un grande artista di stampo Leonardesco, e anche il provveditore agli studi di Verona. Fra il pubblico si scorgeva Michele Zerman, gran tessitore di fecondi intrecci…
L’argomento trattato da Brunelli era molto interessante: la grande storia mischiata all’astrologia antica, alla quale sia Dante Alighieri che Cangrande della Scala credevano fermamente, al punto di essere guidati dai responsi astrali. I due avevano un grande piano: conquistare manu militari l’Italia settentrionale e trasformarlo in uno stato forte, mettendo fine alle lotte fra le città stato.
La serata è stata molto frizzante, ma di nuovo, come per la sera prima, abbiamo avvertito un forte senso di incompletezza, dovuto al fatto che eravamo tutti anziani: solo un paio fra i presenti non avevano toccato i cinquanta e gli altri avevano già girato quella boa.

Dino Messina, primo a destra

Crediamo che, mancando un travaso dalle vecchie generazioni alle nuove, si creerà una voragine entro alla quale la nostra società precipiterà. Il poeta Khalil Gibran scrisse che: “Noi siamo gli archi e i nostri figli sono le frecce” ma se così vanno le cose, allora le nostre faretre sono vuote e nessuna nostra freccia potrà mai arrivare al XXII secolo. I nostri giovani si formeranno sui “socials” nutriti da bufale e ignoranza, da verità omologate e interpretate per loro da altri, annegheranno nei dati e nelle informazioni, senza riuscire a sviluppare una coscienza critica, senza mai arrivare a possedere una propria storia vissuta.

Per scongiurare questa tragedia ho un suggerimento da offrire. Bisognerebbe che gli insegnanti che lavorano nelle numerose scuole superiori, prima che nelle università, obblighino i propri studenti a partecipare a presentazioni di libri e a commemorazioni, ponendo domande ai relatori e che poi offrano le proprie conclusioni ai docenti e ai compagni di classe. Questo dovrà valere come curriculum scolastico ai fini del giudizio finale.
Bisogna stanare i nostri giovani. Bisogna farli partecipare, avere contatti con persone mature, che hanno vissuto esperienze diverse dalle loro e che sono entrati in contatto con quei maestri da molto tempo scomparsi, i quali conobbero altri maestri e altri ancora, su su attraverso i secoli. Un computer o un Iphone non potranno mai sostituire questi incontri.

 

Oswald Mosley, pacifista o traditore? Presto in libreria la sua Autobiografia

 

Oswald Mosley nel 1915

La nostra casa editrice sta per pubblicare la sua Autobiografia, prima edizione inglese nel 1968. Uscita prevista: maggio 2019.

In Italia conosciamo Oswald Mosley (1896-1980) come il fascista britannico amico di Mussolini, e l’antisemita che la pensava come Hitler, ma forse meriterebbe d’essere rivalutato, perlomeno per una parte della sua azione politica. Appartenente alla nobiltà britannica, Sir Oswald Ernald Mosley, barone di Ancoats e Avonsdale, durante la prima guerra mondiale s’arruolò nel 16mo lanceri della regina e, combattendo in trincea, fu ferito alla battaglia di Loos, dove perse tutti i propri camerati.

Ritornato alla vita civile, nel 1920 Mosley sposò Lady Cynthia Curzon, la seconda figlia del conte Curzon di Kedleston, (1859–1925), che era stato viceré d’India e poi ministro degli Esteri del Regno Unito. Viaggiò in India con lei, dove ebbe modo d’incontrare Gandhi, che Mosley chiamava il “Santo Indiano” e partecipò a una sua conferenza: i due si piacquero subito e definì l’indiano una “persona di sottile intelligenza e di grande umanità.”

Uno dei segreti del successo di Mosley fu la forte attrazione che esercitava sulle donne. Era alto, dal portamento regale e fu uno dei più grandi oratori del regno. Fu eletto al Parlamento britannico fra i conservatori ma poi cambiò schieramento, diventando un indipendente, per approdare fra i laburisti. Fu il più giovane deputato che il Parlamento britannico avesse mai visto in 200 anni e lo fu dal 1918 al 1931. Pur essendo un aristocratico, divenne il campione del Partito Laburista e ministro con responsabilità speciali per la riduzione della disoccupazione durante la Grande Depressione, associandosi al movimento socialista del “fabianesimo”. Quando le sue proposte di far ripartire l’economia del Regno Unito furono respinte, divenne l’unico ministro britannico a dimettersi sulla questione fondamentale della lotta alla disoccupazione. Eppure, la sua proposta nota come il “Mosley Memorandum” sarebbe stata molto efficace. Prevedeva alte tariffe sull’importazione di beni di consumo, per difendere l’industria Britannica; la nazionalizzazione delle principali industrie statali e un grande programma di opere pubbliche, che avrebbe certamente risolto il problema della disoccupazione. Nel 1961, Richard Crossman descrisse il suo programma con queste parole: “Questo brillante programma era avanti di una generazione rispetto alla mentalità corrente del partito laburista.” Il suo motto fu: “La guerra alla povertà è la sola guerra che vogliamo”. Si convinse che per via parlamentare non avrebbe mai ottenuto nulla e, in cerca di soluzioni radicali, s’avvicinò al fascismo di Mussolini, fondando un proprio partito di destra, il BUF che non fu davvero antisemita ma anti-sionista, anti-finanza internazionale, nazionalista e protezionista. Ebbi modo di parlare per pochi secondi, nel 1997 a Hong Kong, al leggendario giornalista inglese Bill Deedes, al quale chiesi di Oswald Mosely e lui, scuotendo il capo, disse che ebbe tutto ma buttò tutto via per quella sua passione per Mussolini e che, senza quella sua fissazione, avrebbe potuto diventare primo ministro al posto di Winston Churchill.
Lady Curzon morì nel 1933 di setticemia e Mosley, nel 1936, si risposò con Diana Mitford, che fu definita dallo scrittore James Lees-Milne, “La cosa più prossima alla Venere di Botticelli che abbia mai visto.”
Ricordando gli orrori della Prima guerra mondiale, tentò in tutti i modi di fermare la discesa del proprio Paese verso una nuova guerra, battendosi per non dare un assegno in bianco alla Polonia e per far accettare le offerte di pace avanzate da Hitler. Fu certamente in questi frangenti che anche Benito Mussolini cercò di mediare una pace, anche se poco sappiamo di ciò che davvero avvenne dietro alle quinte, poiché le carte che Mussolini cercò di usare a propria discolpa, furono poi fatte sparire dagli inglesi, dopo la sua uccisione sul lago di Como.

Il 22 maggio1940 il governo britannico approvò il Regolamento di Sicurezza 18B, una legge che dava facoltà al ministro degli Interni d’imprigionare chiunque senza processo, se sospettato di “mettere in pericolo la sicurezza del Regno.” Il giorno seguente Mosley fu arrestato con altri dirigenti del BUF, inclusa sua moglie e furono chiusi in prigione. Uscirono nel novembre del 1943, una decisione che provocò molte proteste: in molti avrebbero visto di buon occhio la loro impiccagione! Si trasferirono in Francia nel 1951, dove rimasero per tutta la vita, visitando di tanto in tanto i loro vicini, il Duca di Windsor e Wally Simpson. Chi voglia sentire parlare Mosley può digitare il suo nome su YouTube e seguirlo, ormai anziano, tener testa al pubblico e agli intervistatori, come un grosso cinghiale assediato da cani da caccia. Con l’inizio della Seconda guerra mondiale tutti gli “appeasers” ossia coloro che avevano cercato la pace con la Germania, vennero attaccati come traditori e anche coloro che non furono incarcerati, ebbero la propria carriera tarpata.
Eppure, una pace negoziata per la Gran Bretagna e la Francia sarebbe stata di gran lunga l’opzione migliore, nonostante le apparenze. Forse è vero, come sostiene Victor Suvorov, un ex ufficiale del KGB, che il vero iniziatore della II Guerra Mondiale fu Stalin, non Hitler, avendogli gettato l’esca del Patto Ribbentrop-Molotov alla quale Hitler abboccò. Stalin lo fece ben sapendo che questo avrebbe scatenato la guerra fra il dittatore tedesco e le altre potenze
europee. Una volta che queste nazioni avrebbero finito di scannarsi a vicenda, l’Armata Rossa sarebbe intervenuta come un rullo compressore, occupando tutta l’Europa.

Dicevamo che alla Francia e alla Gran Bretagna nel 1939 conveniva la pace. Ecco in sintesi i motivi: avrebbero avuto tempo di riarmarsi; sarebbe rimasta aperta una strada di fuga per gli ebrei perseguitati in Germania verso la propria salvezza, ricordiamo che prima del 10 giugno 1940 migliaia di ebrei s’imbarcarono da Genova verso altri Paesi, che concessero loro un visto. Adolf Hitler era un ideologo, non un politico come Mussolini e Churchill. La sua idea fissa era di distruggere l’Unione Sovietica e l’invasione della Polonia (che agì in maniera folle nei confronti della Germania, grazie proprio all’assegno in bianco, britannico e francese che portavano in tasca) era solo il trampolino per un attacco a est, dove l’ex caporale austriaco si sarebbe sicuramente rotto le corna.
Nel giorno dell’ottantesimo compleanno di Oswald Mosley un suo nipote s’avvicinò al nonno e gli chiese cosa facesse tutto il giorno, lui rispose che aspettava una telefonata dal governo e, forse scorgendo incredulità sul volto del ragazzo, aggiunse: “Non può mancare molto tempo, ci siamo più vicini di quanto la gente creda.”

Oswald Mosley morì il 3 dicembre 1980 a Orsay, fuori Parigi. Fu cremato al cimitero di Père Lachaise e le sue ceneri furono sparse in uno stagno.

 

Siete un emigrante che lascia la vecchia casa per lavorare all’estero? Pagate IMU, Tari e Tasi!

IL GRANDE REGALO DI MATTEO RENZI AGLI ITALIANI ALL’ESTERO.

Non importa se siete un grande manager o un emigrante con la valigia di cartone, la casa nella quale abitate in Italia viene considerata seconda casa e ci pagate le tasse.
Questo regalo fatto dal Governo guidato da Matteo Renzi (eletto il 22 febbraio 2014) agli emigranti è passato sotto traccia, ma sta lì e chi non paga entro il 16 dicembre dovrà poi pagarci gli interessi sul debito con l’erario.

Questa è un’ulteriore dimostrazione del fatto che gli italiani all’estero sono cittadini di serie B, nonostante la Legge Tremaglia e nonostante i pochi rappresentanti eletti nelle circoscrizioni estero, che però essendo divise da affiliazione politiche, seguono le indicazioni di voto dei partiti ai quali appartengono.

L’Imu è stata abolita ma non per tutti: agli italiani residenti all’estero tocca pagare IMU e TASI.

Dal 2014 l’immobile posseduto in Italia da un italiano residente all’estero è considerato come seconda abitazione e per questo è necessario pagare IMU e TASI.
Fino al 2013, ogni comune “considerare direttamente adibita ad abitazione principale l’unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata”. Dal 2014, in Italia è entrata in vigore la Legge 23.05.2014 n° 80, G.U. 27.05.2014. E’ con questa normativa che è stata eliminata la possibilità di assimilare la casa di proprietà in Italia all’abitazione principale. Anche se all’estero il cittadino Italiano non detiene alcun immobile di proprietà, l’immobile presente su territorio italiano è considerato seconda casa perché non di residenza. E’ per questo principio che gli italiani residenti all’estero (anche se residenti in abitazioni con regolare contratto di locazione) sono tenuti a pagare TASI e IMU rispettando le classiche scadenze.

La scadenza per il pagamento dell’IMU e della TASI è fissata per il 16 giugno per l’acconto e il 16 dicembre per il saldo.

Nel 2015, con una modifica della legge n°80 del 23.05.2014, vi è una categoria di italiani residenti all’estero che possono accedere all’esenzione IMU e Tasi.

“A partire dall’anno 2015 vien considerata direttamente adibita ad abitazione principale una ed una sola unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato e iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE), già pensionati nei rispettivi Paesi di residenza, a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata o data in comodato d’uso.”
Sull’unità immobiliare di cui al comma 1, le imposte comunali TARI e TASI sono applicate, per ciascun anno, in misura ridotta di due terzi.

Questo è quanto si legge nella Risoluzione n. 6/DF del Dipartimento elle Finanze del Ministero dell’Economia. La Risoluzione, datata 26 giugno 2015, ha come oggetto
“Art. 9-bis del D. L. 28 marzo 2014, n. 47, convertito, con modificazioni dalla legge 23 maggio 2014, n. 80. Immobili posseduti da cittadini italiani residenti all’estero. Imposta municipale propria (IMU), Tributo per i servizi indivisibili (TASI) e Tassa sui rifiuti (TARI).”

La risoluzione citata chiarisce che l’immobile in Italia posseduto da cittadini italiani residenti all’estero, si può considerare Abitazione principale (e quindi esente IMU) solo se il proprietario in questione è pensionati nello Stato estero di residenza e con pensione rilasciata dallo stesso Stato estero.

Se la pensione è rilasciato dallo Stato italiano e il pensionato risiede all’estero, non è possibile considerare l’immobile come abitazione principale.

In pratica gli unici italiani residenti all’estero esenti da IMU, TASI e TARI sono i pensionati che percepiscono sussidio dallo stato estero di residenza e non dalla madre patria.

 

In libreria troverete PILOTA DI STUKA di Ulrich Rudel – Recensione

Pubblicato su La Nostra Storia di Dino Messina, Corriere della Sera


L’Unione Sovietica si preparava ad attaccare l’Europa nel 1941?

Torna nelle librerie un classico della memorialistica bellica “Pilota di Stuka” di Ulrich Rudel, nuovamente tradotto e aggiornato dalla Gingko Editore di Verona. Questo libro fu un best seller nella collana dei Pocket Longanesi, andando attraverso varie ristampe fra il 1956 e il 1974, dopo essere stato pubblicato per la prima volta in Irlanda, nel 1952, dalla Euphorion Books.
Hans Ulrich Rudel (1916-1985) fu un pilota coraggiosissimo e soprattutto fortunato – la fortuna di un Forrest Gump – che lo portò a compiere azioni belliche sul fronte russo che oggi ci appaiono sovrumane.
Figlio d’un pastore luterano, sin da bambino volle volare e una volta ottenuto il brevetto da pilota, grazie alla Lufthwaffe che nel 1936 veniva ricostruita partendo da zero, entrò quasi per sbaglio in una squadriglia di Stuka (Junker Ju 87 Sturzkampfflugzeug, o bombardieri in picchiata).
Durante le campagne di Francia e di Grecia gli fu impedito di volare, e quindi se ne stette appiedato e frustrato sotto a una tenda. La sua abitudine di evitare bevande alcooliche, di esser ghiotto di torte di panna e di praticare ogni genere di sport, lo rendevano antipatico al circolo ufficiali. Inoltre, come spiega nel libro, egli fu uno che apprendeva con lentezza. Pertanto, i suoi superiori lo credevano un disastro, e il fatto che un giorno, finito nel mezzo di una tempesta fortissima, rischiò di fracassarsi su di una montagna con il proprio colonello che gli sedeva a fianco, non giovò alla sua reputazione.
Ma un giorno, improvvisamente, capì come si vola e cominciò a disegnare incredibili acrobazie in cielo, mostrando una padronanza assoluta del proprio mezzo meccanico. Il suo comandante di squadriglia, Steen, pure lui una ex pecora nera, capì che era un pilota fuori dall’ordinario e gli consentì di stare al proprio fianco. Con grande caparbietà Rudel compiva anche cinque o sei missioni al giorno con il proprio lento ma robustissimo Stuka e i suoi successi cominciarono ad accumularsi, assieme alle decorazioni. Alla fine della guerra fu il più decorato soldato dell’esercito germanico. Mentre i suoi compagni morivano, lui tornava sempre indietro, con l’areo sforacchiato e a volte ferito, ma se la cavava sempre in un modo o nell’atro mantenendo il proprio buonumore, pur passando attraverso orrendi incubi durante il sonno.

Fu costretto a un atterraggio forzato in territorio nemico, per caricare un equipaggio di commilitoni che erano caduti, ma vi restò impantanato; rifiutando la resa riuscì a tornare indietro con una pallottola nella spalla, traversando a nuoto un fiume ghiacciato, seminudo e scalzo, dopo aver camminato per tre giorni sotto a una pioggia gelata. Venne abbattuto venticinque volte dalla contraerea, distrusse 519 carri armati sovietici, affondò la corazzata Marat, un paio di incrociatori e abbattè una cinquantina di caccia. Divenne un mito per tutta l’aviazione tedesca e Hitler, ripetutamente, gli proibì di volare, ma lui era convinto di combattere per la Germania e per l’Europa e, dunque, segretamente continuava ad alzarsi in volo, disobbedendo agli ordini. Non lo dissuase neppure il fatto che Stalin pose una grossa taglia sulla sua testa, vivo o morto.
Perse una gamba verso la fine della guerra ma continuò a volare e tentò di prelevare Hitler fuori dal bunker della Cancelleria, volando con uno Stork e preparandosi ad atterrare sulla Unter den Linden, con le truppe sovietiche a poche centinaia di metri. Venne dissuaso dalla discesa con una chiamata radio dall’attendente di Hitler, il quale gli confermò che il capo rifiutava d’abbandonare Berlino.
Rudel giustificò l’attacco all’Unione Sovietica scatenato da Hitler con la certezza che, secondo lui, i russi si stavano preparando ad attaccare l’Europa, ma furono battuti sul tempo. Egli disse di aveva visto con i propri occhi, in volo con il suo aereo, delle enormi installazioni militari non ancora completate subito oltre il confine, di tipo offensivo: campi d’aviazione, centri di smistamento operativo, caserme e via dicendo.

Per completare la Lettura vai su:

Rudel: “L’Unione Sovietica si preparava ad attaccare l’Europa nel 1941”

Prima traduzione italiana di La Sinistra Psicopatica di Kerry Bolton – Vanessa Redgrave

Pubblicata nel novembre 2018 da Gingko Edizioni di Verona la prima traduzione del libro di Kerry Bolton “La Sinistra Psicopatica.”
Questo libro è una carrellata storica sulla inerente psicopatia della sinistra rivoluzionaria, a partire da J.J. Rousseau sino ai nostri giorni, passando attraverso Marat, De Sade, Marx, Trotzkji, Lenin, Althusser, Basaglia, Coen Bandit, la Banda Baader Meinhof. Vi si accenna anche a Vanessa Redgrave e alla sua militanza in una frazione di trotzkisti rivoluzionari britannici, guidati da Garry Healey (1913-1989) che fu il loro leader e Vanessa Redgrave fu fra le persone da lui plagiate. In seguito si scoprì che viveva come un satrapo, spremeva soldi agli aderenti tagliando i loro stipendi, abusava sessualmente di una ventina di ragazze, fra le quali la figlia di un suo amico e compagno. Vanessa Redgrave donò milioni di sterline alla causa paranoico-rivoluzionaria di Healey.

 

Ecco un saggio riguardante la Redgrave preso dal libro di Bolton.

Vanessa Redgrave, che all’inizio fu una tipica liberale della classe media, era stata portata al trotskismo dal fratello, Corin. Entrambi, come Healy, possedevano una visione paranoico-delirante della politica, ed erano convinti che se non si fossero mobilitati la Gran Bretagna sarebbe diventata uno stato fascista, dopo un colpo di stato militare: […] L’attore Simon Callow ricorda Corin urlare che l’aeroporto di Heathrow stava per essere circondato dai carri armati, come preludio a un colpo di stato militare, mentre Vanessa “avvertiva che la Gran Bretagna era preparata per la dittatura e per i campi di concentramento, e chiedeva ai lavoratori di prendere il potere attraverso l’insurrezione armata”… L’ex sindacalista Roy Lockett ricorda che “truppe speciali venivano mobilitate. Ricordo che il Waterloo Bridge era stato chiuso per manutenzione e che questa sarebbe stata la prima mossa per sigillare Londra”. La sorella di Vanessa, Lynn, pensa che Vanessa fosse afflitta da un complesso del martire fin da giovane. Cominciò a leggere Lenin su suggerimento di Corin. Lui la portò al WRP (partito rivoluzionario dei lavoratori) quando cadde in depressione a causa della sua rottura con l’attore Franco Nero.

Adler scrive: “Nel frattempo, Vanessa è diventata forse l’unica persona a essere stata spinta a bere dalla politica delle relazioni industriali. Nel 1972, quando Ted Heath impose dei controlli salariali, ha iniziato a bere vino a buon mercato di mattina.” Questo “annientamento confuso”, ha detto, l’ha aiutata a contenere la sua disperazione.
Adler commenta un altro aspetto importante della psicologia all’opera nel movimento di Healy: “Oltre alla sua politica radicale, parte del fascino del WRP per i Redgrave era il suo leader, Gerry Healy, che divenne una sorta di figura paterna”. Il leader del culto agirà tipicamente come un padre adottivo. I membri del Tempio del Popolo chiamavano Jim Jones “papà”. Il reclutamento nel culto spesso proviene da un contesto in cui i rapporti genitoriali sono disfunzionali. Tuttavia, gli scienziati sociali marxiano-freudiani della Scuola di Francoforte, ci hanno assicurato che gli stretti legami tra genitori e i figli sono “malsani” e portano al “fascismo”. Quindi, l’assalto marxista alla famiglia come ‘istituzione borghese’ lascia lo Stato marxista o il leader marxista a riempire il vuoto e a domandare la totale dipendenza emotiva, al di là di quella puramente politica. In questo contesto è interessante notare che la Commissione delle Donne del WRP abbia successivamente sostenuto che l’abuso di Healy fu “una forma di incesto”. Accusando Healy di stupro criminale, una delle sue vittime ha sottolineato che è stato “per denigrare e tenere sotto controllo un gran numero di donne dirigenti… che sono state costantemente abusate sessualmente da Healy.
Le donne vittime insistevano sul fatto che fossero state abusate da Healy in quanto figura paterna, in un rapporto incestuoso, non come “stupratore criminale”. Lo stupro implica che le donne siano vittime indifese, che come supponevano delle liberate femministe di fede marxista non potevano accettare. Hanno razionalizzato la loro dipendenza da Healy in termini d’autorità paterna, mentre lui ha rafforzato questa autorità, instillando loro un senso del ‘dovere’ per sostenere la rivoluzione, soddisfacendo le sue esigenze. La loro Commissione delle Donne ha adottato questa razionalizzazione, come linea del Partito.

Mentre i Redgrave cercavano un padre adottivo in Healy, il legame di Vanessa con i suoi figli, per il bene della causa rivoluzionaria, ne soffriva molto. L’atteggiamento disattento verso i propri figli è una caratteristica dei militanti di sinistra. Rousseau abbandonò i propri figli, Marx si preoccupò più dei suoi scritti che della miseria in cui vivevano sua moglie e i suoi figli e, come si vedrà, anche i nuovi militanti di sinistra hanno prontamente abbandonato i propri figli per seguire la rivoluzione. L’adesione a delle ideologie che sostengono che i bambini sono meglio curati dallo Stato o dal gruppo, è un’intellettualizzazione atta a rinnegare le proprie responsabilità genitoriali da parte di coloro che non sono realmente capaci di tali sentimenti. Una volta che i marxisti raggiungono il potere, la risposta è demolire la famiglia tradizionale e allevare i figli in collegi statali, permettendo alla madre di lavorare. La sinistra la considera una “liberazione della donna”. I figli di Vanessa, come molti altri “orfani” di genitori di sinistra, sono stati sacrificati per il bene della rivoluzione. Scrive Adler: Le sue piccole figlie, Joely e Natasha, s’aggrapparono a lei mentre cercava di uscire dalla porta d’ingresso. A sei anni Natasha chiese a sua madre di passare più tempo in casa. Vanessa cercò di spiegarle che la sua lotta politica era per il futuro suo e di altri bambini. “Ma ho bisogno di te ora. Quando sarò grande non avrò più bisogno di te” le disse Natasha. In uno scenario che ricorda Karl Marx stesso, “…lei ha dato così tanti dei suoi soldi al WRP che la famiglia era sempre a corto di denaro. La loro casa nella zona ovest di Londra cominciò a sembrare trascurata, e il giardino non curato”. Con la morte di Healy e l’ulteriore frammentazione del trotskismo, Vanessa tornò alle cause liberali tipiche della classe media da cui era partita. Valutando il suo atteggiamento verso gli altri, Vanessa descrive in modo convincente un’ipotesi fondamentale di questo libro, e cioè che l’umanità della sinistra è astratta e impersonale. Come lei stessa ha confidato a Lynn: “Il mio paradosso è che, sebbene mi preoccupi molto delle masse — gli orfani in Vietnam, gli affamati in India — mi sembra che mi preoccupi poco delle persone che mi circondano. Ho resistito a questa accusa. Ma, senza mezzi termini, quella
sono io.”
Questo ci dice molto sulla sinistra in generale.
Sfruttamento e abuso delle donne da parte di Healy furono scoperti solo a causa di una disputa interna fra le fazioni, per essere precisi fra lui e l’assistente segretario generale del WRP, Sheila Torrance (che tuttavia finì per sostenere Healy). Venne udita urlare a Healy, prima d’una riunione del Comitato Politico: “Sei contorto, questa volta stai andando in bancarotta, lo porterò alla conferenza e poi vedrai”. Per evitare di essere espulsa da Healy dal WRP, fece il nome di ventisei donne che lui aveva abusato. La reazione della fazione di Healy indica ulteriore disturbo mentale. La devota di Healy, Vanessa Redgrave “con una voce stridente fu udita urlare che quella era opera dei Black Hundreds”.
I Black Hundreds furono un’organizzazione xenofobica e anti-ebraica nei primi anni del novecento, che sosteneva i Romanov e s’opponeva alle riforme. L’allusione di Redgrave indica come i marxisti fossero deliranti. Vanessa, infuriata, indisse una conferenza stampa: “Queste accuse sono tutte menzogne e le donne che le hanno mosse sono tutte delle bugiarde. Non m’importa se sono 26, 36 o 236 — sono tutte bugiarde”. Ecco cosa resta della fratellanza fra donne. Il fratello di Vanessa, Corin, reagì in un modo altrettanto bizzarro, esclamando in una riunione del partito: “Non siamo né favorevoli né contrari alla corruzione, siamo favorevoli alla rivoluzione socialista”. Torrance, che aveva formulato le accuse originali, ora considerava le scappatelle di Healy come una questione strettamente personale; e temeva che la sua stessa fazione, associata alla fazione di Healy, sarebbe stata indebolita dalla espulsione di Haley.
In questa riunione della sezione di Londra, nonostante le vittime di Healy e i loro parenti fossero presenti, Healy ricevette un voto di fiducia a maggioranza. Dopo l’incontro, il segretario del WRP, Mike Banda, girava per i locali, infuriato: “Tutti nel Paese mi sostengono tranne questa spazzatura di Londra”. Durante l’incontro, i sostenitori di Banda avevano gridato “stupro, stupro, rapina, Pol Pot”, e “tutti erano rossi in faccia, parevano dei selvaggi”.

Viaggio al Centro della Mente di Hitler in edicola a partire dal 1 dicembre 2018

Il padre di Hitler, nel 1893

In edicola fra pochi giorni un classico del profiling applicato alla politica.

Walter C. Langer, a capo di un team di psicanalisti di stretta osservanza freudiana consegnarono nel 1944 questo straordinario documento – redatto per conto della OSS – ad alcuni generali americani. Le loro scoperte, basate su interviste e ricerche approfondite, restano straordinarie.

 

Recensione pubblicata sul Corriere della Sera, Blog La Nostra Storia di Dino Messina.

http://lanostrastoria.corriere.it/2018/11/21/hitler-organizzo-lanschluss-per-coprire-la-propria-ebraicita-e-i-propri-trascorsi-omosessuali/