Dopo il Covid-19 i Minibot

Per combattere gli effetti del Covid-19 la Germania ha deciso unilateralmente e senza chiedere il permesso a nessuno di iniettare liquidità per 550 miliardi di euro nella propria economia. Lo farà utilizzando la banca pubblica Kfw. Questo è un ente creditizio esonerato dai vincoli della BCE. Nel maggio 2018 i tedeschi esentarono 13 banche di sviluppo regionale e nessuno disse nulla.

Questo meccanismo, solo un po’ meno sofisticato, fu utilizzato da Adolf Hitler, su suggerimento di Gottfried Feder (1883-1941) e poi di Hjalmar Schacht, con la creazione dei bond MEFO. Nel giro di pochi anni, a partire dal 1933, la Germania divenne uno dei paesi più forti in Europa dal punto di vista industriale e finanziario, senza doversi indebitare con nessuno e senza dover stampare Fiat Money.

Noi italiani a questo punto dovremmo rispolverare l’ottima proposta dell’on. Borghi Aquilini e cominciare a stampare i nostri minibot. Questo non appena si noterà una decrescita della forza dell’infezione virale. Parliamo chiaramente di bazzecole rispetto ai 550 miliardi della Germania, ma perlomeno sarà un segnale che non siamo più disposti a farci mettere i piedi sul collo da tedeschi e francesi.

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Consigli da un superstite della SARS di Hong Kong, del 2003

Fra il 2002 e il 2003 attraversai l’epidemia di Sars restando a Hong Kong. Mi sento pertanto qualificato, pur non essendo un medico, a offrire qualche piccolo consiglio ai miei concittadini che, come me, si trovano ad affrontare il Covid-19. Questo pare essere un diretto discendente del virus responsabile dello scatenamento della Sars a Canton e poi a Hong Kong.

Le radicali misure adottate vanno nella direzione giusta, anche se non vengono ancora prese abbastanza seriamente, si vede ancora troppa gente in strada, in gruppi e senza protezione.

  1. Suggeriscono di lavarsi spesso le mani. Giusto, ma possiamo fare ancora di più, selezionando l’acqua calda invece che fredda, già che ci siamo. Non bisogna ustionarci gli arti ma l’acqua calda pulisce meglio e uccide virus e batteri. Si può utilizzare anche dell’acqua ossigenata, che funziona meglio della Amuchina.
  2. Un disinfettante che funziona è acqua e candeggina. Ne bastano 3 cc per un litro d’acqua. Non ci si possono immergere la mani ma è ottima per disinfettare tutte le superfici.
  3.  Negli ascensori usare le chiavi per pigiare i bottoni. Ricordo che a Hong Kong stendevano dei fogli di plastica sopra ai bottoni, che poi venivano tolti frequentemente e rimpiazzati con altri nuovi.
  4.  Tutti dovrebbero portare mascherine.

Modesta proposta alle Insegnanti in tempo di Coronavirus

Si sente molto parlare di “smart working” per gli alunni rimasti a casa, a causa del Coronavirus. Questo “lavoro furbo” significa usare il computer e internet, assistiti dall’insegnante. Il fine è di non restare indietro con il programma scolastico. Eppure, esiste un sistema semplicissimo per fare lavorare a casa, proficuamente, i nostri ragazzi e le nostre ragazze.

Basta dar loro dei libri da leggere, a seconda dell’età e della classe e poi chiedere di scrivere dei brevi riassunti per ogni libro letto.

L’Italia è il penultimo Paese in Europa per il numero di libri letti, peggio di noi c’è solo la Grecia. Questa è una distruttiva emergenza. E l’emergenza virale permetterebbe di ridurre il nostro divario con gli altri Paesi, partendo dai più giovani.

Esercizi, ripassi, formule sono tutte cose molto importanti ma ciò che più conta è il formare dei cittadini onesti, amanti della libertà e con un alto grado di cultura. Questo lo può fare solo con la lettura, non con il semplice superare degli esami.

Come scrisse Pasternak: “Se regali un pesce a un uomo lo sfami per un giorno. Se gli insegni a pescare, lo sfami per tutta la vita.”

 

E se i cambiamente climatici dipendessero dal Inner Core della Terra?


“Vogliamo raggiungere emissioni zero entro il 2050. Non possiamo fallire”. Ha affermato Valdis Dombrovskis, durante la sessione plenaria del Parlamento dell’Unione Europea. Questa decisione segnerà l’inizio del Green Deal, che comporterà investimenti per mille miliardi di euro nei prossimi dieci anni. Se davvero questo piano verrà attuato, diverrà un esempio di follia umana senza precedenti.

Un investimento unilaterale e non condiviso in altri Continenti sarà come bruciare banconote, al posto del carbone, per muovere una locomotiva. Inoltre, l’evidenza scientifica che i cambiamenti climatici siano di natura umana, contrariamente a quanto una buona parte dell’opinione pubblica viene indotta a credere, non è un fatto. Prova ne sia che si è raggiunto una forma di ideologizzazione parossistica del dibattito. Chi non crede a questo va distrutto, non contraddetto. Questo dimostra che si tratta più di una religione che di scienza. La povera Greta Thumberg che spesso invoca la parola “scienza” come un mantra tibetano, ci ricorda i tempi delle crociate dei fanciulli, accadute durante il Medioevo per liberare Gerusalemme.

Esistono varie falle nella scientificità di chi sostiene che sia l’emissione di anidride carbonica nell’ambiente a causare un incremento della temperatura terrestre, che a sua volta provocherebbe la crescita dei mari, lo scioglimento dei ghiacciai, la mutazione del clima. Uno dei fattori adottati dagli scienziati che credono a queste teorie è l’analisi di un periodo che va dal tardo medioevo ai giorni nostri. Se invece adottassero un periodo di più di duemila anni potrebbero natare che gli aumenti sono ciclici. Annibale superò le Alpi con gli elefanti perché poté profittare di un inverno straordinariamente caldo.
Una spiegazione di questi cicli millenari potrebbe stare nel fatto che il Sole, nella sua attività, segue cicli all’incirca di mille anni. Dunque, se adotteremo un ciclo di 2000 anni potremo notare le crescite e le decrescite, se invece adotteremo un ciclo di mille anni non vedremo più la ciclicità e immagineremo che questa sia una crescita all’infinito, che ci distruggerà.

Ora vorremmo presentare qui una ipotesi che non è mai stata prima analizzata. Possediamo una discreta conoscenza di ciò che sta sopra alle nostre teste, pianeti, galassie lontane milioni di anni luce, ma conosciamo assai poco di quanto sta sotto ai nostri piedi. La composizione dell’interno del nostro pianeta è frutto di supposizioni, tratte da osservazioni indirette. Renato Cartesio avanzò l’ipotesi che il nucleo fosse fluido con una seconda regione mantellare solida e compatta. Leibniz accettò le tesi di Cartesio circa l’origine della Terra da una stella che si è raffreddata, ma pensava che il nucleo sia freddo e solido. Questa diversa visione del nucleo appare anche nel libro di Jules Verne “Viaggio al Centro della Terra” del 1864.
Grazie a inferenze e a osservazioni in occasione di terremoti possediamo oggi una maggiore sofisticazione. Sappiamo, con relativa sicurezza, che esiste un nocciolo metallico (inner core) e solido, avente un raggio di 1,220 chilometri. La superficie di questa palla interna avrebbe una temperatura di più di 5.000 gradi centigradi. All’esterno di questo nocciolo esisterebbe una parte fluida in rotazione (outer core) che crea il campo magnetico, senza al quale la vita sparirebbe dalla faccia della Terra nel giro di poche settimane.
Dunque, perché non impieghiamo risorse per meglio esplorare il centro del nostro pianeta e studiare una possibile influenza dei suoi cicli su quanto avviene con il clima? Terremoti ed eruzioni vulcaniche non sono causate dall’anidride carbonica che emettiamo, dunque certi cambiamenti, di natura a noi sconosciuta, all’interno del nostro pianeta potrebbero influenzare il clima. Sapendo questo potremmo evitare di sprecare miliardi di euro, che potremmo altrimenti impiegare per migliorare la condizione umana, sviluppare l’industria e la vita nei paesi del Terzo Mondo.

E se fosse la struttura della Terra a provocare i cambiamenti climatici?


“Vogliamo raggiungere emissioni zero entro il 2050. Non possiamo fallire”. Ha affermato Valdis Dombrovskis, durante la sessione plenaria del Parlamento dell’Unione Europea. Questa decisione segnerà l’inizio del Green Deal, che comporterà investimenti per mille miliardi di euro nei prossimi dieci anni. Se davvero questo piano verrà attuato diverrà un esempio di follia umana senza precedenti. Un investimento unilaterale e che non essendo condiviso in altri Continenti equivarrà a bruciare banconote per far correre una locomotiva. Inoltre, l’evidenza scientifica che i cambiamenti climatici siano di natura umana, contrariamente a quanto una buona parte dell’opinione pubblica crede, non è un fatto scientifico. Prova ne sia che si è raggiunto una forma di ideologizzazione parossistica del dibattito. Chi non crede a questo va distrutto, non contraddetto. Agli scienziati che non condividono questa visione viene impedito di parlare e di pubblicare. Questo dimostra come si tratti più di una fede religiosa che di scienza. La povera Greta Thumberg, che spesso invoca la parola “scienza” come un mantra tibetano, ci ricorda i tempi delle crociate dei fanciulli del 1212, per liberare il Santo Sepolcro.
Esistono varie falle nella scientificità di chi sostiene che sia l’emissione di anidride carbonica nell’ambiente a causare un incremento della temperatura terrestre, che a sua volta provocherebbe la crescita dei mari, lo scioglimento dei ghiacciai, la mutazione del clima. Uno dei fattori adottati dagli scienziati che sposano queste teorie è l’analisi di un periodo che va dal tardo medioevo ai giorni nostri. Se invece adottassero un periodo di più di duemila anni potrebbero facilmente notare che gli aumenti sono ciclici. Annibale superò le Alpi con gli elefanti perché poté profittare di un inverno straordinariamente caldo.
Una spiegazione di questi cicli millenari potrebbe stare nel fatto che il Sole, nella sua attività, segue cicli all’incirca di mille anni. Dunque, se adotteremo un ciclo di 2000 anni potremo notare le crescite e le decrescite, se invece adotteremo un ciclo di mille anni non vedremo più la ciclicità e immagineremo che questa sia una crescita all’infinito, che ci distruggerà.
Ora vorremmo presentare qui una ipotesi che non è mai stata prima analizzata. Possediamo una discreta conoscenza di ciò che sta sopra alle nostre teste, pianeti, galassie lontane milioni di anni luce, ma conosciamo assai poco di quanto sta sotto ai nostri piedi. La composizione dell’interno del nostro pianeta è frutto di supposizioni, tratte da osservazioni indirette. Renato Cartesio avanzò l’ipotesi che il nucleo fosse fluido con una seconda regione mantellare solida e compatta. Leibniz accettò le tesi di Cartesio circa l’origine della Terra da una stella che si è raffreddata, ma pensava che il nucleo fosse freddo e solido. Questa diversa visione del nucleo appare anche nel libro di Jules Verne “Viaggio al Centro della Terra” del 1864.
Grazie soprattutto a osservazioni fatte in occasione di terremoti possediamo oggi una maggiore conoscenza. Sappiamo, con relativa sicurezza, che esiste un nocciolo metallico (inner core) e solido, avente un raggio di 1,220 chilometri. La superficie di questa palla interna avrebbe una temperatura di più di 5.000 gradi centigradi. All’esterno di questo nocciolo esisterebbe una parte fluida in rotazione (outer core) che crea il campo magnetico, senza al quale la vita sparirebbe dalla faccia della Terra nel giro di poche settimane.
Dunque, perché non impiegare risorse per meglio esplorare il centro del nostro pianeta e studiare una possibile influenza dei suoi cicli su quanto avviene con il clima? Terremoti ed eruzioni vulcaniche non sono causate dall’anidride carbonica che emettiamo, dunque certi cambiamenti, di natura a noi sconosciuta, all’interno del nostro pianeta potrebbero influenzare il clima. Sapendo questo potremmo evitare di sprecare centinaia di miliardi di euro, che potremmo impiegare per migliorare la condizione umana, sviluppare l’industria e la vita nei paesi del Terzo Mondo.
Angelo Paratico

La leggenda del libro che insegna a falsificare i libri

Il Salone della Cultura si terrà a Milano dal 18-19 gennaio. Questo è un appuntamento molto atteso da editori e, soprattutto, da librerie antiquarie, che avranno una vasta sezione a loro riservata.
Tutto sembrava andare per il meglio, finché non è scoppiata una classica storm in a teacup. Al Salone era prevista la presentazione del libro dell’astronomo Owen Gingerich, che narra il curioso caso del Sidereus Nuncius e in cui si dimostra come la meravigliosa copia autografa di Galileo Galilei, venduta a un antiquario di New York nel 2005, sia in realtà un falso. Si tratterebbe di un falso commissionato da Massimo De Caro, gran saccheggiatore della Biblioteca Girolamini di Napoli e di altre illustri istituzioni, fra le quale la Capitolare di Verona. De Caro è diventato famoso come un novello Conte Libri (il più grande ladro di libri della storia umana).
Improvvisamente, questa presentazione è stata cancellata. Forse per evitare un a faccia a faccia imbarazzante con De Caro? Perché Marino Massimo De Caro ci sarà. Infatti, presenterà un suo libro, intitolato Dieci regole per falsificare i libri prefato nientemeno che da Giuliano Ferrara.
Siamo certi che questo libretto raggiungerà presto un’alta quotazione, diventando una chicca letteraria per gli intenditori e, forse, fra cent’anni una copia verrà falsificata e poi venduta a un ricco mandarino cinese del Honan.

Per far chiarezza chiediamo al celeberrimo “Cacciatore di libri rari”, Simone Berni, che pare assai bene informato, di darci la sua onesta opinione su questo affaire dangereuse che scuote il mondo, già di per sé eccentrico, dei bibliofili.

Berni, ma la sua è una performance artistica?
Sì, esattamente. Ho coinvolto uno dei falsari più famosi dei nostri tempi, De Caro, con cui sono state redatte dieci regole per falsificare i libri. Il progetto ha avuto l’adesione del giornalista e scrittore Giuliano Ferrara, che ha scritto una prefazione polemica e dissacrante. Questo ha completato la parte testuale.
Ma il libro può essere inteso come un manuale del falsario?
Ci sono persone che non leggono i libri (buona parte dei bibliofili, i politici, chi in genere sentenzia…) e pur non leggendoli ritengono di poterne parlare. Noto che è proprio il caso di questo progetto. Quel poco che è trapelato è stato del tutto frainteso. Invito a leggere queste regole, e si noterà che la filosofia di fondo è quella di dare delle norme che servano a chi colleziona, a chi compra e a chi vende. Non c’è nessun altro intento. Un falsario non potrebbe apprendere da esse niente che già non sappia, Non vengono date percentuali e dosaggi, non c’è niente di manualistico. Solo speculazioni filosofiche.

Ma alla fine questo libro esiste fisicamente, o no?
Il libro non doveva esistere fisicamente, anche se a tutti è stato assicurato di sì, da Massimo De Caro a Giuliano Ferrara, per poter ottenere il loro pieno appoggio. Ma nella realtà si doveva arrivare all’atto culminante, il Salone di Milano, dove in un tavolo sarebbe apparsa un’unica copia, con fogli completamente neri. Illeggibile.

Invece, che è successo?
È successo che le notizie sono trapelate, le voci che si sono rincorse, alcuni articoli di giornale hanno creato attesa e scompiglio. Come se un libretto così potesse realmente rappresentare tutti i mali di un mondo, quello delle librerie antiquarie e della compravendita di libri, che è ben altro. A quel punto…

A quel punto?
A quel punto, mi son detto: diamo fisicità al progetto. Volete il libro? Avrete il libro! Ho detto a uno stampatore: su, forza, hai pochi giorni, stampiamolo! Le porteremo poi a Milano.

Quindi, è un libro (fisicamente), ma non è un vero libro?
Esattamente, non è in commercio, non ha prezzo né codice ISBN. È un multiplo d’artista in forma di libro, in 150 pezzi numerati. Un libro sui libri falsi, scritto da un falsario, stampato in un falso luogo di stampa (Amstelodami, come nell’antichità) e con un marchio editoriale (quello di Aldo Manuzio) contraffatto, quindi falso.

L’apoteosi del falso
Proprio così. Un’opera d’arte che rimarrà comunque come documento storico. In un momento, il nostro, dove la bibliofilia si fa delle domande, dove le regole per tutti uguali e l’omologazione di pensiero stanno prendendo il sopravvento. Noi ci lamentiamo della censura del passato. Io da vent’anni mi occupo di libri proibiti, scomparsi, rastrellati. Ho visto tante cose, da Hitler, a Mussolini, a Franco. Ho visto i libri fatti sparire dalla scienza ufficiale, quelli della politica, quelli dalla Santa Inquisizione. Oggi siamo rasi al suolo da una tsunami gigantesca, ma per lo più inavvertita, perché lenta e dolce, che è l’omologazione delle idee.

Hong Kong non è tutto ciò che vedi. C’è altro. E’ una sorta di punto di scontro fra placche continentali.

La Settima Fata, pur essendo un romanzo basato su una vicenda che accadrà nel gennaio 2020, mostra come Hong Kong non sia tutto ciò che i visitatori scorgono sulla sua superfice, un mondo logico, reale, spiegabile.

Qui sotto riporto una spiegazione, una analisi, di un acuto conoscente, circa quanto starebbe accadendo a Hong Kong in questi giorni tumultuosi. Dove esistano forze ostili e segrete all’opera (più d’una) non credo esistano ormai dubbi. CIA, Tykoons vari, Taiwan ecc.

 

 

 

Ci sono tre tipi di manifestanti di Hong Kong, dice il mio amico:

I. Quelli che credono veramente che il governo della RAS di Hong Kong e quello di Pechino siano malvagi e che stiano veramente combattendo per una giusta causa. Questo gruppo di persone è sincero ma non è intellettualmente onesto. Hanno subito il lavaggio del cervello, grazie al liberalismo occidentale. Pensano di essere intelligenti e progressisti, ma non sono così intelligenti come pensano e hanno un concetto contorto del progresso. Sono i vostri insegnanti, avvocati, medici, infermieri, funzionari pubblici, giornalisti, capi ufficio e così via.

II. Poi ci sono gli istigatori. Sono astuti, manipolatori e complottisti. Sono quelli che diffondono notizie false e cercano di aggiungere carburante al fuoco della protesta, diffondendo menzogne. Usano il loro cervello e restano per lo più dietro alle quinte. Usano persone stupide per fare il lavoro sporco al posto loro. Non permetterebbero mai ai propri figli di avvicinarsi alla linea del fronte. Questo gruppo è composto da gays, spie, magnati del business scontenti vari, proprietari di mezzi di comunicazione, politici e chiunque tragga beneficio dai disordini sociali o serbi del rancore nei confronti della Cina e del governo di Hong Kong, che vedono come la stessa cosa.

III. Gli idioti, i perdenti e gli infelici della società, che sono arrabbiati, perché non possono farcela nel mondo reale, ma incolpano chi ce la fa, invece di sé stessi, per il proprio fallimento. Non rispettano l’autorità (in particolare il governo e la polizia), ignorano volontariamente le leggi e l’ordine e vandalizzano i simboli del successo. Le donne possono imprecare in modo tale da far arrossire i marinai! Gli uomini sono vili e stupidi. Sia i loro uomini che le loro donne sono solo dei cretini. Ci sono anche un sacco di svitati in questo gruppo. I loro cervelli sono fritti e non si può cavarci nulla ragionando. Al gruppo II piace usare il gruppo III. Come ho detto prima, al gruppo II piace usare le persone stupide. Per un po’ sono stati finanziati da alcune fronti anti-Cina. Quando i loro soldi si prosciugheranno, inizieranno a raccogliere fondi attraverso il crimine. Al Qaeda vendeva droga negli Stati Uniti. L’ISIS ha rapito e ricattato. Il movimento filodemocratico può trasformarsi molto presto in crimine organizzato. Saranno molto peggio delle triadi, perché ce ne sono molti di più, e le triadi, in fondo, vogliono ordine, un proprio ordine di facciata, ma questi no. I crimini stanno già cominciando ad accadere. Vediamo più pistole e più rapine. È solo questione di tempo prima che  i manifestanti “filodemocratici” comincino ad estorcere denaro alle imprese, chiedendo “tasse di protezione” per risparmiarle dal vandalismo.

Urgono strategie diverse per combattere i gruppi diversi. Per il gruppo I, bisogna conquistare le loro menti. Sono socialmente liberi.  Ma come tutti gli altri social-liberali, sono pieni di idee fasulle, slegate dalla realtà. Ma almeno, le loro menti funzionano ancora, in una certa misura. Abbiamo bisogno di qualcuno più intelligente di loro per discuterci e conquistarli con la ragione. Per il gruppo II, questi sono i diavoli usciti dall’inferno. Dobbiamo batterli nel loro gioco ed essere più diavoli di loro. NON dobbiamo dare loro quello che vogliono. Prendiamo invece ciò che vogliono da loro. Il gruppo III ama le tenebre e odia gli angoli dove risplende la luce. Ci odiano quando si cerca di spiegare loro la moralità, in modo gentile, perché li si fa sentire stupidi e fuori posto. Sono cattivi e sanno solo trattare con i cattivi. L’unico posto per loro è la prigione, o la paura dell’arresto, dove possono avere la possibilità di istruirsi e riabilitarsi!

 

Condivido l’analisi di questo amico cinese di Hong Kong.

Ilaria Bifarini a Verona, Sabato 14 dicembre, ore 18, Liston12, P.za Bra.

 

 

L’Economista Ilaria Bifarini presenterà a Verona, Sabato 14 dicembre, il suo libro “INGANNI ECONOMICI. Falsi Miti di una scienza sociale.” Nativa di Rieti e laureata a pieni voti alla Bocconi di Milano in economia. Dopo 10 anni di lavoro come consulente e poi funzionario nella pubblica amministrazione, Ilaria ha ripudiato la dottrina neoliberista che permea la moderna finanza mondiale. Si definisce un “Bocconiana Redenta”. Dal momento della sua “catarsi” sulla via di Damasco, partecipa a convegni e dibatti e appare in televisione per presentare la sua visione della finanza. Una massima di Mark Twain introduce il lettore all’opera: “E’ molto più facile ingannare la gente, piuttosto che convincerla che è stata ingannata.” In questo libro, succintamente, presenta ciò di cui si discute quotidianamente, senza spesso afferrare i concetti basilari. Eccone la suddivisione: 1. Cos’è l’Economia 2. Una Crisi evitabile. 3. Il Debito Pubblico 4. Malati di Austerity 5. Falsi Miti Economici 6. Ritornare a Keynes.
Entrata libera: Sabato, 14 Dicembre. Liston 12, Piazza Bra, Verona, ore 18.

GUIDO BOGGIANI. PITTORE ED ETNOGRAFO CON RADICI TURBIGHESI

Guido Boggiani (Omegna, 25 settembre 1861 – dipartimento del Chaco, 1902) fu un grande pittore, fotografo ed etnografo. Era figlio di Giuseppe Boggiani e di Clelia Genè, a sua volta figlia dell’illustre zoologo turbighese Giuseppe Gené.

Giuseppe Gené nacque a Turbigo (MI) il 9 dicembre 1780 e morì a Torino il 14 luglio 1847. Per maggiori dati storici su di lui, rimandiamo i lettori alle ricerche dello storico turbighese Giuseppe Leoni. I figli di Giuseppe Gené ebbero carriere illustri. Uno fu il generale Carlo Gené, che comandò i militari italiani che occuparono Massaua e Assab, in Africa. Il colonnello dei bersaglieri Enrico Gené, figlio di Carlo, fu decorato per il coraggio dimostrato nell’assalto a Porta Pia. Un suo nipote sarà la medaglia d’oro, Carlo Fecia di Cossato (1908-1944) un celebre comandante di sommergibili.

Guido Boggiani sin da piccolo mostrò un forte talento artistico per cui, non appena terminò gli studi liceali, i genitori l’iscrissero all’Accademia di Brera, dove rimase un paio d’anni. Lasciò l’Accademia per proseguire gli studi con il pittore milanese Filippo Carcano (1840-1914) ed ebbe subito denaro e successo, ma che non gli diede affatto alla testa. Nel 1881, presentò tre quadri e fu salutato come una promessa nel campo dell’arte. Il 1883 fu l’anno della rivelazione. Il re Umberto I aveva inaugurato la nuova sede del Palazzo delle Esposizioni, costruito appositamente per ospitare opere d’arte, e Boggiani vi fu premiato, per il quadro “La raccolta delle castagne” che fu acquistato dalla Galleria Nazionale di Arte Moderna, per l’allora elevatissima somma di seimila lire, e fu recensito favorevolmente sul Fanfulla da un giovanissimo Gabriele D’Annunzio. Nello stesso anno, il 1883, Boggiani espose quattro quadri all’Accademia di Brera ed ottenne l’ambito «Premio Principe Umberto» con ”Ombra dei castagni”. Gli giunsero altri premi dall’Italia e dall’estero. Decise di restare a Roma, e nel 1884 aprì uno studio in via San Nicolò da Tolentino. Strinse amicizia con il musicista Paolo Tosti, Gabriele D’Annunzio e lo scrittore e giornalista napoletano Eduardo Scarfoglio. Con essi s’inserì nei circoli culturali della città e fece parte, in via dei Due Macelli, del cenacolo della «Cronaca Bizantina» di Angelo Sommaruga, la più celebre rivista del Periodo Umbertino.

Avrebbe potuto godersi in pace una ricca carriera artistica e invece partì per il Sud America. Nel 1887, a 26 anni, Boggiani intraprese un viaggio in Argentina per mostrare i suoi dipinti a Buenos Aires. v’incontrò degli italiani che vivevano in Paraguay, e attraverso i commenti da loro fatti, specialmente sulle aree del Chaco e dei popoli indigeni, ebbe inizio la sua passione per il Paraguay. Nel 1887 viaggiò attraverso l’interno del Brasile, della Bolivia e del Paraguay per documentare la vita degli indigeni nella regione. Nel 1888 Boggiani arrivò ad Asunción e iniziò la sua prima spedizione nel Gran Chaco.


Grazie agli sforzi di Don Juan De Cominges, raggiunse Puerto Casado. Qui ebbe il primo contatto con gli indiani Chamacoco. Ritornò in Italia nel 1893, portando una collezione di 800 manufatti di grande valore antropologico, che oggi si trovano presso il Museo Pigorini di Roma e iniziò a scrivere libri basati sulle sue esperienze. Nel 1896 tornò ad Asunción, equipaggiato con una macchina fotografica, un treppiede e tutti gli elementi per lo sviluppo delle lastre. Era convinto che la fotografia fosse l’unico modo per studiare queste persone che vivono nelle loro piccole capanne. Alla fine, oltre ai suoi numerosi libri, le sue fotografie (ne furono realizzate più di 500 dal 1896 al 1901) e i soggetti della sua arte suscitarono l’interesse e l’ammirazione di un pubblico più vasto. Parte della sua collezione è stata successivamente acquisita dal Museo Etnologico di Berlino.

Boggiani fu visto per l’ultima volta ad Asunción il 24 ottobre 1901, insieme al suo assistente Félix Gavilan, mentre lasciavano la città per il Gran Chaco. Nell’ottobre del 1902 scrisse per l’ultima volta al fratello, descrivendo i dettagli della spedizione. Poi sparì nel nulla.

Fu solo nel 1904 che la comunità italiana di Asunción organizzò una spedizione, guidata dall’esploratore spagnolo José Fernandez Cancio, e il 20 ottobre 1904 trovarono i resti di Boggiani e il suo cranio fracassato. Si suppone che i Chamacoco abbiano spaccato la sua testa con una mazza per impedirgli di fraternizzare con una tribù loro nemica; nel 1902 la rivista American Anthropologist riferì che era stato ucciso “presumibilmente per mano degli indiani Tobas.”La sua macchina fotografica fu trovata sepolta, e si presume che anche molti negativi furono anch’essi sepolti. I resti di Boggiani sono oggi in una tomba nel cimitero italiano di Asunción.


Una buona parte del suo lavoro, scritti, disegni finissimi e lastre fotografiche poté essere salvato grazie all’esploratore e botanico ceco Alberto Vojtěch Friè (1882 – 1944), che pochi anni dopo si recò in Paraguay e fu in grado di recuperare tutti i suoi averi, grazie ai buoni rapporti con gli indigeni. Suo nipote, Pavel Friè, è in seguito riuscito a sviluppare tutte le lastre fotografiche, e la collezione è stata riprodotta in “Guido Boggiani, Photographer” (1997).

 

Una strada di Asunción, in Paraguay porta il suo nome e vari discendenti degli indigeni che aveva studiato portano il cognome Boggiani, come segno di rispetto per lui.

Dante Alighieri ospite a casa Paratico

Scritto da Luca Volpi sulla rivista VALLE DELL’OGLIO il 19 maggio 2019

Amerigo Lantieri de Paratico

Nel mezzo del cammin tra Capriolo e Paratico… potrebbe essere l’incipit per un capitolo inedito dedicato all’esilio di Dante Alighieri attraverso le nostre zone. Una tesi suggestiva a cui il Colonnello Amerigo Lantieri de Paratico ha dedicato una considerevole ricerca storica, avvalendosi sia di manoscritti redatti da alcuni antenati, sia di testi di studiosi bresciani. E nella serata di lunedì 25 marzo ha illustrato in biblioteca i risultati raccolti.
«Il primo a scriverne pare sia stato Giovanni Maria Mazzucchelli, un precursore della storia della letteratura italiana, nella seconda metà del Settecento – ha spiegato Lantieri – All’interno della storia della famiglia Paratico si accenna a quel “famoso poeta Dante Adigerio fiorentino” che pare alloggiò nel castello». Altri studiosi, talvolta non così competenti, si sono cimentati sull’argomento, su carta stampata e nel web, ma purtroppo senza dare grossi aiuti a Lantieri: «Ho dovuto constatare che molti scritti erano approssimativi e grossolani».

Tuttavia, una sferzata imprevista alla ricerca l’ha data un saggio del fiorentino Giuseppe Pelli Bencivenni, il quale si appoggia alla testimonianza del Boccaccio secondo cui il sommo poeta trovò rifugio presso la famiglia Paratico. Possibile che scrittori di casa Lantieri e storici del bresciano avessero ignorato una testimonianza simile? Un dubbio che ha spinto il Colonnello a ulteriori verifiche.

Castello di Paratico

«Consultando più edizioni del Trattatello in laude di Dante, ho appurato che Giovanni Boccaccio menziona Brescia solo per dire che Dante cercò di convincere il Conte Arrigo di Luzinburgo (meglio noto come imperatore Enrico VII di Lussemburgo, Ndr) a conquistare pure Firenze, oltre a Brescia, nella speranza di ritornarvi. Ad ogni modo, non ci sono indicazioni su dove si trovasse in quel periodo».
Deluso per questo vicolo cieco risalente a un paio di anni fa, Lantieri avrebbe abbandonato l’impresa se non fosse stato per l’intervento provvidenziale della cugina Carolina di Levetzow Lantieri, ultimo ramo della dinastia situato a Gorizia. «Mi disse che vicino alla torre del Palazzo Lantieri di Gorizia hanno degli affreschi del 1535 dedicati all’imperatore Carlo V e in uno di questi è raffigurato il Castello di Paratico, con tanto di lago d’Iseo, e Dante in procinto di entrare». Seppur lontano da una pittura realista, tale indizio sarebbe in linea con la tradizione di famiglia secondo la quale il capostipite di Gorizia Antonio Lantieri, d’animo ghibellino, partì da Paratico e giunse in terra friulana nel 1450. Senza contare i manoscritti in italiano e latino del notaio Branchinus de Paratico, altro prezioso supporto per la ricerca: «Non solo egli avrebbe dedicato un paio di sonetti al poeta esule, ma si sarebbe recato a Ravenna per visitarne la tomba».