1936 Le Olimpiadi di Hitler

Anche un grande managere Italo-Tedesco come Giuseppe Vita ripete inesattezze su Berlino 1936

Giuseppe Vita è un grande manager, un uomo onesto e intelligente.

Lei ha conosciuto cancellieri, presidenti, leader di tutta l’Europa. Chi sono quelli che l’hanno impressionata di più?
«Una persona eccezionale era Helmut Schmidt, nessuno come lui conosceva il mondo, la Cina per esempio. La sua curiosità intellettuale era straordinaria. Oppure Richard von Weiszaecker, figura gigantesca nella Germania del Dopoguerra, suo padre era stato diplomatico sotto il nazismo, da ragazzino vide Jesse Owens trionfare alle Olimpiadi di Berlino umiliando Hitler. Fu il presidente della Repubblica che per primo disse ai tedeschi che il giorno in cui finì la Seconda Guerra Mondiale fu quello della liberazione non della sconfitta».

In realtà Hitler strinse la mano a Jerry Owens, ed esistono testimoni al di sopra di ogni sospetto che l’hanno affermato.

Ecco l’intervista completa presa dal Correiere della Sera del 14 aprile 2019:

https://www.corriere.it/cronache/19_aprile_13/90-interni-10-interni-personcorriere-web-sezioni-bb54c958-5e1b-11e9-89db-a8646a3a5dc3.shtml

 

Gli consigliamo la lettura del libro che abbiamo appena pubblicato:

 

1936 Le Olimpiadi di Hitler

Michael Jackson e Leonardo Da Vinci

Le canzoni e i video di Michael Jackson sono statI banditi da radio e TV dopo il dirompente documentario intitolato “Leaving Neverland” nel quale si dimostra ciò che già tutti sapevamo: ovvero che Jackson fu anche un pedofilo e come la gran parte dei pedofili fu forse, a sua volta, vittima d’un pedofilo, un fatto che lo spinse a ripetere la violenza subita e a costruirsi un mondo infantile intorno. Ma risulta difficile emettere giudizi drastici su di un uomo morto che non si può più difendere. E comunque crediamo che la sua opera sia disgiunta dalle sue colpe, come dicono i buddisti: il loto più bianco e puro nasce nello stagno maggiormente putrido.

Il mio libro dedicato a Leonardo Da Vinci cerca di investigare certi tratti del genio fiorentino, che per certi versi collimano con la parabola di Michael Jackson, e il fastidio che la mia opera genera, in termini di commenti negativi, può essere accomunato ai commenti negativi che circondarono tutti coloro che denunciarono Jackson per atti osceni su dei minori.

Anche Leonardo Da Vinci  non ebbe mai interesse nelle donne da un punto di vista sessuale e tenne a bottega dei ragazzini di 8-12 anni, come garzoni, come Jackson. Ebbero rapporti impropri? Crediamo che la risposta sia positiva. Questo è esecrabile, ma non ci deve indurre a velare la Gioconda, e nemmeno a distruggere le opere dei tanti artisti che si macchiarono di crimini e di nefandezze. Le opere artistiche e scientifiche vanno disgiunte dalle colpe dei loro creatori.

Diciamo allora che è stupido non mandare in onda le bellissime canzoni di Michael Jackson. La damnatio memoriae a causa del politically correct è un’azione stupida da parte di ipocriti interessati solo a moltiplicare i propri profitti senza rischiare nulla.

Roberto Grandi, già professore ordinario di Sociologia della Comunicazione all’Università di Bologna dice: “Dietro non c’è un grande ragionamento. I manager odierni compiono azioni che gli permettono solo di subire meno rischi, e non quelle più giuste o dietro le quali c’è un pensiero critico o filosofico…Nei tempi oscuri era la Chiesa che dovendo difendersi eliminava libri contrari alla sua morale, li bruciava o faceva in modo che non venissero riprodotti dai calligrafi – spiega Grandi – a questo punto ai giorni nostri, proprio nell’era della riproducibilità avremo qualcuno che scrive o scriverà un Nome della Rosa su alcuni episodi che sono stati cancellati, ma che da qualche parte sono stati conservati. Con la storicizzazione, il recupero storico dell’artista e della sua arte avverrà in automatico – conclude Grandi – rispetto a un tempo quando erano possibili operazioni così perché i contenuti veicolati dai media erano pochi, oggi i contenuti sono in qualsiasi intercapedine ed eliminare tracce artistiche, come se il rapporto tra chi produce arte e chi la fa vedere o ascoltare, non ci fosse stato, è pura propaganda”.

1936 Le Olimpiadi di Hitler

Il Film Green Book e Jesse Owens

 

1936 Le Olimpiadi di Hitler

Il bel film “Green Book” che viene proiettato nella sale cinematografiche italiane ci mostra cos’era la segregazione razziale negli Stati Uniti nei primi anni sessanta. Immaginate cosa doveva essere negli anni ’30! Per capirlo basta leggere il libro recentemente edito dalla Gingko Edizioni, John R. Webb “1936. Le Olimpiadi di Hitler. I Fatti” perché ci mostra cosa davvero accadde a Jesse Owens, vincitore di 4 medaglie d’oro. Non solo Hitler gli strinse la mano e gli sorrise ma gli fece avere una propria fotografia autografata. E, secondo il grande giornalista sportivo Siegfried Mischner, Owens in segno di riconoscenza, avrebbe tenuto una fotografia di Hitler nel proprio portafoglio, come una sorta di santino, per ricordare i suoi giorni gloriosi di Berlino. Mischner scrisse che ancora nel 1960 Owens cercava di convincere i giornalisti a raccontare la verità. Mischner scrive che: “La foto fra Hitler e Owens venne presa dietro le quinte del podio d’onore e quindi non fu diffusa dalla stampa ufficiale. Ma io ho visto Hitler stringere la mano a Owens.” Non fu l’unico a vedere quella stretta di mano, anche l’asso della caccia della marina britannica e pilota collaudatore, Eric Melrose “Winkle” Brown, CBE, DSC, AFC, Hon FRAeS, RN (1919-2016) afferma in televisione che vide quella stretta di mano, e il video con questa sua affermazione è visibile ancor oggi su YouTube: (https://www.youtube.com/watch?v=8sK0mZnBx94).
Owens affermò d’essere stato trattato meglio in Germania che negli Stati Uniti, dove i negri restavano sottoposti a segregazione e dove vigevano leggi razziali che, ironia della sorte, furono usate dai nazisti come falsariga per attuare le proprie politiche razziali contro agli ebrei.

Jesse Owens nacque il 12 settembre 1913 a Oakville, in Alabama, ma poco tempo dopo la sua famiglia emigrò nell’Ohio, portandosi dietro i loro nove bambini. Morì nel 1980, all’età di 66 anni e, come avvenne spesso durante la sua vita, anche l’occasione della sua morte fu sfruttata dalle principali reti televisive e dai media del mondo per divulgare le vecchie inesattezze che avevano sempre raccontato.
In realtà Owens fu acclamato dai berlinesi e con lo stesso entusiasmo riservato agli atleti tedeschi. Lui stesso disse che, in un’occasione, mentre era allo stadio, arrivò Hitler: “Quando passai davanti al Cancelliere, egli s’alzò, facendo un cenno di saluto nei miei confronti e io gli restituii il saluto.” Il presidente Roosevelt, invece, si rifiutò d’incontralo, una volta rientrato in patria e dunque mai gli strinse la mano. Solo nel 1955 il presidente Dwight D. Eisenhower riconobbe i suoi successi, nominandolo “Ambasciatore dello Sport.”

Disse poi che. “Non fu Hitler a snobbarmi, ma fu il mio presidente, Roosevelt.”

Dante e le scale dei Della Scala

Palazzo della Ragione, la scalinata è del XV secolo

 

Tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui, e come è duro calle
lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale.

 

Questi sono fra i più celebri versi della Divina Commedia di Dante Alighieri e si trovano nel XVII canto del Paradiso, dove il Poeta incontra il proprio antenato, Cacciaguida, il quale gli predice l’accoglienza di Bartolomeo della Scala, il Gran Lombardo, signore di Verona e fratello maggiore di Cangrande. Ma, a dispetto della grande considerazione che nei suoi confronti nutriranno, in Dante, uomo fiero e orgoglioso, resterà sempre un fondo d’umiliazione.

Il libro di Maurizio Brunelli “Cangrande, Dante e il ruolo delle Stelle” edito dalla Gingko nel 2019 mostra le affinità elettive che unirono questi uomini e il loro piano per una riunificazione di un’Italia lacerata dalle lotte intestine, sotto alle armi scaligere e l’egida dell’Impero, ponendo la capitale a Verona. Lo stato Scaligero, a quel tempo, era ricchissimo e s’estendeva oltre il territorio compreso dalla Marca Trevigiana, arrivando fino al Mar Tirreno, con Massa, Lucca e Parma.Cangrande, Dante e il ruolo delle stelle

Tornando alla celeberrima terzina dantesca, a parte l’accenno geniale al pane sciapo fiorentino, scambiato con quello salato di Verona, agli esegeti danteschi è sfuggita un’altra possibile analogia: i ripidi scalini della Verona di quel tempo, un po’ come quelli che bisognava salire e scendere a Palazzo della Ragione.

Il Palazzo della Ragione è un edificio a pianta quadrangolare con un cortile interno, fra piazza delle Erbe e piazza dei Signori. Fu una domus communis edificata nel XII secolo per accogliere le nuove magistrature del Comune, incorporando vari edifici preesistenti, e dotata di quattro possenti torri angolari difensive.

Il Cortile del Mercato Vecchio è la zona più affascinante e meglio conservata del complesso, in cui si respira un’aria genuinamente medievale. È cinta da un porticato con arcate a tutto sesto sostenuto da pilastri a bugne rustiche e sormontato da un ordine di finestre trifore. In un angolo si nota la stupenda scalinata della Ragione, un gioiello tardo gotico in marmo rosso veronese che fu costruita nel XV secolo, ma che ancora ci mostra quanto si doveva salire per giungere al piano nobile. Quel piano nobile ospitava una grande sala, ampia e solenne, sede delle assemblee cittadine. Nel 1218, il Palazzo fu colpito in alcune sue parti da un incendio che provocò danni notevoli. Poiché già a quel tempo l’edificio non bastava più all’espletamento di tutte le funzioni legislative, amministrative e giudiziarie della città, venne costruita in adiacenza verso nord-ovest la Domus Nova Communis.

Dunque gli Scaligeri vivevano in alte torri, fortificate come quella, ancora esistente, dei Lamberti e per questo motivo Dante lamentava il fatto che per visitarli doveva superare un “duro calle” con il “scendere e ‘l salir per l’altrui scale.”

 

 

Prefazione del Dr. Chris Brand al libro “La Sinistra Psicopatica” di Kerry Bolton

Presentiamo qui la prefazione, scritta da Chris Brand, al libro di Kerry Bolton “La Sinistra Psicopatica. Dalla Francia giacobina al movimento Occupy” tradotto e pubblicato dalla Gingko Edizioni di Verona. Si tratta di un libro storico che non mancherà di creare polemiche. La tesi di fondo di Bolton è che si sono pubblicati migliaia di studi per dimostrare l’intrinseca psicopatia della destra, ma nulla di organico si è mai pubblicato, a livello storico e scientifico, per esporre l’intrinseca psicopatia della gran parte dei padri del movimento comunista.
Si parte da Rousseau per arrivare sino ai nostri giorni, con Franco Basaglia, Vanessa Redgrave, la banda Badder Meinhof e quel Cohn-Bendit, in gioventù propugnatore della pedofilia come arma rivoluzionaria, che solo qualche mese fa ha rifiutato la nomina a ministro da parte del presidente francese Macron. Ecco qui l’introduzione.

C’era un tempo in cui tutti capivano di politica. I conservatori conservavano; i liberali liberavano; la sinistra gradiva le élite; la destra non gradiva i mediocri; i socialisti fornivano le truppe d’assalto e il denaro per raggiungere più rapidamente gli obiettivi più materiali e liberali, perlomeno per il lavoratore dell’industria; e gli uomini d’affari finanziavano forze liberal-conservatrici, come le chiese.
La seconda guerra mondiale ha dato una scossa terminale a questo felice sistema. La sinistra, infatti, aveva in gran parte sostenuto il pacifismo negli anni ’30 e aveva poi approvato il patto fra i nazisti e i sovietici del 1939-41. Così ha dovuto fare degli adattamenti quando la Russia e l’America furono trascinati in una guerra che alla fine vinsero. Il passato della sinistra nell’accettare il nazionalsocialismo doveva dunque essere dimenticato.
Come spesso è accaduto per la sinistra moderna, l’aiuto è stato presto trovato. L’apertura delle camere a gas naziste nel 1945 (che non ha eguali con nessuna altra rivelazione, quale quella degli algidi campi di sterminio in Siberia) ha fatto sì che si potesse dire che la guerra era stata combattuta a favore dei perseguitati ebrei contro l’antisemitismo (convenientemente trascurando il fatto che Stalin era un antisemita omicida quanto Hitler). Gli intellettuali ebrei, che erano sfuggiti dall’Olocausto, trovando rifugio in America e in Gran Bretagna, furono felici di prestarsi. Essendo, comprensibilmente, determinati a prevenire il ripetersi di simili persecuzioni, essi (in particolare la Scuola di Francoforte, trasferitasi in California) iniziarono ad analizzare (psicoanalizzando) ciò che loro rappresentavano come la destra – perché il nazionalsocialista Hitler doveva essere demonizzato, e i conservatori (la maggior parte dei quali non erano entusiasti di un’altra guerra contro la Germania) insieme a lui. L’analisi funzionerebbe come un sogno. L’idea di base fu che i conservatori erano un gruppo fondamentalmente nevrotico che necessita della mano pesante per contenere i loro disorganizzate spinte repressive. Hitler doveva essere trasformato in un modello di conservatorismo, anche se solo uomini come Churchill e Eysenck, liberali e conservatori, s’erano sacrificati per un decennio per opporsi a Hitler. Il fatto che Hitler avesse fatto bruciare per le strade di Berlino le opere di Freud (e di molti altri modernisti), o che le avesse vietate in altro modo, fu presumibilmente una testimonianza grafica dell’autoritarismo fondamentale della destra. La riluttanza dei conservatori ad accettare le richieste, forti nel del XX secolo, di realismo sessuale, stimolò il grande sostegno popolare per il primo comunismo nel 1917, contro l’autocrazia russa della chiesa e dello Stato. Ora doveva fornire le principali munizioni intellettuali contro la destra occidentale post-45. L’analisi dei conservatori padre-veneranti che sopprimono il sesso e che lottano per reprimersi, infliggendo così le loro nevrosi al mondo, ha avuto una risonanza che non ha eguali nella capacità dei conservatori di spiegarsi, per non parlare della loro inabilità di montare una contropropaganda. I conservatori americani lanciarono l’era McCarthy, ma questo ha avuto poca influenza intellettuale, soprattutto una volta che la Russia ebbe ottenuta la bomba atomica. E i conservatori britannici furono comprensibilmente riluttanti a cercare spiegazioni su come avevano permesso al Regno Unito di venir risucchiato in una guerra che alla fine fece fallire il Regno Unito e gli fece perdere il suo Impero.

Vanessa Redgrave

Eppure, anche la destra fu in grado di trovare un difensore. L’aiuto giunse dallo psicologo ebreo Hans Eysenck, nato e cresciuto a Berlino, dispregiatore di Hitler, e poi trasferitosi a Londra, il quale capì che quella sinistra della sua giovinezza era stata pienamente in sintonia con la psicopatologia della presunta destra. Nel 1954 provocò grande contrarietà attaccando le idee dell’élite liberale-sinistra britannica (un fastidio che alla fine gli costò il cavalierato). Eysenck cominciò a sostenere che la sinistra e la destra hitleriana avevano molto in comune. In particolare, nel loro materialismo e nella loro disponibilità alla violenza, erano “indifferenti ai mezzi” e privi della dolcezza dell’idealismo e dell’empatia. Anche se la sinistra è rimasta scioccata da questo confronto, Eysenck ha continuato a sviluppare la sua analisi – fu anche il primo a dimostrare una base genetica per tale tratto. Infine, Eysenck concluse che c’era (come aveva sospettato nel 1947) un tratto di psicoticismo che sottolinea l’idea della fermezza mentale e aggiunse alla sua famosa teoria della personalità (a lungo noto per le sue dimensioni di nevrotismo e di estroversione – su cui i suoi studenti si facevano, scherzosamente, il segno della croce). Negli anni ’90, Eysenck scrisse a lungo di Psicoticismo (P) – collegandolo soprattutto alla criminalità e alla paranoia, ma anche alla creatività nelle arti.

Ciò che fa questo libro di Kerry Bolton è fornire dettagli completi e divertenti sulla correttezza della comprensione psicometrico-psicologica di Eysenck. L’indagine, molto divertente di Bolton, utilizza le ultime informazioni biografiche su figure della sinistra come Marx, Marcuse, Manson, Maslow e Baader-Meinhof. Convincentemente, egli documenta gli orrori dei padre-odiatori e degli odiatori delle famiglie tipici dei leader di sinistra, i quali hanno agitato un’intera generazione, mentre essi stessi soffrono di psicosi (più spesso ‘bipolare’, cioè maniaco-depressiva) o almeno psicopatia narcisistica, che non di rado li porta al suicidio.
Simpaticamente, Bolton spiega anche la prossima contorsione nella saga di persone ad alto P di sinistra. Sì, non contenti di essere psicotici loro stessi, i contestatori degli anni Settanta si rivolsero addirittura a venerare la follia – considerando i folli come truppe d’urto nella loro battaglia contro l’autorità borghese oppressiva’ dei medici occidentali e delle compagnie farmaceutiche che li sostenevano. Stranamente, l’autore improvvisato di “La morte della famiglia” è caduto nella schizofrenia subito dopo aver scritto il suo manifesto contro la psichiatria e fu costretto a farsi curare dalla, sì, dalla propria famiglia.

Daniel Cohn-Bendit

Naturalmente, da quei tempi la sinistra (sempre più ingegnosa della destra) si è mossa per trovare nuovi sfruttati che potessero aiutare a sostenere la sua rivoluzionaria causa dell’odio della famiglia tradizionale. Si è presa il disturbo di portare in gioco le femministe delle “minoranze” femminili occidentali; e in particolare – mentre l’imborghesimento l’ha privata di ogni speranza di sostegno qualificato da parte della classe operaia – ha sostenuto le minoranze etniche (in particolare neri, ispanici, musulmani e persino palestinesi) e demonizzato gli oppositori come razzisti e pedofili. Un giorno, delle nuove biografie forniranno a un nuovo Bolton freschi dettagli di disturbi di personalità di questi “antirazzisti” e dei campioni alleati dei disabili e degli omosessuali. Ma nel frattempo le truppe d’urto della sinistra stanno riuscendo bene. Con l’aiuto di interessi imprenditoriali che hanno bisogno di multiculturalismo per sostituire quella forza lavoro, che il dominio della sinistra sulle scuole ha rovinato. Nel frattempo la sinistra domina su di un Occidente che ha smarrito i suoi scopi.
La lettura del libro La Sinistra Psicopatica aprirà gli occhi a molti. Le presunte nevrosi repressive della destra impallidiscono al cospetto della paranoia egoista e viziosa della sinistra (a volte assistita dal consumo di droga che porta a danni cerebrali). Che la destra non sia stata in grado di resistere a questa spazzatura di sinistra – passata in una generazione dal sostenere gli ebrei (ormai troppo di successo) al sostenere i loro arci-nemici musulmani – dovrebbe attirare l’attenzione di tutte le persone serie e dei politici. Come può la destra non essere riuscita a impedire la crescita di quegli stati socialisti in tutto l’Occidente, con politiche volte a riempirsi d’immigrati del terzo mondo per compensare il proprio fallimento nell’allevare eugeneticamente e nell’educare al massimo i propri giovani (ciascuno secondo le proprie abilità)?
Naturalmente, la destra non è riuscita ad adottare la nobile causa popolare e davvero moderna di sostenere l’amore, il sesso, il matrimonio tradizionale e la famiglia. Come la Chiesa che l’ha preceduta, è stata restia a incoraggiare le persone a seguire la loro forma preferita di società. Al contrario, ha sostenuto il liberalismo economico, che è caduto preda di schemi socialisti dei mutui subprime, esplosi essenzialmente nel 2008, dipendendo ora dai prestiti delle generazioni future. Probabilmente i cinesi che venerano le proprie famiglie spazzeranno via tutto davanti a loro mentre l’Occidente crollerà sotto quegli oneri ridicoli che gli psicotici della sinistra hanno contribuito a imporre.
Sono certo che questo libro permetterà al lettore un piacevole momento di ripensamento – una nuova possibilità d’accettare ciò che Eysenck iniziò a spiegare, accademicamente, nel 1954.

 

Dr Chris Brand,
Autore, ‘Il fattore g’ (1996/2000). Dipartimento di Psicologia, Università di Edimburgo (1970-97)

L’Altalena di Apollinarija. Chi ha ucciso Dostoevskij? Ciriaco Offeddu tenta di rispondere.

 

L’Altalena di Apollinarija. Chi ha ucciso Dostoevskij? Erotismo, spionaggio, amore e letteratura nella Russia di fine Ottocento di Ciriaco Offeddu, Gingko Editore, Verona, 2018.

 

 

 

 

 

Ciriaco Offeddu è uno scrittore nuorese di grande sottigliezza e cultura, che ha vissuto a lungo a Singapore e Hong Kong, ampliando la propria sensibilità artistica. Con questo romanzo storico è riuscito a ricostruire l’atmosfera decadente di Mosca e di San Pietroburgo alla vigila della rovinosa rivoluzione russa, che distrusse una delle società più libere e raffinate del pianeta, contrariamente a quanto le menzogne bolsceviche hanno da sempre raccontato, sostituendola con un inferno di grigio squallore.

Nel suo libro si parla del grande scrittore russo Fyodor Dostoevskij e di Apollinaria Prokofyevna Suslova, comunemente conosciuta come Polina Suslova. Una donna raffinatissima, ambiziosa, capace di sfruttare a fondo la propria sensualità per raggiungere i propri obiettivi, eppure dotata di grande intelligenza e carattere. Dostoevskij ha definito Polina Suslova una delle donne più notevoli del suo tempo. La sorella di Polina, Nadezhda Suslova, fu il primo medico donna russo.

Polina, secondo alcuni critici letterari viene considerata il prototipo di diversi personaggi femminili che appaiono nei romanzi di Dostoevskij, come Polina in “Il Giocatore”, Nastasya Filipovna nel “Idiota”, Katerina Ivanovna Marmeladova in “Delitto e Castigo” e sia Katerina che Grushenka nei “Fratelli Karamazov”.

Dostoevskij, la descrive come “imperiosa, manipolatrice, gelosa, e chiedeva costantemente che egli divorziasse da sua moglie, Maria Isayeva, una donna malata ed egoista”, il cui “egoismo e autostima erano colossali” e che non tollerava alcuna imperfezione negli altri. Dopo la morte di Maria nel 1865, egli propose a Polina Suslova, ma lei lo rifiutò.

Polina scrisse vari racconti, come Pokuda, pubblicato sulla rivista Vremya di Mikhail Dostoevskij nel 1861, Do svadby, e l’autobiografico Chuzhaya i svoy, pubblicato solo nel 1928.

Il padre di Polina, Prokofiy Suslov, fu un servo degli Sheremetevs, ma riuscì ad avere successo come commerciante e produttore. Decise di dare un’educazione adeguata alle sue due figlie, Polina (forma diminutiva del nome Apollinaria) e Nadezhda. La loro agiatezza vien dimostrata dal fatto che avevano in casa una governante e un insegnante di danza.

Nel 1861, Polina attese a delle lezioni tenute da Fyodor Dostoevskij, già scrittore famoso, e molto popolare tra i giovani. All’epoca, Dostoevskij, aveva 40 anni, e lei 21 anni. Lyubov Dostoevskaya (la figlia) ha ricordato che Polina “girava intorno a mio padre, cercando in ogni modo di compiacerlo.” Dostoevskij non la notò subito. Ma poi gli scrisse una lettera d’amore. Un’altra versione dice che portò un suo racconto a Dostoevskij e gli chiese consiglio. La sua storia era brutta, così Dostoevskij, attratto da una bella ragazza, promise di insegnarle a scrivere. Un’altra versione è che Dostoevskij aveva letto la storia scritta dalla Suslova, le era piaciuta e voleva incontrare l’autrice. Varie versioni di un’unica verità e questo può  essere detto il vero leitmotiv del bel libro di Ciriaco Offeddu. Nel 1867, Fyodor Dostoevskij sposò Anna Snitkina, che dopo la morte del marito bruciò tutte la corrispondenza con Polina.

Vasily Rozanov incontra Polina da studente, lei aveva già più di trent’anni e s’innamorò a prima vista di lei. Rozanov la conosceva come un’ex amante di Fyodor Dostoevskij, il che fu sufficiente a suscitare il suo interesse per lei, perché Dostoevskij era lo scrittore che Rozanov ammirava di più.  Rozanov fece solo una breve annotazione nel suo diario: “Incontro con Apollinaria Prokofyevna Suslova. Il mio amore per lei. Suslova mi ama, e io amo molto lei. “E’ la donna più bella che abbia mai conosciuto.” Ebbero una relazione per tre anni, e si sposarono nel novembre 1880. Lei aveva 40 anni e lui 24 anni.

La loro vita insieme fu una tortura per Rozanov, secondo la sua corrispondenza personale. Polina gli fece delle scenate pubbliche di gelosia e allo stesso tempo flirtava con i suoi amici. La figlia di Rozanov, Tatyana, scrisse nelle sue memorie: “La Suslova lo derideva, dicendo che quello che stava scrivendo erano solo libri stupidi, lo insultava e infine lo scaricava”. Polina ruppe due volte con Rozanov, ma lui l’ha sempre perdonata e l’ha implorata di tornare a casa. Dopo la loro separazione, Rozanov ammise: “C’era qualcosa di brillante (nel suo temperamento) che mi ha costretto, nonostante tutte le sofferenze, ad amarla ciecamente e quietamente”. Dopo che Rozanov incontrò la sua futura moglie, Varvara, Polina rifiutò per vent’anni di concedergli il divorzio.

Sin dai primi anni del 1900 Polina Suslova visse sola, a Sebastopoli, carezzando i suoi ricordi.  Morì nel 1918 all’età di 78 anni.

 

 

 

 

 

Perché i pazzi son più a sinistra che di destra. Questo libro ve lo spiega.

Presentiamo qui la prefazione, scritta da Chris Brand, al libro di Kerry Bolton “La Sinistra Psicopatica. Dalla Francia giacobina al movimento Occupy” per la prima volta tradotto e pubblicato dalla Gingko Edizioni di Verona. Si tratta di un libro storico e psicologico che non mancherà di creare polemiche. La tesi di fondo di Bolton è che si sono pubblicati migliaia di studi per dimostrare l’intrinseca psicopatia della destra, ma nulla di organico si è mai pubblicato, a livello storico e scientifico, per esporre l’intrinseca psicopatia della gran parte dei padri del movimento comunista. Un fatto che la sinistra ha trionfato e regna sovrana nel mondo accademico moderno.
Si parte da J. J. Rousseau per arrivare sino ai nostri giorni, con Franco Basaglia, Vanessa Redgrave, la banda Badder Meinhof e quel Cohn-Bendit che solo qualche mese fa ha rifiutato di diventare un ministro del presidente Macron e che un tempo gestiva asili infantili di sinistra ed ebbe guai di tipo pedofilico. Ecco qui l’introduzione.

C’era un tempo in cui tutti capivano di politica. I conservatori conservavano; i liberali liberavano; la sinistra gradiva le élite; la destra non gradiva i mediocri; i socialisti fornivano le truppe d’assalto e il denaro per raggiungere più rapidamente gli obiettivi più materiali e liberali, perlomeno per il lavoratore dell’industria; e gli uomini d’affari finanziavano forze liberal-conservatrici, come le chiese.
La seconda guerra mondiale ha dato uno scossa terminale a questo sistema felice. La sinistra, infatti, aveva in gran parte sostenuto il pacifismo negli anni ’30 e aveva poi sostenuto il patto fra i nazisti e i sovietici del 1939-41. Così ha dovuto fare degli adattamenti quando la Russia e l’America furono trascinati in guerra che alla fine vinsero. Il vicino passato della sinistra nell’accettare il nazionalsocialismo doveva dunque essere dimenticato.
Come spesso è accaduto per la sinistra moderna, l’aiuto è stato presto trovato. L’apertura delle camere a gas naziste nel 1945 (che non ha eguali con nessuna altra rivelazione, quale quella degli algidi campi di sterminio in Siberia) ha fatto sì che si potesse dire che la guerra era stata combattuta a favore dei perseguitati ebrei contro l’antisemitismo (convenientemente trascurando il fatto che Stalin era un antisemita omicida quanto Hitler). Gli intellettuali ebrei, che erano sfuggiti dall’Olocausto, trovando rifugio in America e in Gran Bretagna, furono felici di prestarsi. Essendo, comprensibilmente, determinati a prevenire il ripetersi di simili persecuzioni, essi (in particolare la Scuola di Francoforte, trasferitasi in California) iniziarono ad analizzare (psicoanalizzando) ciò che loro rappresentavano come la destra – perché il nazionalsocialista Hitler doveva essere demonizzato, e i conservatori (la maggior parte dei quali non erano entusiasti di un’altra guerra contro la Germania) insieme a lui. L’analisi funzionerebbe come un sogno. L’idea di base fu che i conservatori erano un gruppo fondamentalmente nevrotico che necessita della mano pesante per contenere i loro disorganizzate spinte repressive. Hitler doveva essere trasformato in un modello di conservatorismo, anche se solo uomini come Churchill e Eysenck, liberali e conservatori, s’erano sacrificati per un decennio per opporsi a Hitler. Il fatto che Hitler avesse fatto bruciare per le strade di Berlino le opere di Freud (e di molti altri modernisti), o che le avesse vietate in altro modo, fu presumibilmente una testimonianza grafica dell’autoritarismo fondamentale della destra. La riluttanza dei conservatori ad accettare le richieste, forti nel del XX secolo, di realismo sessuale, stimolò il grande sostegno popolare per il primo comunismo nel 1917, contro l’autocrazia russa della chiesa e dello Stato. Ora doveva fornire le principali munizioni intellettuali contro la destra occidentale post-45. L’analisi dei conservatori padre-veneranti che sopprimono il sesso e che lottano per reprimersi, infliggendo così le loro nevrosi al mondo, ha avuto una risonanza che non ha eguali nella capacità dei conservatori di spiegarsi, per non parlare della loro inabilità di montare una contropropaganda. I conservatori americani lanciarono l’era McCarthy, ma questo ha avuto poca influenza intellettuale, soprattutto una volta che la Russia ebbe ottenuta la bomba atomica. E i conservatori britannici furono comprensibilmente riluttanti a cercare spiegazioni su come avevano permesso al Regno Unito di venir risucchiato in una guerra che alla fine fece fallire il Regno Unito e gli fece perdere il suo Impero.
Eppure, anche la destra fu in grado di trovare un difensore. L’aiuto giunse dallo psicologo ebreo Hans Eysenck, nato e cresciuto a Berlino, odiatore di Hitler, e poi trasferitosi a Londra, il quale capì che quella sinistra della sua giovinezza era stata pienamente in sintonia con la psicopatologia della presunta destra. Nel 1954 provocò grande contrarietà attaccando le idee dell’élite liberale-sinistra britannica (un fastidio che alla fine gli costò il cavalierato). Eysenck cominciò a sostenere che la sinistra e la destra hitleriana avevano molto in comune. In particolare, nel loro materialismo e nella loro disponibilità alla violenza, erano “indifferenti ai mezzi” e privi della dolcezza dell’idealismo e dell’empatia. Anche se la sinistra è rimasta scioccata da questo confronto, Eysenck ha continuato a sviluppare la sua analisi – fu anche il primo a dimostrare una base genetica per tale tratto. Infine, Eysenck concluse che c’era (come aveva sospettato nel 1947) un tratto di psicoticismo che sottolinea l’idea della fermezza mentale e aggiunse alla sua famosa teoria della personalità (a lungo noto per le sue dimensioni di nevrotismo e di estroversione – su cui i suoi studenti si facevano, scherzosamente, il segno della croce). Negli anni ’90, Eysenck scrisse a lungo di Psicoticismo (P) – collegandolo soprattutto alla criminalità e alla paranoia, ma anche alla creatività nelle arti.

Ciò che fa questo libro di Kerry Bolton è fornire dettagli completi e spiritosi sulla correttezza della comprensione psicometrico-psicologica di Eysenck. L’indagine, molto divertente di Bolton, utilizza le ultime informazioni biografiche su figure della sinistra come Marx, Marcuse, Manson, Maslow e Baader-Meinhof. Convincentemente, egli documenta gli orrori dei padre-odiatori e degli odiatori delle famiglie tipici dei leader di sinistra, i quali hanno agitato un’intera generazione, mentre essi stessi soffrono di psicosi (più spesso ‘bipolare’, cioè maniaco-depressiva) o almeno psicopatia narcisistica, che non di rado li porta al suicidio.
Simpaticamente, Bolton spiega anche la prossima contorsione nella saga di persone ad alto P di sinistra. Sì, non contenti di essere psicotici loro stessi, i contestatori degli anni Settanta si rivolsero addirittura a venerare la follia – considerando i folli come truppe d’urto nella loro battaglia contro l’autorità borghese oppressiva’ dei medici occidentali e delle compagnie farmaceutiche che li sostenevano. Stranamente, l’autore improvvisato di “La morte della famiglia” è caduto nella schizofrenia subito dopo aver scritto il suo manifesto contro la psichiatria e fu costretto a farsi curare dalla, sì, dalla propria famiglia.

Naturalmente, da quei tempi la sinistra (sempre più ingegnosa della destra) si è mossa per trovare nuovi sfruttati che potessero aiutare a sostenere la sua rivoluzionaria causa dell’odio della famiglia tradizionale. Si è presa il disturbo di portare in gioco le femministe delle “minoranze” femminili occidentali; e in particolare – mentre l’imborghesimento l’ha privata di ogni speranza di sostegno qualificato da parte della classe operaia – ha sostenuto le minoranze etniche (in particolare neri, ispanici, musulmani e persino palestinesi) e demonizzato gli oppositori come razzisti e pedofili. Un giorno, delle nuove biografie forniranno a un nuovo Bolton freschi dettagli di
dei disturbi di personalità di questi “antirazzisti” e dei campioni alleati dei disabili e degli omosessuali. Ma nel frattempo le truppe d’urto della sinistra stanno riuscendo bene. Con l’aiuto di interessi imprenditoriali che hanno bisogno di multiculturalismo per sostituire quella forza lavoro, che il dominio della sinistra sulle scuole ha rovinato. Nel frattempo la sinistra domina su di un Occidente che ha smarrito i suoi scopi.
La lettura del libro La Sinistra Psicopatica aprirà gli occhi a molti. Le presunte nevrosi repressive della destra impallidiscono al cospetto della paranoia egoista e viziosa della sinistra (a volte assistita dal consumo di droga che porta a danni cerebrali). Che la destra non sia stata in grado di resistere a questa spazzatura di sinistra – passata in una generazione dal sostenere gli ebrei (ormai troppo di successo) al sostenere i loro arci-nemici musulmani – dovrebbe attirare l’attenzione di tutte le persone serie e dei politici. Come può la destra non essere riuscita a impedire la crescita di quegli stati socialisti in tutto l’Occidente, con politiche volte a riempirsi d’immigrati del terzo mondo per compensare il proprio fallimento nell’allevare eugeneticamente e nell’educare al massimo i propri giovani (ciascuno secondo le proprie abilità)?
Naturalmente, la destra non è riuscita ad adottare la nobile causa popolare e davvero moderna di sostenere l’amore, il sesso, il matrimonio tradizionale e la famiglia. Come la Chiesa che l’ha preceduta, è stata restia a incoraggiare le persone a seguire la loro forma preferita di società. Al contrario, ha sostenuto il liberalismo economico, che è caduto preda di schemi socialisti dei mutui subprime, esplosi essenzialmente nel 2008, dipendendo ora dai prestiti delle generazioni future. Probabilmente i cinesi che venerano le proprie famiglie spazzeranno via tutto davanti a loro mentre l’Occidente crollerà sotto quegli oneri ridicoli che gli psicotici della sinistra hanno contribuito a imporre.
Ma questo libro permetterà al lettore un piacevole momento di ripensamento – una nuova possibilità d’accettare ciò che Eysenck iniziò a spiegare, accademicamente, nel 1954.

Dr Chris Brand,
Autore, ‘Il fattore g’ (1996/2000). Dipartimento di Psicologia, Università di Edimburgo (1970-97)